Negli stati Uniti le vendite di farmaci generici hanno già raggiunto il 60% di quota di mercato totalizzando 2,4 miliardi di prescrizioni e lasciandone solo 1,4 miliardi ai farmaci brand. Entro la fine dell'anno la loro quota è destinata ancora a salire e raggiungerà di due terzi del mercato.

Solo nel 2005 era stata raggiunta la parità delle vendite tra le due categorie di prodotti. La disponibilità di nuove molecole di indubbia efficacia e la recessione economica (in Usa molti pazienti devono pagarsi del tutto o in parte i loro farmaci) ha dato un ulteriore stimolo alla vendita di generici.
La crisi economica si sta infatti facendo sentire anche nella cura della salute. Infatti la percentuale di ricette inevase dam parte dei pazienti è salita dal 5,15% (dato 2006) al 6,8% nel 2008, un aumento in percentuale del 34%.

Tale percentuale di abbandono aumenta in misura esponenziale a seconda della quota di co-payment a carico dei pazienti. Si passa dal 4% di abbandono per farmaco che prevedono un co-payment fino a 10 dollari per arrivare a oltre il 20% quando la quota a carico dei pazienti è di almeno 100 dollari.
A stimolare la vendita di generici sono state anche le champagne di diverse grandi catene di drugstore, come ad esempio Wal Mart, che promuovevano per tanti farmaci un mese di terapia a soli 4 dollari.
Quando leggiamo questi fatti, la tanto vituperata sanità italiana ci sembra invece un paradiso.