Cardiologia

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Canakinumab riduce gli infarti: nuove prospettive di cura per le malattie cardiovascolari


Vantaggi della riduzione dell'infiammazione nei pazienti con malattia cardiovascolare


Ossigenoterapia inutile per migliorare l'outcome nei pazienti con sospetto infarto


Più il colesterolo è basso meglio è. Lo dimostra studio su evolocumab


Ibuprofene alza la pressione nei pazienti con artrosi o artrite reumatoide, celecoxib no.


Più basso è il colesterolo, migliore è la risposta clinica con evolocumab


Nuove linee guida sulla doppia anti aggregazione piastrinica, cosa c'è di nuovo?


Dopo l'infarto usare ticagrelor più a lungo riduce rischio cardiovascolare del 29 per cento


Fibrillazione atriale e farmaci anticoagulanti orali, cosa ci dicono i dati del registro GARFIELD


Fibrillazione atriale, educazione medici e pazienti migliora l'utilizzo degli anticoagulanti orali


Con apixaban minor rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale in attesa della cardioversione


Dopo lo stent, se c'è la fibrillazione atriale, basta dabigatran con un solo antiaggregante


Qual è il target ottimale per la terapia antipertensiva?


Pazienti ad alto rischio trattati con statine: anacetrapib riduce gli eventi cardiovascolari gravi


Rivaroxaban a basse dosi più aspirina migliora outcome nei pz con malattia vascolare aterosclerotica


Malattia vascolare aterosclerotica, rivaroxaban a basse dosi più aspirina migliora gli outcome


Arteriopatia periferica, rivaroxaban a basse dosi più aspirina migliorano gli outcome


Anacetrapib riduce rischio eventi cardiovascolari in pazienti ad alto rischio trattati con statine


Ipercolesterolemia, qual è il ruolo dei farmaci anti PCSK9


Scompenso cardiaco: risultati dello studio PARADIGM e confronto con la vita reale


Utilizzo dei farmaci anticoagulanti orali nei pazienti ricoverati in medicina interna


I big data in cardiologia: l'impegno di ANMCO


ARTICOLI

Cuore: allarme donne over 65, sono più a rischio degli uomini e il 72% dei familiari dei malati può sviluppare infarto o ictus

Il 72% dei familiari dei pazienti colpiti da malattie cardiovascolari sono a rischio di sviluppare infarto o ictus. Una percentuale nettamente superiore rispetto alla popolazione generale (55%).