«Con questa ricerca abbiamo scoperto che si mangia male e di fatto si è abbandonata la dieta mediterranea, – dice l'esperto – meno di cinque porzioni delle 8 raccomandate di frutta e verdura alla settimana, che le donne stanno ingrassando più degli uomini, che abbiamo più obesi e sedentari di sempre».

Lo dicono chiaramente i risultati messi in luce dal primo Atlante della salute cardiovascolare degli italiani in lingua inglese in relazione alle abitudini alimentari, presentato oggi a Milano nella giornata di chiusura dell’annuale Congresso Nazionale dell’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), presieduto dal dott. Michele Gulizia, nel corso del Simposio congiunto con l’Istituto Superiore di Sanità.

Il simposio si è svolto ad Expo 2015. Una cornice suggestiva e non casuale, considerando il dibattito in atto sullo stato dell’arte dell’alimentazione globale.

Il primo Atlante della salute cardiovascolare degli italiani, destinato a essere un punto di riferimento in materia, fa risuonare il campanello d’allarme sulle abitudini alimentari di un Paese che in questo senso ha ancora molta strada da fare. L’indagine, condotta in riferimento al quadriennio 2008-2012, ha considerato otto abitudini alimentari da valutare in rapporto a uno stile alimentare sano definito seguendo le indicazioni della piramide alimentare e calcolando le quantità delle porzioni a partire dai LARN - Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana - del 2014.

Sono state considerate sane le seguenti abitudini alimentari: consumo giornaliero di verdura ≥200 grammi (pari a 2-3 porzioni); consumo giornaliero di frutta compreso fra 200 e 500 g (pari a 2-3 porzioni); consumo settimanale di pesce almeno 2 volte a settimana (circa 150 g per porzione); consumo settimanale di formaggi per non più di 3 volte a settimana (circa 75 g per porzione); consumo settimanale di salumi e insaccati per non più di 2 volte a settimana (circa 50 g per porzione); consumo settimanale di dolci per non più di 2 volte a settimana (circa 100 g per porzione); consumo settimanale di bibite zuccherate inferiore a una la settimana (circa 330 ml, ovvero una lattina); il consumo di alcool non superiore a 20 g al giorno per gli uomini e non più di 10 g per le donne, corrispondenti alla somma del consumo di vino, birra e superalcolici.

Per la raccolta delle informazioni è stato utilizzato il questionario EPIC, messo a punto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, mentre gli alimenti dichiarati sono stati successivamente convertiti in nutrienti attraverso l’utilizzo di un software messo a punto dallo stesso Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 L’indagine ha mostrato che solo un terzo degli italiani dai 35 ai 74 anni consuma una quantità di verdura adeguata. Lo stesso può dirsi del pesce; va meglio il consumo raccomandato di frutta e quello adeguato di formaggi. Solo il 14% degli uomini e il 15% delle donne consuma dolci secondo le raccomandazioni. Importanti differenze di genere si hanno nel consumo adeguato di salumi e insaccati ed in quello di alcool.

Non segue nessuna delle indicazioni alimentare corrette il 2.7% degli uomini e lo 0.6% delle donne (dato parziale della classe da 0 a 1 abitudini sane). L’11% degli uomini e il 24% delle donne presenta un numero di comportamenti alimentari considerato sano (tra 5 e 8). Considerando come stile di vita corretto almeno 5 comportamenti alimentari sani, l’attività fisica e l’assenza di fumo di sigaretta, gli uomini che lo adottano sono risultati appena il 6.9% del totale, leggermente meglio le donne che raggiungono il 12.8%.

Interessanti anche i riscontri dettagliati che l’Atlante fornisce sulla prevalenza di malattie cardiovascolari e sui fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, obesità) ed il loro stato di controllo, in relazione alle differenze fra uomini e donne e in rapporto al titolo di studio raggiunto: licenza media inferiore o meno e licenza di scuola superiore o laurea. Per esempio, considerando lo stile di vita corretto, come sopra definito, gli uomini con licenza media inferiore che lo seguono sono il 6%, quelli con titolo di studio maggiore l'8%, per le donne le percentuali sono 10% in quelle con licenza media inferiore, il 15% per quelle con studi maggiori.  Quindi rimane molto da fare per tutti i cittadini italiani, ma in particolare per coloro che non hanno avuto l'opportunità di seguire studi superiori.