Arteriopatia periferica: statine associate a calo della mortalità, anche se iniziate tardi #ESC19

La terapia con statine è associata a una riduzione della mortalità nei pazienti con arteriopatia periferica, anche se iniziata tardivamente dopo la diagnosi. Lo evidenzia uno studio appena presentato al congresso europeo di cardiologia (ESC 2019) che quest'anno si svolge in concomitanza con il congresso mondiale, a Parigi.

La terapia con statine è associata a una riduzione della mortalità nei pazienti con arteriopatia periferica, anche se iniziata tardivamente dopo la diagnosi. Lo evidenzia uno studio appena presentato al congresso europeo di cardiologia (ESC 2019) che quest’anno si svolge in concomitanza con il congresso mondiale, a Parigi.

La ricerca mostra anche che coloro che interrompono il farmaco hanno un rischio simile a quelli che non l’hanno mai iniziato e sancisce l'importanza di iniziare e aderire ai farmaci per tutta la vita, preferibilmente a dosi elevate.

Circa 200 milioni di persone in tutto il mondo presentano una arteriopatia periferica (PAD), una condizione caratterizzata da un’ostruzione delle arterie degli arti inferiori, che ostacola il flusso sanguigno e aumenta le possibilità di ictus e infarto. Circa il 30% dei pazienti affetti da PAD presenta claudicatio intermittens, cioè dolore e crampi alle gambe, quando cammina, mentre altri possono andare incontro a cancrena nei piedi a causa della cattiva circolazione.

Le statine sono attualmente raccomandate per tutti i pazienti con PAD, insieme con lo smettere di fumare, l’esercizio fisico, una dieta sana e la perdita di peso. Questi agenti riducono il rischio di ictus e infarto abbassando il colesterolo LDL, responsabile dell’aterosclerosi.

Tuttavia, l'adesione alle statine resta bassa: negli ultimi 5 anni, in Europa, solo il 57% dei pazienti ha assunto il farmaco come indicato e nel biennio 2016-2017 solo un terzo dei pazienti trattati con statine ha raggiunto il target di colesterolo LDL inferiore a 1,8 mmol/l (70 mg/dl).

Nello studio presentato ora all’ESC, gli autori hanno valutato se l'adesione alla terapia con statine fosse in grado di influenzare la sopravvivenza nei soggetti con PAD sintomatica. La ricerca ha coinvolto 691 pazienti ricoverati in ospedale tra il 2010 e il 2017 e seguiti per una mediana di 50 mesi.

All'inizio dello studio, il 73% dei pazienti assumeva statine; dopo un follow-up di 50 mesi la percentuale era salita all'81%. Anche la dose di farmaco assunta è aumentata nel tempo, parallelamente a un calo significativo del colesterolo LDL, da 97 a 82 mg/dl.

Nei pazienti che hanno smesso di assumere una statina, il tasso di mortalità è risultato simile a quello dei pazienti che non l’avevano mai assunta (33% contro 34%), mentre l’aderenza alla terapia con statine durante i 50 mesi di follow-up è risultata correlata a una mortalità del 20%.

L'assunzione di statine ad alte dosi durante lo studio è risultata associata al tasso di mortalità più basso (10%), mentre una riduzione del dosaggio del farmaco durante lo studio associata al tasso di mortalità più elevato (43%).

“Lo studio dimostra che l'aderenza alle statine è essenziale per avere la prognosi migliore. Dimostriamo anche che non è mai troppo tardi per iniziare le cure e trarne beneficio. Inoltre, è fondamentale non ridurre la dose perché i livelli di colesterolo LDL aumentano di nuovo, aumentando così il rischio complessivo in aggiunta al rischio residuo di ulteriori eventi” ha dichiarato Il primo firmatario del lavoro, Jörn Dopheide, dell'Ospedale universitario di Berna, in Svizzera”.

L’autore ha, quindi, concluso che “tutti i pazienti con PAD dovrebbero assumere statine, preferibilmente statine molto potenti, come rosuvastatina 40 mg o atorvastatina 80 mg, o alla dose massima tollerabile. Nel raro caso di intolleranza alle statine, che nel nostro studio riguardava circa il 2% del campione, occorre prendere in considerazione terapie alternative per abbassare i lipidi”.

J.F. Dopheide, et al. Adherence to statin therapy drives survival of patients with symptomatic peripheral artery disease. ESC 2019; abstract P5363.
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