I pazienti diabetici con infarto miocardico acuto con sopralivellamento del tratto ST (STEMI) trattati con angioplastica (PCI) primaria hanno una prognosi intraospedaliera e a 30 giorni rispetto ai pazienti non diabetici. Inoltre, sono proprio i pazienti diabetici che derivano il maggior beneficio dalla somministrazione di abciximab in corso di PCI primaria. Sono questi i risultati di uno studio pubblicato sul Journal of Caridovascular Medicine.


In questo studio retrospettivo sono stati analizzati 327 pazienti consecutivi con STEMI trattati con PCI primaria; di questi 103 erano diabetici (31%) e  224 non diabetici (69%).  L’utilizzo di abciximab era lasciato alla scelta del clinico. I pazienti diabetici erano più anziani (età media  68.5±11 vs. 65±12 anni; P=0.009), avevano una maggior prevalenza di ipertensione (73 vs. 54%; P=0.001), una minor prevalenza di fumo (31 vs. 45%; P=0.02), una durata ,maggiore dei sintomi prima del ricovero ospedaliero (190 vs. 143 min; P=0.031), e un numero maggiore di stent utilizzati (1.4 vs. 1.2; P=0.04). Le altre caratteristiche cliniche ed angiografiche erano simili tra i due gruppi. I pazienti diabetici avevano una incidenza maggiore dell’endpoint combinato di morte e reinfarto a 30 giorni (18 vs. 10%; P=0.04).

Il trattamento con abciximab era associato a una minore mortalità intraospedaliera (23.8 vs. 5%; P=0.005) e a 30 giorni (23.8 vs. 6.6%; P=0.012), e a una minore incidenza di morte e reinfarto a 30 giorni (33.3 vs. 9.8%; P=0.003) nei pazienti diabetici. Nei pazienti non diabetici, l’utilizzo di abciximab non era associato a una riduzione degli eventi. Una classe di Killip elevata (III o IV) e l’utilizzo di abciximab erano le due variabili indipendentemente associate al rischio di morte o reinfarto a 30 giorrni [rispettivamente, odds ratio (OR) 6.075, 95% intervallo di confidenza (CI) 1.59-23.218, P=0.008 e OR 0.177, 95% CI 0.034-0.938, P=0.042] in una corte con propensity matching di pazienti diabetici.

Una classe killip elevata e il TIMI score index erano invece associati indipendentemente alla morte a 30 giorni e al reinfarto (rispettivamente, OR 6.607, 95% CI 1.5-29.106, P=0.013 e OR 1.094 95% CI 1.042-1.148, P<0.001) in una corte con propensity matching di pazienti non diabetici. 


L’utilizzo di abciximab è consigliato come terapia aggiuntiva nei pazienti con STEMI sottoposti a PCI primaria nei casi in cui sia utilizzata eparina non frazionata come terapia anticoagulante e in cui la componente trombotica sia importante. I benefici di questa terapia sono stati provati. In questo studio risulta interessante che i benefici della terapia con abciximab siano evidenti solamente nei pazienti diabetici.

Questo sembra indicare una maggior utilità della somministrazione di abciximab proprio in questa popolazione di diabetici, che nei vari studi è sempre risultata a rischio maggiore rispetto ai pazienti non diabetici.


Perkan A, Vitrella G, Barbati G, De Monte A, D'Agata B, Merlo M, Giannini F, Della Grazia E, Rakar S, Salvi A, Igidbashian D, Morgera T, Zalukar W, Sinagra G. Impact of abciximab on prognosis in diabetic patients undergoing primary percutaneous coronary intervention. J Cardiovasc Med (Hagerstown). 2013 Feb;14(2):127-35.
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Dott. Alessandro Durante
IRCCS Ospedale San Raffaele
Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
durante.alessandro@gmail.com