Una terapia con statine ad alta intensità determina una maggiore regressione della placca ateromasica coronarica e tassi di eventi avversi cardiovascolari maggiori nella sindrome coronarica acuta (ACS) simili a confronto di pazienti senza ACS. Nonostante un superiore profilo di rischio, i pazienti con ACS detengono un substrato patologico maggiormente modificabile e sembrano trarre il massimo beneficio da una potente terapia con statine. Lo rivela su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular biology un’analisi post hoc del trial SATURN.

«Nonostante l’efficienza e la tollerabilità acclarata di una potente terapia statinica, rimane un considerevole gap tra le raccomandazioni delle nuove linee guida USA e la pratica nel “mondo reale” in relazione al trattamento dell’ACS» sottolineano gli autori della ricerca, Stephen J. Nichols, della Cleveland Clinic (USA), e collaboratori. «Non soltanto la maggior parte dei pazienti con ACS non ha la prescrizione di una terapia intensiva con statine, ma anche tra coloro che ricevono statine pochi raggiungono livelli di LDL-C pari o inferiori a 70 mg/dL».

«Nonostante sembra vi sia un beneficio clinico precoce quando una terapia con statine intensiva - rispetto a una moderata - viene iniziata acutamente dopo un’ACS, finora nessuno studio ha documentato l’efficacia antiaterosclerotica a più lungo termine di questo approccio terapeutico nella popolazione con ACS» proseguono i ricercatori. «Lo studio SATURN aveva confrontato l’efficacia dei due più potenti regimi statinici senza evidenziare apprezzabili differenze tra i due gruppi negli endpoint di efficacia primaria relativi a volume percentuale dell’ateroma, sicurezza e tassi di eventi clinici». Nel trial SATURN (Study of Coronary Atheroma by Intravascular Ultrasound: Effect of Rosuvastatin Versus Atorvastatin) si era ricorso a misure seriali con ecografia endovascolare del volume dell’ateroma coronarico in pazienti trattati con 40 mg di rosuvastatina oppure con 80 mg di rosuvastatina per 24 mesi.

«Pertanto, è stata intrapresa questa analisi post hoc, allo scopo di accertare se l’efficacia antiaterosclerotica della terapia con statine intensiva al massimo grado differisse tra i pazienti che si presentavano all’arruolamento con o senza ACS» spiegano Nichols e colleghi. «Nell’analisi sono stati valutati l’effetto complessivo delle statine ad alta intensità sulla modificazione nel volume percentuale dell’ateroma coronarico e gli eventi avversi cardiovascolari maggiori (morte/infarto miocardico non fatale/rivascolarizzazione coronarica)».

Rispetto ai pazienti senza ACS (n=678), i pazienti con ACS (n=361) erano più giovani, fumatori attivi e avevano avuto un pregresso infarto del miocardio (in tutti i casi: P<0,001). In condizioni basali i pazienti con ACS mostravano minori livelli di HDL-C (43,5 vs 45,6 mg/dL, P=0,002), un rapporto apolipoproteina B:apolipoproteina A-1 più elevato (0,90 vs 0,83, P<0,001) e un maggior volume percentuale dell’ateroma (37,3% vs 35,9%; P=0,01) a confronto dei pazienti senza ACS.

Nonostante il raggiungimento di livelli simili di lipidi e marker infiammatori dopo terapia con statine ad alta intensità, i pazienti con ACS hanno evidenziato una maggiore regressione del volume percentuale dell’ateroma rispetto ai pazienti senza ACS (-1,46 vs -0,8; P=0,003). Dopo correzione multivariabile pesata per propensione, il volume percentuale basale dell’ateroma (P<0,001) e una presentazione clinica dell’ACS (P=0,029) associate in modo indipendente con la regressione della placca. La sopravvivenza libera da eventi avversi cardiovascolari maggiori a 24 mesi è risultata simile nei pazienti con e senza ACS (90,6% vs 92,9%; P=0,25).

«A lungo termine la terapia con statine ad alta intensità offre effetti antiaterosclerotici maggiori nei pazienti a più alto rischio con ACS rispetto ai partecipanti al SATURN che mostravano una patologia più stabile. Il trattamento sistemico sembra alterare la storia naturale e l’espressione clinica dell’aterosclerosi coronarica. Questi risultati» concludono gli autori «supportano l’impiego di statine ad alta intensità dopo un’ACS».

Arturo Zenorini

Puri R, Nissen SE, Shao M, et al. Antiatherosclerotic Effects of Long-Term Maximally Intensive Statin Therapy After Acute Coronary Syndrome: Insights From Study of Coronary Atheroma by Intravascular Ultrasound: Effect of Rosuvastatin Versus Atorvastatin. Arterioscler ThrombVascBiol, 2014 Sep 11. [Epub ahead of print]

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