I beta-bloccanti cardioselettivi, così come i calcio-antagonisti e le statine - probabilmente grazie a proprietà cardioprotettive - possono ridurre la mortalità correlata a episodi di bronchite acuta nei pazienti a maggiore rischio a causa di comorbilità cardiovascolari. È la conclusione di una ricerca olandese, pubblicata su PLos One.

«Le comorbilità cardiovascolari sono frequenti e aumentano il rischio di morte nei pazienti adulti affetti da episodi di bronchite acuta» ricorda Frans H. Rutten, del Centro medico universitario di Utrecht, coordinatore dello studio. Ma recenti studi osservazionali dimostrano che i beta-bloccanti possono migliorare la prognosi a lungo termine nei pazienti con broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO). Abbiamo pertanto voluto verificare se l’uso dei beta-bloccanti potesse ridurre la mortalità generale anche dei soggetti con bronchite acuta».

Allo scopo è stato condotto uno studio osservazionale di coorte utilizzando i dati delle cartelle cliniche elettroniche di 23 ambulatori di medicina primaria distribuiti sull’intero territorio olandese. I dati comprendevano informazioni standardizzate riguardanti i contatti quotidiani con gli assistiti, le diagnosi, e le prescrizioni di farmaci.

Lo studio ha coinvolto in tutto 4.493 pazienti di età pari o superiore a 45 anni (età media: 66,9 anni; 41,9% maschi), con almeno un episodio di bronchite acuta tra il 1996 e il 2006. Nel corso di un follow-up medio di 7,7 anni, il 20,4% della popolazione studiata ha sviluppato una BPCO. Nel complesso, il 22,7% ha mostrato comorbilità cardiovascolari, che hanno portato a tassi di mortalità significativamente superiori rispetto ai pazienti senza comorbilità (51,7% vs 12,0%; p<0,001).

L’ hazard ratio (HR) corretta dei beta-bloccanti per la mortalità è risultata pari a 0,62 per i cardioselettivi e di 1,01 per quelli non cardioselettivi. Anche altri farmaci cardiovascolari hanno diminuito il rischio di mortalità, con HRs corretti pari a 0,60 nel caso dei calcio-antagonisti, a 0,88 per ACE-inibitori/sartani e a 0,42 con le statine.

«Questo è il primo studio osservazionale che ha valutato l’efficacia dei farmaci cardiovascolari sulla sopravvivenza a lungo termine di pazienti adulti con uno o più episodi di bronchite acuta» sottolineano gli autori. «Si nota soprattutto come i beta-bloccanti cardioselettivi, ma anche i calcio-antagonisti e le statine possano ridurre la mortalità generale in questi soggetti».

A parte la componente infettiva della bronchite – si fa notare – i pazienti con episodi acuti possono essere considerati almeno in parte come affetti da una malattia cronica, tendenti alla BPCO e a comorbilità cardiovascolari importanti, quindi a maggiore rischio di mortalità.

«È interessante notare» si legge «che i beta-bloccanti cardioselettivi, i calcio-antagonisti e anche le statine hanno ridotto la mortalità generale in quantità simili nei pazienti con o senza patologia cardiovascolare. Ciò significa che questi farmaci sono efficaci anche in pazienti con episodi di bronchite acuta con altre indicazioni per questi farmaci, quali ipertensione, ipercolesterolemia, e alcune aritmie».

«Nei pazienti affetti da malattia respiratoria» scrive Rutten «i beta-bloccanti cardioselettivi sembrano in grado di ridurre la mortalità in misura maggiore di quelli non cardioselettivi, sebbene la cardioselettività diminuisca al crescere delle dosi. Nel nostro studio, la maggior parte dei pazienti faceva uso di metoprololo alla dose moderata di 50-100 mg/die, compatibile con la cardioselettività».

«Gli effetti benefici delle statine, rilevati in questo studio» si legge infine «non possono essere attribuibili solo a effetti cardiovascolari, ma almeno parzialmente sono spiegabili con effetti addizionali antinfiammatori a livello polmonare».

Rutten FH, Groenwold RH, Sachs AP, et al.Beta-Blockers and All-Cause Mortality in Adults with Episodes of Acute Bronchitis: An Observational Study. PLoS One, 2013;8(6):e67122.
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Arturo Zenorini