Apixaban riduce l'emorragia intracranica pił del warfarin

Cardio

I pazienti con fibrillazione atriale mostrano un rischio sostanzialmente ridotto di sanguinamento cerebrale quando assumono il nuovo anticoagulante apixaban, rispetto a quelli che assumono warfarin. Sono le conclusioni di un nuovo studio pubblicato su Blood, il giornale ufficiale dell'American Society of Hematology, in cui gli autori hanno anche dimostrato che l'assunzione concomitante di aspirina aumenta il rischio di emorragia intracranica, soprattutto nei pazienti pił anziani.

I pazienti con fibrillazione atriale mostrano un rischio sostanzialmente ridotto di sanguinamento cerebrale quando assumono il nuovo anticoagulante apixaban, rispetto a quelli che assumono warfarin. Sono le conclusioni di un nuovo studio pubblicato su Blood, il giornale ufficiale dell’American Society of Hematology, in cui gli autori hanno anche dimostrato che l'assunzione  concomitante di aspirina aumenta il rischio di emorragia intracranica, soprattutto nei pazienti più anziani.
"Questo studio mostra che l’apixaban è un'opzione migliore come anticoagulante orale rispetto al warfarin perché riduce l'ictus, riducendo sostanzialmente l'emorragia intracranica", ha affermato il dottor Renato D. Lopes, cardiologo presso il Duke Clinical Research Institute e autore principale dello studio.
Fibrillazione atriale, emorragia intracranica e anticoagulanti
La fibrillazione atriale è l'aritmia più diffusa nella popolazione generale; l’aritmia può portare alla formazione di coaguli di sangue causando così un ictus. I pazienti con fibrillazione atriale mostrano una probabilità 5 volte superiore di avere un ictus rispetto alla popolazione generale.
Le linee guida mediche raccomandano l'uso di farmaci anticoagulanti orali nei pazienti con fibrillazione atriale che presentano un rischio elevato di ictus. Questi farmaci riducono la capacità di coagulazione del sangue, riducendo notevolmente il rischio di ictus ma aumentando il rischio di sanguinamento incontrollato.

L'emorragia intracranica è la complicanza più temuta e devastante nei pazienti affetti da fibrillazione atriale in terapia con anticoagulanti orali ed è associata a significativi tassi di morbilità e mortalità.

Da precedenti studi è emerso che i tassi di mortalità tra il 20% e il 55% successivi all’emorragia cerebrale sono associati alla terapia anticoagulante.  È stato inoltre osservato in studi condotti sugli anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K (NOAC), nella prevenzione dell’ictus in pazienti affetti da fibrillazione atriale, che la mortalità dopo 30 giorni dall’emorragia intracranica varia dal 36-43%.

Storicamente il warfarin, antagonista della vitamina K, è stato considerato lo standard di cura per la terapia anticoagulante orale ma richiede un’attenta gestione per garantire ai pazienti di ricevere il dosaggio corretto. I NOAC sono più facili da gestire e si sono dimostrati efficaci quanto il warfarin, pertanto si è osservato un aumento del loro uso, sia nella fibrillazione atriale sia in altre condizioni patologiche, negli ultimi anni.

Ottimi risultati da apixaban
“L’apixaban, NOAC inibitore del fattore diretto Xa, ha causato il 58% in meno di emorragie intracraniche rispetto al warfarin nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare nel trial ARISTOTLE (Apixaban for Reduction in Stroke and Other Thromboembolic Events in Atrial Fibrillation)” hanno comunicato gli autori dello studio specificando di aver esaminato la frequenza e le caratteristiche dell’emorragia intracranica, i fattori associati al rischio emorragie e i risultati successivi all’emorragia intracranica e al trattamento randomizzato.

L'emorragia intracranica si è presentata con un tasso dello 0,80% all'anno nei pazienti che assumevano warfarin e 0,33% all'anno nei pazienti che assumono apixaban, il che significa che i pazienti che assumevano apixaban avevano il 58% in meno di probabilità di avere emorragia intracranica rispetto a coloro che assumevano il warfarin. La differenza è stata maggiore per i pazienti che presentano emorragie intracraniche correlate al trauma ed esattamente i pazienti che assumevano apixaban avevano il 75% in meno di probabilità di presentare sanguinamento rispetto a quelli trattati con warfarin. 

I risultati sono stati trovati coerenti in tutti i tipi e nei diversi punti coinvolti dall’emorragia.
Il rischio più elevato per l'emorragia intracranica è stato osservato nei pazienti di età superiore agli 80 anni, o nei pazienti con precedenti ictus o mini-ictus.

L’utilizzo concomitante di aspirina è stato associato ad un aumento significativo del rischio di emorragia intracranica; “Circa il 30% dei pazienti con fibrillazione atriale usa aspirina, che è un diluente del sangue impedendo la coagulazione delle piastrine, ma non è un farmaco anticoagulante e non è considerato in grado di prevenire efficacemente gli ictus nei pazienti con fibrillazione atriale” hanno commentato gli autori.

"Sappiamo che l'aspirina ha solo un effetto modesto nel prevenire l'ictus nei pazienti con fibrillazione atriale, ma è uno dei fattori predittivi di emorragia intracranica", ha aggiunto il dottor Lopes, "La nostra ricerca dimostra che l'aspirina non è sicura come si potrebbe pensare", sottolineando che l'aumentato rischio di emorragia intracranica associato all'uso dell'aspirina è stato particolarmente pronunciato nei pazienti anziani.

In conclusione gli autori hanno affermato che l'apixaban, piuttosto che il warfarin, riduce l’emorragia intracranica e che andrebbe evitato l’uso concomitante dell’aspirina, in particolare nei pazienti più anziani.

Lopes R. D. et al. Intracranial hemorrhage in patients with atrial fibrillation receiving anticoagulation therapy. Blood. 2017 Mar 29. pii: blood-2016-08-731638. doi: 10.1182/blood-2016-08-731638. [Epub ahead of print]
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