Trattamento dei tumori, terapie cellulari in forte espansione a livello globale. Rapporto del Cancer Research Institute

Il Cancer Research Institute (CRI), organizzazione no-profit americana dedicata esclusivamente al miglioramento dell'assistenza ai malati di cancro, ha appena pubblicato un nuovo rapporto sul panorama globale delle terapie cellulari sviluppate per il trattamento dei tumori, che svela una pipeline internazionale corposa e in rapida crescita.

Il Cancer Research Institute (CRI), organizzazione no-profit americana dedicata esclusivamente al miglioramento dell'assistenza ai malati di cancro, ha appena pubblicato un nuovo rapporto sul panorama globale delle terapie cellulari sviluppate per il trattamento dei tumori, che svela una pipeline internazionale corposa e in rapida crescita.

Il rapporto, intitolato "The Global Landscape of Cancer Cell Therapy", pubblicato sulla rivista Nature Reviews Drug Discovery, mette in evidenza la distribuzione geografica delle terapie cellulari in tutto il mondo e identifica la presenza dominante delle terapie CAR-T all’interno del settore.

«Le analisi quantitative di questo rapporto rivelano un entusiasmo e una innovazione senza precedenti nella pipeline della terapia cellulare globale», ha dichiarato Jill O'Donnell-Tormey, CEO dell’Istituto.

«Oltre alle tradizionali potenze nello sviluppo di farmaci, come gli Stati Uniti o alcuni paesi europei, molti altre nazioni, in particolare la Cina, hanno una presenza significativa in questo spazio», ha osservato Jun Tang, analista ricercatore e primo autore del rapporto.

L’analisi rivela che nella pipeline di sviluppo globale al momento vi sono 753 terapie cellulari contro il cancro, con 375 studi clinici in corso. Da settembre 2017 sono entrati nella pipeline ben 350 nuovi candidati, con un aumento dell'87% in soli 6 mesi.

Più in dettaglio, ce ne sono 378 in fase preclinica, 160 in Fase I, 205 in Fase II, 6 in Fase III e 4 approvate, riporta il CRI. È interessante notare che 404 dei 753 candidati in fase di valutazione sono terapie CAR-T.



Come è logico aspettarsi, la maggior parte dei programmi di sviluppo, 344, sono statunitensi, mentre sorprende il fatto che la Cina sia al secondo posto e stia recuperando velocemente, con ben 203 programmi attivi. In un campo in cui i centri accademici svolgono frequentemente un ruolo di primo piano nella dimostrazione del loro potenziale, 125 programmi cinesi - il 62% - sono nelle mani di accademici.
Insieme, USA e Cina gestiscono il 73% delle terapie a livello globale.

Global geographic distribution of 753 cell therapies in development

Source Tang et al. Cancer Research Institute


Dal punto di vista del target verso cui le terapie sono indirizzate, vi sono 113 obiettivi in 7 diverse categorie di terapie cellulari, con 73 nella clinica. Il target CD19 per le terapia CAR-T comanda la graduatoria, ma un segmento in forte crescita è rappresentato dall’antigene di maturazione delle cellule B (BCMA).

Le 7 categorie sono state definite sulla base dei diversi meccanismi d'azione: CAR-T, recettore delle cellule T (TCR-T), cellule T autologhe circolanti destinate a un antigene tumorale non specificato (TAA) o a un antigene tumorale specifico (TSA), linfociti infiltranti il tumore (TIL), terapie basate su nuove tecnologie (come le cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), le cellule CRISPR o γδT), terapie cellulari derivate da cellule Natural Killer (NK) o NKT e terapie derivate da altri tipi di cellule (come i macrofagi o le cellule staminali).

Terapie combinate per aumentare l’efficacia
Nonostante la risposta clinica senza precedenti delle cellule CAR-T contro il CD 19 o il BCMA, molte sfide devono ancora essere risolte, come la breve persistenza delle cellule CAR-T in alcuni pazienti con tumori ematologici, la scarsa penetrazione e la limitata eliminazione delle cellule cancerose dovuta a un microambiente immunosoppressivo nei tumori solidi.

La combinazione con altri tipi di approcci potrebbe rappresentare un’alternativa, e un numero crescente di terapie cellulari vengono combinate con gli inibitori del checkpoint. Sono stati identificati 20 studi in corso che combinano terapie cellulari con agenti mirati alla proteina 1 della morte cellulare programmata (PD1) e al suo ligando (PDL1) in un'ampia gamma di tumori. Il pembrolizumab e il nivolumab, due agenti anti-PD1 approvati, vengono combinati con terapie cellulari in 16 di questi 20 studi.

Raccomandazioni per ottimizzare lo sviluppo clinico
Sulla base delle consultazioni con esperti di terapia cellulare, il rapporto raccomanda che il settore di sviluppo (1) consideri l'adozione di protocolli clinici master che possano valutare più farmaci e più target contemporaneamente, in modo da sfruttare al meglio le fonti limitate di volontari e aumentare l'efficienza delle sperimentazioni, (2) valuti clinicamente le nuove tecnologie di modificazione genetica, e (3) tenga il passo con lo spostamento degli sforzi terapeutici dai tumori ematologici ai tumori solidi.

«Le istituzioni accademiche stanno guidando lo sviluppo di molte terapie cellulari per il cancro, non solo in ambito preclinico, ma anche nelle fasi cliniche», ha affermato Tang. «È emozionante vedere il mondo accademico promuovere terapie cellulari innovative anche nelle fasi di sviluppo più avanzate, ma molti centri potrebbero dover affrontare le sfide legate all'esecuzione di complicate sperimentazioni cliniche per la terapia cellulare e alla necessità di finanziamenti per sostenerle», ha aggiunto.

Il Cancer Research Institute
Fondato nel 1953, è l'organizzazione no-profit leader a livello mondiale dedicata esclusivamente al miglioramento dell'assistenza ai malati di cancro promuovendo gli sforzi scientifici per sviluppare nuove ed efficaci strategie basate sul sistema immunitario per prevenire, diagnosticare, trattare e alla fine curare tutti tumori.

Guidato da un consiglio consultivo scientifico di fama mondiale che comprende tre premi Nobel e 26 membri della National Academy of Sciences, la CRI ha investito 360 milioni di dollari a sostegno della ricerca immunologica contro i tumori presso i principali centri medici e università del mondo e ha contribuito a molti dei principali progressi scientifici che dimostrano il potenziale dell’immunoterapia nel dare una svolta al trattamento del cancro.