Il presidente di Teva, Phillip Frost, ha recentemente dichiarato di puntare su acquisizioni di piccola entità e non più su fusioni del calibro di quelle effettuate negli ultimi anni con Cephalon, costata $6,8 miliardi, e Ratiopharm, pagata $4,95 miliardi. Le acquisizioni multimiliardarie potranno ancora esserci ma limitate  a casi speciali, a occasioni imperdibili. L’azienda sta anche puntando su Brasile e Cina, mercati nei quali la società israeliana ha ancora una presenza limitata.

Negli ultimi 10 anni Teva ha effettuato ben 25 acquisizioni, delle quali cinque per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari.

Ultimamente l’azienda è sotto pressione. Il farmaco di punta della società, glatiramer acetato, sta per subire la concorrenza dei nuovi anti sclerosi multipla, quali fingolimod (già in commercio) e teriflunomide (in arrivo) e altri ancora come BG-12 di Biogen. Il manager si dice però pienamente fiducioso del valore clinico del farmaco e ha affermato che esso rimarrà ancor aa lungo un punto di riferimento per questa patologia.

Secondo il manager, il valore delle azioni di Teva è attualmente sottostimato. Anche grazie a nuovi manager in arrivo, la società intende basarsi meno sui generici e di più sui brand. Da pochi mesi l’azienda ha un nuovo amministratore delegato Jeremy Levin, proveniente da Bristol-Myers Squibb azienda nella quale è riuscito a inanellare una serie di buono risultati grazie ad acquisizioni di successo. Dovrà ripetere la stessa esperienza anche in Teva. Un piccolo esempio della nuova strategia è il recente accordo da $26 milioni con la danese NeuroSearch per un nuovo farmaco in sviluppo per la cura dei sintomi della malattia di Huntington, una malattia degenerativa del sistema extrapiramidale che rientra nel capitolo delle sindromi ipercinetiche.