1977-2017: l'ESC celebra i 40 anni dell'angioplastica coronarica

Il 16 settembre 1977 Andreas Grüntzig eseguì la prima procedura di angioplastica coronarica nell'uomo. Quasi 40 anni dopo, il Congresso della Società Europea di Cardiologia celebra l'intervento coronarico percutaneo (PCI) e i decenni di innovazione che ne sono seguiti, attraverso 59 sessioni dedicate.

Il 16 settembre 1977 Andreas Grüntzig eseguì la prima procedura di angioplastica coronarica nell’uomo. Quasi 40 anni dopo, il Congresso della Società Europea di Cardiologia celebra l’intervento coronarico percutaneo (PCI) e i decenni di innovazione che ne sono seguiti, attraverso 59 sessioni dedicate.

L’intervento di angioplastica coronorarica, lo ricordiamo, viene effettuato per dilatare un’arteria ostruita, attraverso l’inserimento di un sottile catetere dotato di “palloncino”. E’ una procedura mininvasiva, le cui sicurezza ed efficacia sono unanimemente riconosciute, e ormai entrata nella pratica clinica quotidiana.

“Andreas Grüntzig è stato un pioniere", ha affermato a Barcellona il professor Marco Valgimigli, cardiologo interventista dell'Ospedale Universitario di Berna, in Svizzera.

Grüntzig, che svolgeva la sua professione di medico a Zurigo, trascorse due anni alla ricerca di un paziente adatto all’intervento. Un suo collega, il Professor Bernhard Meier, dell’Università di Berna, allora giovane medico, individuò il candidato ideale in un uomo di 38 anni, un forte fumatore, sorpreso una mattina da un attacco di angina severa. Meier, studiando l’angiogramma del paziente sottoforma di pellicola cinematografica da 35 mm, si rese subito conto che quell’uomo aveva esattamente le caratteristiche che stava cercando Grüntzig per il suo intervento.

Il medico tedesco gonfiò così, per la prima volta, un palloncino in un’arteria coronarica con stenosi, effettuando la prima angioplastica coronarica al mondo e inaugurando, di fatto, la nuova era della cardiologia interventistica.

Il paziente fu sottoposto alla procedura con grande successo: l’uomo fu dimesso e sottoposto a una terapia con un antagonista della vitamina K, ma in poche settimane smise di assumere farmaci.

Secondo la testimonianza di Meier, il paziente è sopravvissuto per 40 anni senza necessitare di farmaci ipolipidemizzanti o antiaggreganti.
Tuttavia, le polemiche per la nuova tecnica, al tempo ritenuta rischiosa, furono roventi e Gruentzig dovette  portare avanti da solo la propria battaglia, senza il consenso e il supporto della comunità scientifica.  

La produzione dei dispositivi da parte della società svizzera Hugo Schneider proseguì a rilento e su basi decisamente artigianali, con una produzione iniziale di 5 palloncini alla settimana. Ma l’efficacia della procedura era fuori discussione e l’evoluzione inarrestabile.

Nel 1980 vennero  effettuate circa 1000 angioplastiche coronariche nel mondo; nel 1999 la statunitense Boston Scientific acquisì l’azienda svizzera (divenuta nel frattempo Schneider Medintag), favorendo lo  sviluppo della procedura su larga scala e a livello internazionale.

I cateteri con filo guida orientabile sono stati introdotti nel 1981 e il catetere a scambio rapido o "monorotaia" è stato introdotto nel 1984. Poiché l’angioplastica con palloncino ha mostrato alcune limitazioni, come la comparsa di ri-stenosi e dissezioni occlusive dopo la procedura, la metodica è stata migliorata attraverso l’utilizzo di stent metallici.

“L’introduzione di stent metallici coronarici è sicuramente l’avanzamento più rilevante della metodica”, ha spiegato Valgimigli. “Successivamente l’idea di rendere questi stent biologicamente attivi e quindi a rilascio di farmaco, fu uno progresso fondamentale”.

A seguito di alcune segnalazioni di trombosi acuta e subacuta dello stent, sono state studiate come possibili soluzioni la doppia terapia antipiastrinica (DAPT) e la metodica di posizionamento dello stent sotto guida IVUS (ecografia intravascolare). Tuttavia, la ri-stenosi è ancora una limitazione degli stent metallci.
Nel 1996, il cardiologo Robert Falotico sviluppò un sistema che eluiva un farmaco antiproliferativo. Approvato nel 2003 dall’Fda, tale stent ha permesso di ridurre l’incidenza di ri-stenosi in fase iniziale.

Le innovazioni più recenti riguardano i supporti bioassorbibili. Sebbene vi siano ancora dei problemi tecnici per questi dispositivi, essi potrebbero offrire una piattaforma per una prossima fase dell’angioplastica coronarica.

Appassionante e controversa la storia di questo intervento e del dispositivo che oggi viene impiegato negli ospedali di tutto il mondo. I dati ufficiali del nostro Paese (GISE e MdS) stimano che per ogni bypass coronarico vengano eseguite 11 procedure di angioplastica e che nel 2016, in Italia, siano stati effettuati ben 154.307 interventi di questo tipo.

“Penso che sia difficile trovare un’altra area della medicina in cui gli operatori sanitari abbiano rivoluzionato in tal modo un determinato ambito rispetto all’industria”, ha affermato Valgimigli elogiando l'innovazione guidata da Grüntzig e da coloro che hanno seguito le sue orme. “Ogni passo in avanti importante in questo ambito è stato avviato prima da cardiologi e l'industria ha seguito, non viceversa ".

Commentando il futuro della cardiologia interventistica, Valgimigli ha aggiunto: "Dobbiamo ancora lavorare nel cercare di prevenire la rottura della placca aterosclerotica che provoca gli attacchi cardiaci. Dobbiamo continuare ad esplorare la possibilità di somministrare farmaci all'interno dell'albero vascolare, non solo per migliorare la sicurezza e l'efficacia degli stent, ma anche per prevenire la progressione dell'aterosclerosi".

Il Congresso ESC di Barcellona ha puntato i riflettori sulle ultime novità della ricerca e dell' innovazione tecnologica nell’ambito della cardiologia interventistica, oltre a offrire una guida per i giovani cardiologi. Oltre ad affrontare la teoria e la pratica alla base del PCI, numerosi incontri, dibattiti e simposi hanno dato ai partecipanti la possibilità di conoscere la storia delle tecniche attuali, il ruolo delle donne nello sviluppo di determinati interventi e l’opportunità di incontrare alcune “leggende” della cardiologia, come il Professor William Wijns  della National University of Ireland di Galway, in Irlanda.

Quattro decenni di innovazione hanno portato a una sostanziale riduzione dei principali eventi avversi cardiovascolari. I prossimi quattro decenni potranno essere caratterizzati dallo sviluppo di supporti bioassorbibili o da altre innovazioni. In ogni caso, la disciplina della cardiologia interventistica sembra destinata a progredire rapidamente.