Tra i pazienti anziani ospedalizzati con insufficienza cardiaca sistolica, la prescrizione di beta-bloccanti alla dimissione è risultata associata a valori inferiori di mortalità a 30 giorni per tutte le cause e di un outcome composito di morte e riammissione a 4 anni, senza valori più alti di nuovo ricovero in ospedale a 30 giorni. Lo sostengono gli autori di uno studio pubblicato on line sull’American Journal of Medicine.

«L'insufficienza cardiaca è una delle principali cause di riammissione in ospedale per i beneficiari Medicare [assicurazione medica gestita dal Governo USA per ultra65enni], molte delle quali sono considerate potenzialmente prevenibili» premettono i ricercatori, coordinati da Vikas Bhatia, della University of Alabama at Birmingham (USA). «L'Affordable Care Act, la nuova legge di riforma sanitaria degli Stati Uniti, ha individuato nei 30 giorni di riammissione per tutte le cause dei beneficiari Medicare ospedalizzati di età>65 anni l’obiettivo strategico per la riduzione dei costi di Medicare. Si prevede infatti che gli ospedali [statunitensi] possano complessivamente perdere circa 7 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni per riammisioni per tutte le cause a 30 giorni superiori alla media».

«Nei pazienti con insufficienza cardiaca sistolica, i beta-bloccanti riducono la mortalità e il ricovero nel setting degli studi controllati randomizzati e il loro uso è stato associati con un minore rischio di mortalità a un anno e di riammissione» proseguono gli autori. «Tuttavia i beta-bloccanti hanno un precoce effetto transitorio inotropo negativo e resta la preoccupazione che l'avvio del trattamento con questi farmaci alla dimissione di pazienti ricoverati per scompenso cardiaco e ridotta frazione di eiezione possa influenzare negativamente gli outcome a breve termine».

«Tutto ciò» sottolineano «è stato di recente amplificato dalla focalizzazione sulla riammissione ospedaliera a 30 giorni per tutte le cause nell’Affordable Care Act [che può comportare, in caso di mancati risultati positivi, anche sanzioni pecuniarie]. Pertanto, l’obiettivo di questo studio è stato quello di esaminare l’associazione tra l’inizio del trattamento con beta-bloccanti alla dimissione con la riammissione in ospedale a 30 giorni per tutte le cause nei pazienti ospedalizzati con insufficienza cardiaca sistolica».

Dei 3.067 beneficiari Medicare, dimessi vivi da 106 ospedali dell’Alabama tra il 1998 e il 2001 con una diagnosi di dimissione primaria di insufficienza cardiaca e frazione di eiezione <45%, 2.202 non erano in precedenza in terapia con beta-bloccanti e di questi 383 hanno ricevuto nuove prescrizioni di beta-bloccanti alla dimissione. I punteggi di propensione all’uso di beta-bloccanti, stimati per ciascuno dei 2.202 pazienti, sono stati usati per assemblare una coorte di 380 coppie di pazienti trattati o meno con beta-bloccanti i quali sono stati bilanciati su 36 caratteristiche basali (età media: 73 anni, frazione di eiezione media: 27%, 45% donne, 33% afro-americani).

«L’uso dei beta-bloccanti non è risultato associato alla riammissione a 30 giorni per tutte le cause ( hazard ratio [HR]: 0,87; CI 95%: 0,64-1,18) o a riammissione per insufficienza cardiaca (HR: 0,95; 95% CI: 0,57-1,58)» affermano Bhatia e colleghi. In compenso «è apparso significativamente associato a una minore mortalità per tutte le cause a 30 giorni (HR: 0,29; 95% CI: 0,12-0,73). Durante il periodo di 4 anni post-dimissione, i pazienti del gruppo beta-bloccanti hanno evidenziato una minore mortalità (HR:0,81; 95% CI: 0,67-0,98) e un valore più basso dell’outcome combinato di mortalità per tutte le cause o riammissione per tutte le cause (HR: 0,87; 95% CI: 0,74-0,97), ma non di riammissione per tutte le cause (HR: 0,89; 95% CI: 0,76-1,04)».

«Questi risultati» concludono gli esperti «basati su uno studio condotto in modo rigoroso, suggeriscono che ai pazienti anziani ospedalizzati con insufficienza cardiaca sistolica possono essere prescritti i beta-bloccanti senza preoccupazioni di influire negativamente sulle riammissioni a 30 giorni per tutte: un risultato con implicazioni finanziarie per gli ospedali della nazione americana».

Arturo Zenorini

Bhatia V, Bajaj NS, Sanam K, et al. Beta-Blocker Use and 30-Day All-Cause Readmission in Medicare Beneficiaries with Systolic Heart Failure. Am J Med 2014 Dec 29. [Epub ahead of print]
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