Zambon si rafforza nelle malattie rare e acquisice la biotech Breath Therapeutics, affare del valore potenziale di €500 mln

La casa farmaceutica italiana Zambon ha acquistato Breath Therapeutics, una società biotech privata fondata nel 2016 che ha sviluppato una piattaforma per la somministrazione personalizzata di farmaci per via inalatoria. L'accordo, se tutte le milestones andranno a buon fine, ha un valore massimo di 500 milioni di euro, ovvero circa 558,7 milioni di dollari.

La casa farmaceutica italiana Zambon ha acquistato Breath Therapeutics, una società biotech privata fondata in Germania nel 2016 come spin off di una società (Pari Pharmaceutical) che ha deciso di focalizzarsi interamente sui medical devices.

Breath ha sviluppato una piattaforma per la somministrazione personalizzata di farmaci per via inalatoria. L’accordo con Zambon, se tutte le milestones andranno a buon fine, ha un valore massimo di 500 milioni di euro, ovvero circa 558,7 milioni di dollari.

L'acquisizione, che prevede un pagamento anticipato di 140 milioni di euro, dà all'azienda italiana la proprietà del candidato terapeutico principale di Breath, L-CsA-i, una nuova formulazione liposomiale di ciclosporina A, disponbile per via inalatoria. Il farmaco immunosoppressivo è attualmente allo studio in due trial di fase 3 per la sindrome della bronchiolite obliterante.

La condizione più comune di sindrome di bronchiolite obliterante (BOS) è quella che si riscontra nei pazienti trattati con trapianto d’organo, in particolare trapianto di polmone: la complicanza, benché non del tutto chiara nel determinismo causale, viene in genere ricondotta a un meccanismo immunitario di rigetto cronico. La complicanza porta gradualmente a insufficienza respiratoria irreversibile, che può richiedere nuovo trapianto.

La piattaforma di Breath utilizza liposomi liofilizzati per trasportare ciclosporina nel corpo, inserendo le molecole del farmaco insolubile entro i limiti del doppio strato di fosfolipidi stesso. Utilizza anche un nebulizzatore sperimentale eFlow sviluppato da PARI Pharma.

In una dichiarazione, il CEO di Zambon Roberto Tascione ha descritto l'accordo come il più grande nella storia dell'azienda italiana, che si inserisce in una pipeline incentrata su malattie rare e specialità farmacceutiche, per patologie come il Parkinson e la fibrosi cistica, e che si fonda nel suo tradizionale ambito di ricerca nelle malattie respiratorie. "La sindrome della bronchiolite obliterante è una condizione incredibilmente debilitante", ha detto Tascione della malattia autoimmune, che si stima colpisca oltre 30mila persone. "Grazie alla combinazione della nostra impronta geografica, delle infrastrutture di ricerca e sviluppo e delle relazioni con le comunità scientifiche, siamo ben posizionati per accelerare lo sviluppo di un nuovo importante potenziale terapeutico".

Con sedi centrali a San Francisco e Monaco di Baviera, in Germania, Breath è da due anni e mezzo una società di portafoglio della società europea Sofinnova Partners che ha partecipato al finanziameneto iniziale.

"Breath Therapeutics è il simbolo perfetto della nostra strategia di investimento: piattaforma all'avanguardia e prodotti sviluppati da brillanti imprenditori per una malattia debilitante senza cure efficaci", ha dichiarato Graziano Seghezzi, managing partner di Sofinnova, che fa parte del consiglio di amministrazione di Breath. "Avevamo in mente una chiara visione di un'operazione transatlantica con solide basi in Europa e negli Stati Uniti per massimizzare le opportunità commerciali".

Sofinnova ha co-diretto nel 2017, insieme a Gimv, il round di finanziamenti di Breath da 43,5 milioni di euro.

Zambon ha detto che si aspetta che i dati della Fase III con L-CsA-i arrivino nel corso nel 2021, e spera di commercializzare il farmaco entro il 2023 in seguito alle approvazioni Fda e alle approvazioni normative europee.

Recentemente, Zambon ha ricevuto dalla Fda le denominazioni dei prodotti per le malattie infettive per la sua soluzione di nebulizzatore a polvere di sodio colistimetato, un trattamento inalatorio che aiuta a prevenire le esacerbazioni polmonari in pazienti con bronchiectasia da fibrosi non cistica e infezioni da Pseudomonas aeruginosa.

Ciclosporina orale vs inalata
La ciclosporina orale è già utilizzata per prevenire il rigetto dei trapianti di organo e, sebbene sia efficace nella maggior parte degli organi, il suo uso nei polmoni è limitato dalla biologia. Ha una migliore percentuale di successo nel rigetto polmonare acuto, che è sempre correlato a un'infiammazione dei piccoli vasi sanguigni intorno al polmone, quindi il trattamento sistemico con ciclosporina A ha molto senso.

Tuttavia, il rigetto cronico causato dalla sindrome della bronchiolite obliterante (BOS) è un'altra faccenda. Si tratta di un'infiammazione all'interno delle piccole vie respiratorie. Non si può trattare con un immunosoppressore sistemico perché la finestra terapeutica di questi farmaci è molto stretta, e non si può aumentare la dose altrimenti si incontrano problemi di nefrotossicità.

Quando inizia la BOS, il suo impatto è paragonabile ad una prognosi di cancro molto grave. Il tempo medio di sopravvivenza è da uno a tre anni e non c'è nessun trattamento.

L’insorgenza della sindrome della bronchiolite obliterante è una delle ragioni principali per cui i risultati per i pazienti con trapianto polmonare sono ancora così scarsi, dice: mentre i riceventi del trapianto di cuore e rene hanno ora tassi di sopravvivenza a cinque anni rispettivamente dell'80% e del 90%, la percentuale è solo del 50% in coloro che ricevono un trapianto polmonare.

Lo sviluppo di una versione inalata della ciclosporina A sembra una soluzione ovvia, ma gli sforzi compiuti in passato non sono andati bene. I programmi di Chiron e APT Pharmaceuticals sono stati interrotti a causa di problemi con il nebulizzatore e la formulazione. Queste aziende hanno usato un nebulizzatore "molto lento", che richiedeva un trattamento di 30-40 minuti due volte al giorno, e la formulazione non era ben tollerata dai pazienti.

Sulla base dei dati disponibili di Fase II la formulazione liposomiale della ciclosporina A sviluppata da Breath è risultata ben tollerata, e che può essere somministrata in cinque o 10 minuti utilizzando il nebulizzatore eFlow commercializzato da Pari Pharma, da cui Breath è nata come spin off.
Pari ha sviluppato la ciclosporina A per via inalatoria, ma è arrivata fino alla proof of concept prima di accantonarla per ragioni strategiche. Pari ha deciso di concentrarsi sui dispositivi medici e ha interrotto i programmi farmaceutici interni. L'auspicio di Zambon è di completare il percorso clinico e portare il farmaco in terapia.