Cardiologia

Aterosclerosi, progressione maggiore nei soggetti con HIV che iniziano la terapia con testosterone

Secondo quanto riportato in un abstract presentato a Boston in occasione del CROI (Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections), tra gli uomini con HIV, quelli che hanno fatto uso di terapia con testosterone avevano un rischio elevato di progressione significativa del calcio presente nell'arteria coronarica (CAC) rispetto a quelli che non avevano effettuato tale terapia. 

Secondo quanto riportato in un abstract presentato a Boston in occasione del CROI (Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections), tra gli uomini con HIV, quelli che hanno fatto uso di terapia con testosterone avevano un rischio elevato di progressione significativa del calcio presente nell'arteria coronarica (CAC) rispetto a quelli che non avevano effettuato tale terapia.

Secondo i ricercatori, si è rilevato in questa popolazione anche un trend verso l'associazione dell’uso della terapia con testosterone con la progressione del volume della placca non calcifica.

«Gli esiti cardiovascolari dell'uso a lungo termine della terapia con testosterone rimangono poco chiari nella popolazione con HIV» ha detto Sabina A. Haberlen, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, durante la sua presentazione.

«Dal 2015, la FDA ha richiesto un ‘warning’ sul potenziale aumento del rischio di infarto e ictus su tutti i prodotti a base di testosterone. Eppure, nessuno dei trial o degli studi osservazionali nella base di prove fino ad oggi ha incluso un sottogruppo definito di uomini con HIV» ha sottolineato la ricercatrice. «Pertanto, la nostra ricerca era mirata a chiarire se la progressione dell'aterosclerosi coronarica differisse in base all'uso di testosterone negli uomini con HIV».

Effetti riscontrati anche negli utilizzatori attuali dell’ormonoterapia sostitutiva
Haberlen e colleghi hanno analizzato 300 uomini con HIV di età compresa tra 40 e 70 anni dallo studio ancillare sulle malattie cardiovascolari del Multicenter AIDS Cohort Study, nel quale il 15% era costituito da utilizzatori correnti di terapia con testosterone (uso al basale e in scansioni di follow-up), il 7% da nuovi utilizzatori (impiego alla scansione di follow-up ma non al basale) e l'8% erano ex utilizzatori che avevano interrotto la terapia entro il momento della scansione di follow-up.

A un follow-up medio di 4,5 anni, rispetto agli ex utilizzatori, gli utenti in corso (RR rettificato = 1,99; P <0,05) e i nuovi utenti (aRR = 2,37) avevano un rischio elevato per la progressione della CAC, ha affermato Haberlen.

In particolare, rispetto agli ex utilizzatori della terapia con testosterone, la progressione della CAC è risultata essere:

  • 2,4 volte più probabile tra i nuovi utilizzatori;
  • 2,0 volte più probabile tra gli utilizzatori attuali;
  • 1,7 volte più probabile tra gli ex-utilizzatori.
Riguardo alla progressione della placca non calcifica, il rischio nei nuovi utilizzatori era maggiore di quello degli utilizzatori pregressi (aRR = 2,16; P <0,05), ma lo stesso dato non si è riscontrato circa il rischio negli utilizzatori in corso (aRR = 1,52; P > 0,05), ha aggiunto Haberlen.

Più precisamente, la progressione della placca non calcifica è risultata essere:
  • 2,2 volte più probabile tra i nuovi utenti;
  • 1,5 volte più probabile tra gli utenti attuali;
  • 1,7 volte più probabile tra gli ex-utilizzatori.
I risultati del rischio relativo sono stati adeguati per numerose variabili, tra cui età, etnia, svariati marker di rischio cardiovascolare, conta dei CD4 e soppressione virale. «Sorprendentemente, anche il gruppo che non era mai stato in terapia con testosterone ha avuto un elevato rischio di progressione rispetto al gruppo con trattamento pregresso, sebbene non statisticamente significativo» ha specificato.

Inoltre, ha proseguito, si è vista una relazione tra basso testosterone totale sierico al basale (<300 ng/dL) e progressione CAC (aRR = 1,97; P <0,001), ma non tra testosterone basso e progressione della placca non calcifica (aRR = 0,97 ; P = 0,93).

Quali conseguenze trarre ai fini della pratica clinica?
«A quanto ci risulta, questi sono i primi dati specifici sull'HIV riguardanti la terapia con testosterone relativi agli esiti subclinici delle malattie cardiovascolari» negli uomini con HIV, ha affermato Haberlen.

«Abbiamo scoperto che il rischio di progressione dell'aterosclerosi era due volte maggiore rispetto a quella in corso a confronto degli ex utilizzatori, sebbene non possiamo escludere la possibilità che questi risultati siano guidati da differenze residue tra i gruppi piuttosto che da un effetto della stessa terapia con testosterone» ha dichiarato.

«Tuttavia, è da notare che i nostri risultati sono simili a quelli sulla progressione dell'aterosclerosi subclinica degli studi randomizzati controllati con testosterone condotti in uomini più anziani con deficit di testosterone» ha sottolineato Haberlen.

Questi e altri dati «suggeriscono che per i medici sarebbe prudente monitorare attentamente i fattori di rischio cardiovascolare e raccomandare interventi per ridurre tale rischio negli uomini con HIV in terapia con testosterone o che hanno intendono assumerla» ha concluso.

Haberlen SA, et al. Testosterone therapy and subclinical atherosclerosis progression among men with HIV. Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI), March 2020; Boston. Abstract 642.
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