Teva interessata a Celltrion per rafforzarsi nei biosimilari?

All'inizio di questo mese, Teva ha siglato un accordo per poter commercializzare in Usa e Canada due biosimilari in sviluppo da parte di Celltrion. Ma l'azienda israeliana potrebbe non fermarsi qui perché starebbe valutando l'acquisto in toto della casa farmaceutica coreana. Lo ha reso noto un portavoce di Teva parlando con The Investor, un sito coreano specializzato in notizie di business.

All'inizio di questo mese, Teva ha siglato un accordo per poter commercializzare in Usa e Canada due biosimilari in sviluppo da parte di Celltrion. Ma l’azienda israeliana potrebbe non fermarsi qui perché starebbe valutando l'acquisto in toto della casa farmaceutica coreana. Lo ha reso noto un portavoce di Teva parlando con The Investor, un sito coreano specializzato in notizie di business.

Teva ha reso noto che intende rafforzare il proprio portfolio di biosimilari, sia attraverso lo Sviluppo interno sia attraverso partnership e investimenti selettivi. "Continueremo a indagare tali opportunità, cerchiamo competenze complementari nei nostri partner", ha dichiarato il portavoce.

Non è la prima volta che l'idea di acquisire Celltrion prende piede in Teva. Nei primi mesi del 2014, quando Celltrion aveva dichiarato l’intenzione di vendere una partecipazione di controllo nella società, era già spuntato il nome di Teva insieme a quelli di AstraZeneca e Roche. Da allora le azioni di Celltrion sono più che raddoppiate e adesso la capitalizzazione di borsa della società coreana è di circa 10 miliardi di dollari

Perché tutto questo interesse da arte di Teva? Lo sviluppo dei biosimilari messi a punto da Celltrion sta incominciando a dare i suoi frutti. Insieme al partner Pfizer, l’azienda vanta già l’approvazione del biosimilare di Remicade che verrà lanciato il mese prossimo negli Usa, il più grande mercato farmaceutico mondiale.

E c'è di più. Celltrion sta lavorando su versioni biosimilari di Rituxan e Herceptin, i cui diritti per Usa e Canada sono già stati concessi a Teva attraverso un accordo del valore iniziale di $ 160 milioni siglato ai primi di ottobre. In usa i brevetto su questi due farmaci scadranno nel 2018 e nel 2019, rispettivamente.

Il CEO di Teva Erez Vigodman, ha recentemente messo in evidenza come i biosimilari siano una componente chiave della strategia del casa farmaceutica israeliana. Ma nei biosimilari la società ha già dovuto subire un brusco stop quando nel 2013 l’allora partner, la svizzera Lonza, aveva fatto marcia indietro rispetto a un accordo del 2009 lamentando che i costi di sviluppo e di marketing fossero divenuti troppo elevati.

Ma Teva non pensa solo a generici e biosimilari. Dopo aver concluso l’accordo da $40 miliardi con Allergan per fare suo tutto il settore dei generici della società del Botox, frutto dell’eredità di Actavis, Vigodman ha detto che la sua azienda adesso cercherà "attività attraenti nelle specialità farmaceutiche o nei farmaci di marca o prodotti ancora in sviluppo nelle aree in cui si è focalizzata la parte dell’azienda dedicata alla ricerca, ovvero terapia del dolore, malattie neurodegenerative e disturbi respiratori. Insomma, la voglia di shopping di Teva non è certo finita.