L’impiego dell’acido acetilsalicilico (ASA) in prevenzione primaria cardiovascolare può essere migliorato, portando al massimo beneficio, attraverso un’opera di educazione sui potenziali rischi e benefici della terapia con ASA rivolta sia ai medici di famiglia sia ai loro pazienti. È uno dei messaggi-chiave contenuti in uno studio pubblicato su CFP (Canadian Family Physician).

La ricerca - coordinata da Michael Kolber, della University of Alberta, a Edmonton (Canada) – ha inoltre sottolineato che molti assistiti dei medici di medicina generale assumono ASA (39,8%), in più della metà dei casi a scopo preventivo rispetto a eventi cardiovascolari, quasi sempre iniziando il trattamento con ASA sotto il controllo del proprio medico. Quest’ultimo, in generale, esercita un forte influsso sulla decisione dell’assistito di assumere il farmaco. In un quarto circa dei casi, comunque, il paziente inizia ad assumere ASA in modo autonomo.

Lo studio, crociato, è stato condotto in due cliniche di medicina primaria nello stato dell’Alberta, ha incluso solo soggetti di età =/>50 anni e si è basato su questionari posti in sala d’attesa e compilati direttamente dai pazienti. In tutto sono stati raccolti 807 questionari completi, con un tasso di risposta dell’89,1%. Nel complesso, il 39,8% dei pazienti ha riferito di assumere ASA con regolarità. Di questi, l’87,0% effettuava tale trattamento per svolgere prevenzione cardiovascolare (53,1% primaria, 46,9% secondaria).

Tra chi assumeva ASA per prevenzione primaria, è emerso che il 62,8% effettuava tale trattamento su consiglio del proprio medico di famiglia. Inoltre, i pazienti che assumevano l’ASA ritenevano che i benefici derivanti dall’assunzione del farmaco fossero superiori ai rischi; al contrario, chi non assumeva ASA si dichiarava non sicuro circa il suo profilo rischio-beneficio.

Il trattamento con ASA ha visto coinvolta una quota significativamente superiore di uomini rispetto alle donne (P <0,001). Si è inoltre riscontrata un’associazione significativa tra uso di ASA ed età, avendo i pazienti settantenni maggiori probabilità di assumere ASA a scopo di prevenzione cardiovascolare rispetto ai cinquantenni. Inoltre, la quota di soggetti che ricorreva all’ASA per la prevenzione secondaria era maggiore nei gruppi di età più avanzata.

“Molti pazienti afferenti ai medici di famiglia assumono ASA per prevenire eventi cardiovascolari futuri, e la quota di soggetti che fa uso di questo farmaco per prevenzione primaria è superiore di chi ne fa uso per quella alla secondaria” sostengono gli autori. “Eppure l’educazione sia ai pazienti sia ai curanti potrebbe portare a un minore impiego di ASA in prevenzione primaria e a un maggiore impiego in prevenzione cardiovascolare secondaria”.

La prevalenza di impiego dell’ASA in prevenzione primaria ha varie spiegazioni: uno studio nordamericano per primo dimostrò una riduzione degli eventi cardiaci con questa strategia, portando a un’ampia promozione del metodo; in seguito, pur in assenza di nuove prove, medici e pazienti sono apparsi riluttanti a smettere un trattamento in mancanza di eventi cardiaci; ma soprattutto le linee guida attuali continuano a raccomandare l’impiego di ASA nei soggetti senza patologie cardiovascolari.   

Spesso, però, i medici non sottolineano con sufficiente forza ai pazienti la necessità di segnalare immediatamente la comparsa di un eventuale effetto collaterali.
Inoltre, vari studi hanno evidenziato i benefici effetti dell’ASA nella prevenzione delle recidive cardiovascolari e del decesso in pazienti con malattia cardiaca nota. Eppure da questo studio è emerso che solo il 62,5% dei soggetti con patologie cardiovascolari assumeva ASA regolarmente, in linea con gli esiti di altre ricerche che hanno evidenziato tassi subottimali di ASA in prevenzione cardiovascolare secondaria.

Kolber M, Sharif N, Marceau R, Szafran O. Family practice patients’ use of acetylsalicylic acid for cardiovascular disease prevention. Can Fam Physician, 2013;59(1).55-61.
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Arturo Zenorini