A volte ritornano. Potrebbe essere il caso di lumiracoxib, l'antiinfiammatorio appartenente alla classe dei coxib che Novartis nel 2006 aveva messo in commercio in alcuni paesi europei con il marchio Prexige, per poi ritirarlo l'anno successivo.

Il farmaco era particolarmente promettente. Rispetto a Vioxx aveva un diverso punto di attacco sulla ciclossigenasi 2 il che lo rendeva molto selettivo, rapidamente assorbito dai tessuti colpiti dall'infiammazione e, soprattutto, sicuro anche dal punto di vista cardiovascolare, il tallone d'Achille di rofecoxib.

Il problema di Prexige erano i rari ma gravi effetti tossici a livello epatico registrati con le dosi più elevate del farmaco.
Adesso lumiracoxib, ribattezzato Joicela, potrebbe ritornare ad essere disponibile in terapia. Gli scienziati di Novartis hanno individuato un marker genetico che consente di identificare i pazienti maggiormente sensibili agli effetti del farmaco a livello epatico e nei quali lumiracoxib non potrà essere prescritto. In tutti gli altri, invece si.

Il dossier di Joicela è stato depositato all'Emea a dicembre del 2009 e la stessa cosa potrebbe avvenire anche per l'Fda. L'agenzia americana, che finora non aveva stabilito un iter regolatorio per i cosiddetti "companion diagnostic" , ha recentemente reso noto che entro l'anno verrà regolata anche questa materia.
Le ricerche che hanno consentito la messa a punto del test sono state condotte dal "Novartis Molecular Diagnostics" business unit, un team di ricerca che oltre ad aver sviluppato il test per Joicela sta lavorando su altri dieci progetti.

Guidato da Michael Nohaile, l'unità di Molecular Diagnostics è situata a Cambridge (Usa) e Basilea ed è composta da una cinquantina di ricercatori.
Novartis ha deciso di creare questa unità all'interno della società, sia per evitare i rallentamenti e le inevitabili frizioni di dover dialogare con fornitori esterni sia perché la decisione di sviluppare simili test verrà presa sempre più nelle primissime fasi dello sviluppo di un farmaco, quando l'azienda non ha nessun interesse a divulgare le proprie ricerche in un determinato settore.

Se il farmaco sarà approvato, per le aziende  potrà essere una interessante opportunità anche per riprendere in considerazione farmaci di grande interesse ma che per la presenza di effetti tossici rari ma gravi erano stati abbandonati. Pensiamo per esempio a Exanta, l'anticoagulante di AstraZeneca ritirato qualche anno fa per problemi di tossicità epatica. La legislazione europea consente infatti di utilizzare i campioni di tessuti provenienti anche di studi già completati, purché ovviamente conservati in maniera corretta.

Il mercato di questi test è in rapida crescita. Nel 2007 ha totalizzato $2,6 miliardi e si pensa che nel 2013 possa arrivare a $5,8 miliardi.
Tra i test già in commercio, si contano i cinque utilizzati per identificare le pazienti con tumore alla mammella HER2 positivi e ai quali somministrare Herceptin, i test per determinare l'efficacia dei farmaci oncologici Glivec e Sprycel, quello per la somministrazione dell'anti HIV di Pfizer Selzentry.
Un ulteriore segno dell'interesse per queste tecnologie è il numero di accordi siglati fra le aziende farmaceutiche e le società di diagnostica. Erano stati sette nel 2008 e sono saliti a una dozzina dopo solo un anno.