Una nuova ricerca suggerisce che, nei soggetti più anziani con insufficienza cardiaca (IC), un deterioramento cognitivo può essere predittivo di outcome peggiori, quali la riammissione in ospedale o il decesso. Inoltre, risulta che una grande percentuale di pazienti con scompenso cardiaco è anche compromessa sotto il profilo cognitivo. Lo studio è stato presentato a Siviglia (Spagna) nel corso dell’Heart Failure, meeting annuale della sezione sull’IC della Società europea di cardiologia (ESC).

Secondo gli autori della ricerca, i pazienti scompensati con decadimento cognitivo hanno un rischio di morte per tutte le cause e di riammissione per IC superiore di 7,5 volte rispetto a quelli senza deficit cognitivo. Questo aumento – ipotizzano - può essere dovuto in parte ai pazienti che iniziano ad avere una peggiore adesione a importanti regimi di farmacoterapia.
«Le revisioni sistematiche hanno dimostrato che il deficit cognitivo è comune nei pazienti con IC cronica» ha sottolineato Hiroshi Saito, del Centro Medico Kameda di Kamogawa (Giappone). «Tuttavia, l'impatto del deterioramento cognitivo sulla prognosi dei pazienti con IC non è nota. Il nostro studio ha esaminato se il deterioramento cognitivo può predire in modo indipendente l'outcome dei pazienti anziani con IC».

Saito e colleghi hanno valutato 136 pazienti con IC di età superiore ai 65 anni (età media: 82 anni), che erano stati ricoverati al Centro Medico Kameda. Ogni paziente ha completato la Mini Mental State Examination (MMSE), in modo che il personale potesse valutare la presenza di eventuali disturbi cognitivi prima della dimissione. I ricercatori hanno diviso i pazienti in due gruppi distinti sulla base dei risultati dell’MMSE. In tutto 101 pazienti (74%) con uno score inferiore a 27 all’MMSE sono stati classificati come sofferenti di disturbi cognitivi. Gli altri partecipanti, che avevano conseguito pari o superiore a 27, sono stati considerati privi di disturbi cognitivi.

Durante il follow-up di 161 giorni, 33 pazienti (24%) sono stati nuovamente ricoverati per IC o sono deceduti. I pazienti del gruppo decadimento cognitivo hanno evidenziato una prognosi significativamente peggiore rispetto ai soggetti del gruppo senza deficit cognitivo. Il rischio aumentato di 7,5 volte è rimasto anche dopo che i ricercatori hanno aggiustato i dati per i potenziali fattori confondenti quali età, indice di massa corporea e livelli di emoglobina.

«Riteniamo che i pazienti con IC con decadimento cognitivo tendano a peggiorare progressivamente nella loro adesione ai farmaci» ha affermato Saito. «È possibile che questo fatto spieghi il motivo per cui hanno una prognosi peggiore. I cardiologi e in generale il personale medico dovrebbero valutare lo stato cognitivo dei pazienti anziani con scompenso cardiaco». Saito ha inoltre suggerito che l'educazione relativa alla gestione della malattia dovrebbe essere fornita alle famiglie quando i pazienti si trovano ad avere uno stato cognitivo ridotto al fine di ridurre le probabilità di riammissione ospedaliera per IC.

Un alto studio ha di recente dimostrato come i pazienti che non capivano appieno le informazioni per la salvaguardia della salute date loro dopo un ricovero per IC - «non necessariamente» a causa della loro intelligenza - erano a più alto rischio di exitus. Un’informazione più approfondita sulla gestione della malattia potrebbe dunque essere la strada da seguire.

«Le tre principali componenti di questa informazione riguardano i farmaci, l'alimentazione e l'esercizio fisico» ha spiegato Saito. «Di queste, l’elemento farmacologico è particolarmente importante. È necessario che le famiglie aumentino l'adesione ai farmaci nei pazienti che non sono in grado di gestire da soli i loro farmaci». Allo stato attuale non esistono trattamenti specifici da raccomandare per il deterioramento cognitivo nei pazienti con IC, anche se l'esercizio è spesso consigliato a coloro che non hanno fiato corto dopo il loro più recente episodio di IC.

«I medici devono essere più consapevoli dello stato cognitivo dei pazienti con IC e le famiglie possono svolgere un ruolo importante nel garantire che i pazienti assumano il farmaco, svolgano un po’ di esercizio e si alimentino correttamente» ha ribadito Saito in conclusione.