Zika, Themis e Istituto Pasteur firmano accordo per sviluppare vaccino

Così come le grandi big pharma, anche le piccole biotech stanno facendo la loro parte nella ricerca di un vaccino contro il virus Zika. Ne è un esempio l'austriaca Themis Bioscience che ha firmato un accordo di collaborazione della durata di 12 mesi con l'Istituto Pasteur per lo sviluppo di una possibile arma di prevenzione contro il virus presente soprattutto nel Centro e Sud America, che può avere effetti negativi sui bambini nati da madri infette.

Così come le grandi big pharma, anche le piccole biotech stanno facendo la loro parte nella ricerca di un vaccino contro il virus Zika. Ne è un esempio l’austriaca Themis Bioscience che ha firmato un accordo di collaborazione della durata di 12 mesi con l'Istituto Pasteur per lo sviluppo di una possibile arma di prevenzione contro il virus, presente soprattutto nel Centro e Sud America, che può avere effetti negativi sui bambini nati da madri infette.

Attraverso l’accordo, Themis ha ampliato la partnership già in corso con l’istituto francese e ora avrà accesso alle sue tecnologie per lo sviluppo del vaccino sperimentale.

Attualmente anche Inovio Pharmaceuticals e Sanofi, attraverso una collaborazione con l’Esercito degli Stati Uniti, sono impegnate nello sviluppo di vaccini contro Zika. Lo scorso mese Inovio ha avuto l’approvazione per iniziare il primo studio clinico, mentre  Sanofi si occuperà della fase II del proprio candidato vaccino e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases sponsorizzerà la fase I.

Secondo l’OMS, più di una dozzina di altre aziende e organizzazioni sono attivamente impegnate nel trovare una soluzione contro Zika. Tra queste, anche GSK sta per iniziare le sperimentazioni su un possibile vaccino in collaborazione con il NIH.

Secondo l’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il virus Zika è presente in 65 Paesi, ultimo in ordine di tempo la Guinea Bissau; in 11, fra cui l’Italia, è stata documentato almeno un caso di trasmissione sessuale. Negli Stati Uniti, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) stanno monitorando 320 donne in gravidanza colpite dal virus, per valutare eventuali effetti sui nascituri dato che il vero grande rischio di Zika è legato alla nascita di bambini con malformazioni e disturbi neurologici, come la microcefalia. Particolarmente tragica la situazione a Portorico, isola delle Grandi Antille (ma territorio statunitense): i Cdc hanno calcolato che ogni giorno una media di 50 donne incinte viene contagiata da Zika e chiesto immediate misure d’emergenza per fermare l’epidemia.