Un intervento “multiplo” (INT) messo a punto e attuato in 4 centri USA, volto ad aumentare l'adesione ai regimi farmaceutici cardioprotettivi e antiaggreganti nei pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta (ACS) negli anni successivi alla dimissione ospedaliera, ha effettivamente migliorato la compliance ma senza il raggiungimento dei valori target di pressione arteriosa (BP) e colesterolemia LDL (LDL-C). L'annuncio è stato dato a Dallas, durante l'AHA 2013, ed è stato riportato su JAMA Internal Medicine.

Lo spunto della sperimentazione ha preso origine da varie evidenze di letteratura: da parte dei pazienti dimessi dall'ospedale dopo un ricovero per ACS risulta molto scarsa l'adesione alla terapia con farmaci cardioprotettivi e antiaggreganti. Inoltre, per chi nell'immediato continua l'assunzione dei farmaci, il tasso di discontinuazione rimane elevato a breve e lungo termine: dopo 1 mese già 1 terzo degli assistiti ha cessato di assumere la terapia. Nel caso delle statine, a 1 anno dall'evento cardiaco, solo il 60% prosegue il trattamento.

«Abbiamo allora messo a punto l'INT che prevede 4 punti» spiega P. Michael Ho, della University of Colorado, a Denver, coordinatore dello studio «un riavvicinamento al farmaco e una sua “sartorializzazione” operata dal farmacista; un'opera di educazione del paziente; una cura collaborativa tra farmacista, da un lato, e clinico di cure primarie del paziente e/o cardiologo, dall'altro lato; 2 tipi di messaggistica vocale (educazionale e telefonate per ricordare la necessità di rifornimento di farmaci).

Il trial clinico, che è proseguito per 1 anno dopo la dimissione ospedaliera, è stato effettuato in 4 Centri medici del dipartimento dei Veteran Affairs (VA) - situati a Denver (Colorado), Seattle (Washington), Durham (North Carolina), Little Rock (Arkansas) - su 253 pazienti ricoverati per ACS e randomizzati all'INT o a cure standard (UC) prima della dimissione ospedaliera.

L'outcome primario di interesse era rappresentato dalla quota di pazienti aderenti al regime terapeutico, calcolata su una quota media di giorni coperti (PDC) maggiore di 0,80 nell'anno successivo alla dimissione; per la stima si sono utilizzati i dati di rifornimento dalla farmacia relativi a 4 tipi di farmaci cardioprotettivi (clopidogrel, beta-bloccanti, statine, ACE-inibitori/sartani). Gli outcomes secondari comprendevano il raggiungimento dei valori target di BP e di LDL-C.

Su 253 pazienti coinvolti inizialmente nel trial, 241 (95,3%) hanno completato lo studio (122 in INT e 119 in UC). «Nel gruppo INT» fanno notare gli autori «l'89,3% dei pazienti è risultato aderente al trattamento, contro il 73,9% del gruppo UC» (P=0,003). Anche il valore medio dei PDC è risultato superiore nel gruppo INT (0,94 vs 0,87, P<0,001). Una quota maggiore di pazienti nel gruppo INT, rispetto a quello UC, è apparsa aderente alla terapia con clopidogrel (86,8% vs 70,7%; P=0,03), statine (93,2% vs 71,3%; p<0,001) e ACE-inibitori/sartani (93,1% vs 81,7%; P=0,03), ma non ai beta-bloccanti (88,1% vs 84,8%; P=0,59).

«Non si sono però registrate differenze statisticamente significative nella quota di pazienti che raggiungeva i valori target di BP e LDL-C tra i due gruppi» affermano Ho e colleghi. «Una migliore comprensione dell'impatto che può effettivamente determinare un tale miglioramento dell'adesione a livello degli outcomes clinici è indispensabile prima di effettuare una più ampia disseminazione del programma di intervento».

Arturo Zenorini

Ho PM, Lambert-Kerzner A, Carey EP, et al. Multifaceted Intervention to Improve Medication Adherence and Secondary Prevention Measures After Acute Coronary Syndrome Hospital Discharge: A Randomized Clinical Trial. JAMA Intern Med, 2013 Nov 18:1-8. [Epub ahead of print]
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