Stando ai risultati di uno studio di autori olandesi appena presentato al convegno annuale dell’American Heart Association a Dallas, prendere l’aspirina prima di andare a dormire invece che al mattino potrebbe ridurre gli eventi cardiaci acuti e proteggere maggiormente da infarti e ictus.

L’aspirina a basso dosaggio è utilizzata da milioni di pazienti ogni giorno per la prevenzione cardiovascolare, in virtù del suo effetto antiaggregante sulle piastrine. Alcuni studi, in passato, hanno evidenziato che assumere il farmaco la sera, prima di andare a letto, permette di ridurre maggiormente la pressione arteriosa (di 5-7 mmHg in più) che non prenderlo al risveglio. Inoltre, si sa che la reattività piastrinica e l’incidenza delle malattie cardiovascolari sono più alte al mattino, per cui assumere l’aspirina prima di dormire potrebbe attenuare l’aumento mattutino della reattività delle piastrine.

“Gli infarti sono più probabili al mattino, perciò qualunque intervento in grado di ridurre l’attività delle piastrine nelle ore successive al risveglio potrebbe essere benefico per i pazienti” ha commentato Sidney Smith Jr., professore della University of North Carolina di Chapel Hill.

Tuttavia, nessuno finora aveva mai valutato gli effetti della tempistica di assunzione dell’aspirina, nello specifico tra i pazienti con malattie cardiovascolari, e cioè in prevenzione secondaria.

I primi a farlo sono stati, appunto, i ricercatori olandesi con lo studio presentato al congresso dell’AHA, un trial randomizzato con disegno cross-over su 290 pazienti che avevano già avuto un infarto e che hanno assunto 100 mg/die di aspirina come prevenzione secondaria al risveglio oppure prima di coricarsi nel corso di due periodi di 3 mesi ciascuno.

Alla fine di ognuno dei due periodi, i ricercatori (guidati da Tobias Bonten, dell’Università di Leiden) hanno misurato la pressione arteriosa nelle 24 ore (ABPM) e la reattività piastrinica mattutina.

Il risultati mostrano che prendere l’aspirina prima di andare a letto non ha ridotto maggiormente la pressione arteriosa rispetto all’assunzione al risveglio (differenza sistolica/diastolica: -0,1/-0,6 mmHg) mentre ha ridotto in modo significativo (di 22 unità) la reattività piastrinica mattutina.

Inoltre, ha riferito Boden, prendere il farmaco la sera non ha aumentato gli effetti collaterali gastrointestinali, né quelli di altro tipo.

Durante la discussione, l’autore ha sottolineato come un’attività piastrinica elevata contribuisca ad aumentare il rischio di eventi cardiaci acuti e, dunque, come “questo semplice intervento – passare dall’assunzione dell’aspirina la mattina all’assunzione prima di andare a dormire - potrebbe essere utile per i milioni di pazienti con malattie cardiache che prendono il farmaco quotidianamente".

Tuttavia, Gregg Fonarow, uno dei portavoce dell’AHA e cardiologo della University of California Los Angeles, ha invitato alla cautela nell’interpretazione dei risultati dello studio, che è ancora preliminare e aveva un campione non molto numeroso. Inoltre, ha fatto notare l’esperto, il lavoro non dimostra che prendere l’aspirina la sera invece che la mattina riduce effettivamente infarti e ictus.

“La questione chiave a cui i prossimi studi dovranno dare risposta è se la differenza di reattività piastrinica osservata con l’assunzione serale rispetto a quella mattutina possa tradursi effettivamente in un miglioramento degli outcome clinici”.

Per queste ragioni, ha detto Fonarow, i risultati del gruppo olandese non implicano che tutti i pazienti d’ora in avanti debbano iniziare ad assumere il farmaco prima di dormire e, finché non saranno stati fatti studi più ampi di follow-up, i pazienti a cui viene prescritta l’aspirina per problemi cardiaci potranno prenderla nel momento della giornata che preferiscono.

T.N. Bonten, et al. Does Aspirin Intake at Bedtime Decrease Blood Pressure and Morning Peak of Platelet Reactivity?: A Randomized Cross-over Trial. AHA 2013; abstract CS.03.
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Alessandra Terzaghi