La somministrazione intracoronarica di abciximab porta a outcome migliori rispetto alla somministrazione endovenosa, soprattutto nei pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA) ad alto rischio, come quelli con una funzione sistolica del ventricolo sinistro depressa. Sono questi i risultati principali di una metaanalisi recentemente pubblicata sull'Intenational Journal of Cardiology.

Questa metaanalisi ha considerato tutti i trial clinici pubblicati che hanno comparato la somministrazione di abciximab per via endovenosa e intracoronarica. A una analisi a breve termine, l'incidenza di eventi avversi maggiori (Mace) era significativamente inferiore nel gruppo abciximab intracoronarico rispetto al gruppo endovenoso (OR=0.56; 95% CI 0.35-0.89; p=0.015).

Una sotto analisi a gruppi ha mostrato che il beneficio derivava dagli studi con una frazione di eiezione ventricolare sinistra <50% (OR=0.33 95% CI 0.18-0.59). Anche l'incidenza di Mace a lungo termine era significativamente inferiore nel gruppo intracoronarico (OR=0.47; 95% CI 0.31-0.71; p<0.001), e anche in questo caso il beneficio maggiore si osservava nei pazienti con frazione di eiezione ventricolare sinistra ridotta (OR=0.38 95% CI 0.23-0.63 p<0.001). L'incidenza di morte a lungo termine era significativamente minore nel gruppo intracoronarico rispetto al gruppo endovenoso (OR=0.42; 95% CI 0.20-0.86; p=0.009).

Questa metaanalisi ha studiato un aspetto importante. In corso di angioplastica, e ancora di più in corso di angioplastica primaria, la riapertura meccanica del vaso epicardico non sempre corrisponde a una ripercussione efficace del tessuto ,i scolare cardiaco. La somministrazione di Abciximab, e in generale degli inibitori della glicoproteina 2b3a, tramite la loro azione di ulteriore inibizione del processo trombotico sono stati suggeriti ridurre il rischio di una riperfusione inefficace.

La somministrazione intracoronarica di abciximab avrebbe poi l'ulteriore vantaggio di apportare una concentrazione maggiore del farmaco proprio dove è maggiormente necessario. Benché non sia stata valutata la riperfusione direttamente, la riduzione dei Mace e' la conseguenza diretta di una riperfusione efficace e rappresenta addirittura un obiettivo più ambizioso. Questo studio sembra quindi confermare che, se in corso di angioplastica si decide di somministrar inibitori 2b3a, la via più efficace è quella intracoronarica.

De Rosa S, Caiazzo G, Torella D, Indolfi C. intracoronary abciximab reduces death and major adverse cardiovascular events in acute coronary syndromes: A meta-analysis of clinical trials. Int J Cardiol. 2012 Dec 27. pii: S0167-5273(12)01631-2. doi: 10.1016/j.ijcard.2012.12.003. [Epub ahead of print]

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Dott. Alessandro Durante
IRCCS Ospedale San Raffaele
Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
durante.alessandro@gmail.com