Allerta USA, minore prescrizione di statine ad alta intensità nelle donne con infarto rispetto agli uomini

Secondo un nuovo studio pubblicato sul "Journal of American College of Cardiology", negli USA le donne che hanno avuto un infarto miocardico (IM) hanno meno probabilità di essere trattate con una statina ad alta intensità rispetto agli uomini, e mentre la disparità è evidente in tutti i sottogruppi, in alcune donne la situazione è peggiori che in altre.

Secondo un nuovo studio pubblicato sul “Journal of American College of Cardiology”, negli USA le donne che hanno avuto un infarto miocardico (IM) hanno meno probabilità di essere trattate con una statina ad alta intensità rispetto agli uomini, e mentre la disparità è evidente in tutti i sottogruppi, in alcune donne la situazione è peggiori che in altre.

«Nonostante le linee guida, e nonostante il fatto che le statine ad alta intensità siano ugualmente efficaci negli uomini e nelle donne, queste ultime continuano ad avere meno probabilità di ricevere statine ad alta intensità» spiegano gli autori, guidati da Sanne Peters, dell’Università di Oxford (UK).

«Le donne hanno sì un trattamento con una statina, ma non ricevono la statina ad alta intensità» precisano. «Questo è stato visto in tutte le pazienti. Tuttavia abbiamo visto alcune differenze. Le donne più giovani e quelle più anziane avevano una probabilità ancora minore di ottenere la statina ad alta intensità rispetto agli uomini».

«C'è abbondanza di dati che evidenziano un trattamento differente per la prevenzione delle malattie cardiovascolari tra uomini e donne» proseguono Peters e colleghi. «Gran parte della ricerca risale ai primi anni 2000 e molti di questi studi hanno dimostrato che le donne non ricevevano terapie così intense come quelle somministrate agli uomini».

Peraltro, specificano «le attuali linee guida statunitensi per il trattamento del colesterolo raccomandano una statina ad alta intensità, come atorvastatina 40-80 mg o rosuvastatina 20-40 mg, per i pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica indipendentemente dal sesso».

Sono già stati avviati sforzi per migliorare le discrepanze nell'assistenza clinica tra uomini e donne, tra cui l'iniziativa “Go Red for Women”, nonché la pubblicazione di tre linee guida evidence-based dell’American Heart Association per la prevenzione delle malattie cardiovascolari nelle donne, specificano i ricercatori.

Dato il susseguirsi di campagne mirate ad aumentare la consapevolezza dei rischi delle malattie cardiache delle donne, Peters e colleghi hanno voluto determinare se il gap terapeutico tra uomini e donne nell'uso della terapia con statine ad alta intensità per la prevenzione secondaria fosse stato ridotto, in particolare alla luce delle linee guida USA sul colesterolo che raccomandano l’uso di statine ad alta intensità in uomini e donne a seguito di un IM.

Nonostante le linee guida e le campagne di sensibilizzazione, il gap persiste
L'analisi (1) si basa su 16.898 individui ospedalizzati con IM inclusi nel grande database MarketScan, nonché su 71.358 beneficiari Medicare ricoverati con IM. Nei database MarketScan e Medicare, rispettivamente il 26% e il 49% dei partecipanti era costituito da donne.

Complessivamente, le prescrizioni di statine ad alta intensità a seguito di dimissione per IM sono ricevute dal 56% degli uomini e dal 47% delle donne. Per gli individui senza storia precedente di terapia con statine, il 61% degli uomini ha avuto una prescrizione di una statina ad alta intensità dopo IM rispetto al 50% delle donne.

Per quelli con una storia di uso di statine di bassa o moderata intensità, il 39% degli uomini ha ricevuto una prescrizione post-IM di una terapia con statine ad alta intensità rispetto al 30% delle donne. Oltre alle donne più anziane e più giovani che avevano meno probabilità di ricevere la dose più efficace, anche quelle con condizioni di comorbilità avevano minori probabilità di ricevere una statina ad alta intensità.

Tra il 2007 e il 2015, c'è stato un aumento della percentuale di uomini e donne ai quali è stata prescritta una terapia con statine ad alta intensità dopo IM. Negli uomini, si è passato dal 27% del 2007 al 60% nel 2015. Nelle donne, negli stessi anni, si è passati dal 22% al 50%.

È importante sottolineare che i ricercatori non hanno rilevato alcuna evidenza di una differenza nell'utilizzo di statine ad alta intensità tra uomini e donne nel tempo. Nella popolazione generale, le donne avevano il 6% in meno di probabilità rispetto agli uomini di avere la prescrizione di una statina ad alta intensità dopo IM nel 2007 e il 9% in meno nel 2015.

«Nonostante tutti gli sforzi per ridurre le differenze di sesso nel trattamento delle malattie cardiovascolari, le differenze nell'uso delle statine ad alta intensità non sono cambiate nel periodo che abbiamo studiato» hanno sottolineato Peters e colleghi. Un dato inaspettato, per gli autori, che pensavano di poter vedere qualche cambiamento.

Le possibili ragioni di una disparità ingiustificata
Gli autori ricordano uno studio statunitense sul sottoutilizzo di statine che suggeriva come le donne fossero più propense degli uomini a passare da una statina ad alta intensità a una a dose moderata perché avevano avuto effetti collaterali legati alla muscolatura scheletrica. «Tuttavia, i dati degli studi randomizzati controllati non suggeriscono differenze di sesso nella probabilità di eventi avversi correlati ai muscoli» affermano Peters e colleghi.

«Gli effetti collaterali sono spesso citati come una delle spiegazioni per le differenze di genere nell'uso delle statine» ribadiscono gli autori che però ma non si dicono convinti che ciò spieghi quanto hanno osservato nella loro analisi.

«Un'altra spiegazione è che i medici potrebbero essere meno consapevoli dei rischi di cardiopatia recidivante nelle donne» aggiungono. «Sappiamo che sono meno propensi a vedere le malattie cardiache come la principale minaccia alla salute delle donne. Anche tra le donne stesse, spesso considerano il cancro una minaccia maggiore per la loro salute rispetto alle malattie cardiovascolari. Nonostante i recenti sforzi, potrebbe ancora essere un fenomeno persistente»

In un editoriale di commento (2) Annabelle Santos Volgman, Ewa Dembowski e Lynne Braun (tutti della Rush University di Chicago) affermano che questo studio «supporta il riconoscimento delle attuali differenze di trattamento specifiche per sesso nonostante sforzi considerevoli per ridurre questo divario. Le differenze nella prescrizione di statine e l'aderenza tra donne e uomini possono spiegare risultati non ottimali nel post-IM».

Volgman e colleghi suggeriscono che qualsiasi "provider bias" potrebbe essere spiegato da differenze fisiopatologiche tra uomini e donne con cardiopatia ischemica. Le donne, per esempio, hanno un'incidenza molto più elevata di IM senza malattia ostruttiva delle arterie coronariche. In assenza di queste lesioni che limitano il flusso, è possibile che i medici non possano pensare che sia necessaria una statina ad alta intensità.

Secondo Watson e colleghi un messaggio unificato dalla comunità cardiologica dovrebbe continuare a promuovere le statine ad alta intensità per la prevenzione secondaria. «Non abbiamo bisogno di ulteriori ricerche, non abbiamo bisogno di ulteriori linee guida, perché quelle esistono sono chiare» ha detto. «Dobbiamo ‘raddoppiare’ ciò che già sappiamo».

A.Z.

Riferimenti bibliografico:
1) Peters SAE, Colantonio LD, Zhao H, et al. Sex Differences in High-Intensity Statin Use Following Myocardial Infarction in the United States. J Am Coll Cardiol, 2018;71(16):1729-1737. doi: 10.1016/j.jacc.2018.02.032.
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2) Volgman AS, Dembowski E, Braun LT. Should Sex Matter When it Comes to High-Intensity Statins? J Am Coll Cardiol, 2018;71(16):1738-1740. doi: 10.1016/j.jacc.2018.02.044.
Cardiol, 2018;71(16):1729-1737. doi: 10.1016/j.jacc.2018.02.032.
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