Nei pazienti trattati con angioplastica coronarica (PCI) rescue (ossia una pci dopo una trombolisi inefficace), dopo un carico di 300 mg di clopidogrel, l'utilizzo di abciximab non modifica il tasso di eventi avversi maggiori (MACE) a 30 giorni e a un anno; l'età, lo shock cardiogeno e un flusso TIMI 0 oppure 1 dopo la pci sono inoltre i maggiori predittori di mace. Questi risultati, derivati da uno studio italiano, sono stati recentemente pubblicati sull'Intenational journal of cardiology.


Nello studio è stato valutato l’outcome di 406 pazienti consecutivi sottoposti ad angioplastica rescue con (n=218) oppure senza (n=188) l’utilizzo di abciximab, tutti trattati con una dose di carico di 300 mg di clopidogrel. L’endpoint era il tasso di incidenza di MACE (definiti come morte, nuovo infarto miocardico, e rivascolarizzazione del vaso target) valutata a 30 giorni e a 1 anno dall’evento indice.
Non sono state trovate differenze significative nel tasso di MACE nei pazienti trattati con o senza l’utilizzo di abciximab nè a 30 giorni (15 vs 20, p=0.67) nè ad 1 anno (23 vs 29, p=0.85). La regressione logisitica ha identificato tra i predittori indipendenti di MACE a 30 giorni lo shock cardiogeno (Odds Ratio [OR]=17.8, 95% intervallo di confidenza [CI] 5-99, p=0.0001), l’età (OR=1.099, 95% CI 1.04-1.15, p=0.0001), e un flusso TIMI 0-1 dopo la procedura (OR=5.51, 95% CI 1.72-17.6, p=0.004).

Il modello di Cox ha identificato come predittori indipendenti di MACE a 1 anno lo shock cardiogeno (adjusted hazard ratio [HR]=3.83, 95% intervallo di confidenza [CI] 1.76-8.35, p=0.01), l’età (HR=3.7, 95% CI 1.75-8.3, p=0.01), un flusso TIMI 0-1 dopo la procedura (HR=1.04, 95% CI 1.01-1.07, p=0.001).


L’angioplastica rescue viene effettuata nei pazienti con infarto miocardico che sono stati sottoposti a una fibrinolisi risultata non efficace. L’ambiente farmacologico preciso in cui eseguire questa procedura è meno standardizzato rispetto alla angioplastica elettiva oppure alla angioplastica primaria; in particolare l’utilità della sommisnitrazione di abciximab in questo contesto non è ben chiara.

Questo studio ha mostrato che non si hanno chiari vantaggi n termini di outcome somministrando abciximab in corso di angioplastic a rescue, e questo può essere probabilmente spiegato dal fatto che la componente trombotica è ormai più “vecchia”, e su di essa ha inoltre già agito sia la terapia antiaggregante che la fibrinolisi.
Sarà comunque necessario attendere conferme da altri studi prima di potersi esprimere in senso definitivo su questo utilizzo dell’abciximab, anche in considerazione dell’utilità di questo farmaco e della sua forte indicazione nelle angioplastiche primarie dei pazienti con infarto acuto.
De Felice F, Fiorilli R, Parma A, Musto C, Nazzaro MS, Confessore P, Scappaticci M, Violini R. One-year clinical outcome of patients treated with or without abciximab in rescue coronary angioplasty. Int J Cardiol. 2013 Mar 10;163(3):294-8. doi: 10.1016/j.ijcard.2011.06.050. Epub 2011 Jun 23.
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Dott. Alessandro Durante
IRCCS Ospedale San Raffaele
Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
durante.alessandro@gmail.com