Gravidanze a rischio di VTE in donne con trombofilia, quando è necessaria la profilassi?

Le donne con alcune forme rare di trombofilia possono beneficiare della profilassi tromboembolica ante- o postpartum, ma quelle con tipi più comuni non necessitano generalmente di trattamento preventivo, secondo una nuova meta-analisi pubblicata sul "BMJ".

Le donne con alcune forme rare di trombofilia possono beneficiare della profilassi tromboembolica ante- o postpartum, ma quelle con tipi più comuni non necessitano generalmente di trattamento preventivo, secondo una nuova meta-analisi pubblicata sul “BMJ”.

«La gravidanza aumenta il rischio di tromboembolismo venoso (VTE) da cinque a sei volte, e le donne con una storia personale o familiare di VTE e quelle con trombofilia ereditaria hanno un rischio particolarmente elevato» ricordano gli autori dello studio, coordinati da F. Nanne Croles, del Dipartimento di Ematologia dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Olanda).

Le attuali linee guida variano nelle loro raccomandazioni sulla profilassi della trombosi in gravidanza, aggiunge il team di ricercatori, e il rischio assoluto di VTE associato alla gravidanza per le donne con trombofilia non è chiaro.

Meta-analisi condotta su 36 studi osservazionali
Per raccogliere prove per lo sviluppo di linee guida, gli studiosi hanno esaminato 36 studi osservazionali condotti su donne con trombofilia che non avevano ricevuto anticoagulanti e non avevano alcuna storia di VTE.

Gli autori affermano di avere riscontrato che «tutte le trombofilie sono risultate associate a un aumento del rischio di VTE» (probabilità =/>91%). I rischi più elevati si sono registrati per le pazienti con deficit di antitrombina (il 7,3% aveva VTE antepartum, l’11,1% postpartum), carenza di proteina C (rispettivamente 3,2% e 5,4%), carenza di proteina S (0,9% e 4,2%) e con fattore omozigote V di Leiden (2,8% e 2,8%).

Il rischio di VTE antepartum o postpartum – hanno verificato Croles e colleghi - era inferiore al 3% per le donne con fattore eterozigote V di Leiden, mutazioni eterozigoti G20210A di protrombina e in quelle con condizione composte di eterozigosi V di Leiden e mutazioni G20210A di protrombina.
Dati i risultati, gli autori ritengono che le donne con deficit di antitrombina o carenza di proteina C dovrebbero essere considerate per la profilassi della VTE ante- e postpartum, mentre quelle con carenza di proteina S dovrebbero essere considerate solo per la profilassi postpartum.

Per le donne con mutazioni omozigote del fattore V di Leiden, dovrebbe essere data un'attenta considerazione a fattori di rischio aggiuntivi per VTE, continuano Croles e colleghi, in quanto le stime di rischio sono appena al di sotto della soglia di trattamento del 3%.

Data la rarità di queste mutazioni, aggiungono, non ha attualmente senso effettuare uno screening nelle donne in gravidanza. Comunque, aggiungono, alcuni ospedali sottopongono a test i membri della famiglia di pazienti con rare trombofilie per le mutazioni. «La profilassi della VTE può anche essere considerata nelle donne con le trombofilie più comuni a seconda di loro altri fattori di rischio» osservano «come la storia personale e familiare di VTE e di obesità».

Ricapitolazione delle prove
«In questa revisione sistematica e meta-analisi abbiamo dimostrato che tutte le donne con trombofilia ereditaria hanno un rischio aumentato di VTE associato alla gravidanza» ribadiscono gli autori «e abbiamo calcolato stime elevate di rischio assoluto per VTE associata alla gravidanza per le donne con insufficienza di antitrombina, proteina C o proteina S e con storia familiare positiva per VTE e per tutte le donne con mutazione omozigote di fattore V Leiden».

«Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per una stima più precisa dei rischi» puntualizzano «in queste donne dovrebbe essere considerata una profilassi routinaria della VTE. Le stime del rischio e le soglie scelte per il trattamento non supportano l'uso routinario della profilassi della trombosi nelle donne con fattore eterozigote V di Leiden o mutazioni eterozigoti G20210A di protrombina o composti eterozigoti V di Leiden e mutazione G20210A di protrombina».

Invece, chiariscono, «la profilassi anti- e postpartum della VTE è richiesta in donne con deficit di antitrombina o carenza di proteina C e una storia familiare positiva di VTE. La profilassi solo postpartum è necessaria per le donne con carenza di proteina S».

I dati di questa revisione sistematica dovrebbero presi in considerazione nelle future linee guida della gestione della gravidanza associata a rischio di VTE in donne con trombofilia ereditaria, concludono gli autori.

G.O.

Riferimento bibliografico:
Croles FN, Nasserinejad K, Duvekot JJ, et al. Pregnancy, thrombophilia, and the risk of a first venous thrombosis: systematic review and bayesian meta-analysis. BMJ, 2017;359:j4452.
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