Il 2010 si è chiuso bene per Teva, con ricavi cresciuti del 16% (16,1 miliardi di dollari) e profitti aumentati del 36% (4,1 miliardi di dollari). L'azienda si dice anche fiduciosa di poter raggiungere l'obiettivo che si è prefissata per il 2015, cioè 31 miliardi di dollari di ricavi e 6,8 di profitti.

Teva ha depositato in Usa domande di registrazione per 206  farmaci generici i cui corrispettivi farmaci brand hanno vendite per 121 miliardi di dollari. Per 80 di queste domande di registrazione, Teva è la prima azienda ad aver presentato il dossier, il che le garantisce alcuni mesi di esclusiva.

Tuttavia, i profitti del 4 trimestre del 2010 sono stati leggermente inferiori alle attese e i dubbi sul futuro di copaxone, il farmaco anti sclerosi multipla (SM), hanno spinto in basso di circa il 6% il valore delle azioni di Teva.

Per adesso, Copaxone è fonte di grandi soddisfazioni per l'azienda israeliana. Nel 2010 le vendite hanno raggiunto i 3,3 miliardi di dollari, con una crescita del 17% sull'anno precedente. Tuttavia, il farmaco è sotto pressione.

Da una parte diverse aziende stanno sviluppando versioni generiche del farmaco, il cui principio attivo è glatiramer acetato, una miscela di 4 amminoacidi (glutammina, lisina, alanina e tirosina) che utilizza una sofisticata tecnologia produttiva.  Il primo brevetto su Copaxone scadrà nel 2014, ma vi sono altri brevetti sul farmaco la cui validità sarà oggetto di probabili diatribe legali.
Tra le aziende che stanno sviluppando il generico vi sono Mylan e l'americana Momenta Pharmaceuticals, quest'ultima in collaborazione con Sandoz. In India e Ucraina sono già in vendita versioni generiche del farmaco prodotte dall'indiana Natco Pharma, sulla cui qualità però Teva ha espresso forti perplessità.

Oltre ai generici, Copaxone avrà presto un paio di importanti concorrenti. Si tratta di fingolimod (Gylenia), il primo farmaco orale per la cura di questa malattia, e di alemtuzumab, che è l'oggetto del contendere per l'acquisizione di Genzyme da parte di Sanofi. Anche Roche e Biogen stanno sviluppando nuovi farmaci per la SM.

Copaxone rappresenta non solo una quota importante del fatturato e dei profitti di Teva. Ma ne rappresenta anche la storia perché è il frutto di una scommessa che l'azienda ha fatto quando le sue dimensioni erano molto diverse da quelle attuali e che ha contribuito a proiettarla nel novero delle big pharma.

Il farmaco fu messo a punto da due scienziati israeliani, l'immunologo Michael Sela, e il collega, che lavoravano presso il Weizmann Institute of Science a Tel Aviv. I ricercatori volevano mettere a punto un modo per simulare la sclerosi multipla al fine di studiare nuovi farmaci. I 4 amminoacidi che costituiscono il glatiranmer acetato sono infatti normali componenti della mielina. Gli scienziati però si accorsero che il preparato riusciva a bloccare la malattia e a migliorare la sintomatologia dei malati di SM.

I quattro amminoacidi simulano la composizione di una proteina basica della mielina, la sostanza che ricopre gli assoni e che nella sclerosi multipla è oggetto dell'attacco immunitario. Glatiramer sembra attirare su di sè, per via della sua somiglianza, l'attacco delle cellule immunitarie, distogliendole così, come un falso bersaglio, dal sistema nervoso centrale.

Glatiramer poteva essere un potenziale farmaco di grande interesse, clinico ed economico. Dopo averlo proposto inutilmente a grandi società farmaceutiche, come Johnson & Johnson e Upjohn, i due ricercatori nel 1985 trovarono nella allora piccola Teva una società disposta a scommettere sul potenziale del farmaco e a investire le ingenti somme necessarie allo sviluppo.

Nella conference call con gli analisti, in occasione della presentazione dei dati di chiusura del 2010, l'amministratore delegato di Teva si è detto fiducioso sul potenziale del farmaco e sul fatto di poterne difendere a lungo la copertura brevettuale.

Qualche preoccupazione però in Teva la devono avere visto che il direttore finanziario dell'azienda, Eyal Desheh, nel corso di un'intervista ha affermato che la società è già pronta per nuove acquisizioni. Il manager ha affermato che le aziende su cui Teva sta puntando potranno essere delle dimensioni di Ratiopharm, comprata lo scorso anno con un esborso di 4,9 miliardi di dollari, ma anche più grandi.

La società ha in cassa 1,2 miliardi di dollari ma l'accesso la credito non le deve essere difficile visto l'ottimo stato di salute finanziaria di cui gode. Chi sarà la prossima preda di Teva?