La carenza di vitamina D è associata a fibrillazione atriale (AF) di nuova insorgenza nei soggetti ipertesi. Dato che l'asse del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAS) è attivato nella carenza della vitamina D, oltre a giocare un ruolo importante nella fisiopatologia dell'AF, si ritiene che la supplementazione di vitamina D nei soggetti ipertesi con tale carenza possa ridurre il tasso di AF. È la tesi che emerge in base ai risultati di uno studio apparso online sul Journal of American Society of Hypertension.

«È dimostrato che la carenza di vitamina D sia coinvolta nella patogenesi di ipertensione, insufficienza cardiaca, malattie cardiovascolari (Cv) e obesità, tutti fattori di rischio convenzionali per lo sviluppo di AF» ricordano i ricercatori, coordinati da Ozgur Ulas Ozen, consulente del Dipartimento di Cardiologia dell'Università di Ankara (Turchia). «L'aumentata attività RAS è uno dei meccanismi tramite i quali si postula che la carenza vitaminica possa innescare lo sviluppo di ipertensione e alte patologie Cv».

Sulla base di questi dati Ozen e colleghi hanno ipotizzato che il deficit di vitamina D potesse essere associato ad AF di nuova insorgenza in pazienti ipertesi. Per verificare tale possibilità hanno condotto uno studio caso-controllo ospedaliero su una coorte di 227 soggetti ipertesi, dei quali 137 hanno sviluppato un'AF di nuova insorgenza nel corso dello studio (della durata di 3 anni), e 90 pazienti senza AF inclusi nel gruppo controllo.

«Attraverso un'analisi univariata sono stati identificati come fattori predittivi significativi per lo sviluppo di AF di nuova insorgenza l'età, i livelli sierici di 25(OH) vitamina D, il diametro atriale sinistro e la carenza di vitamina D» affermano gli autori.

«Inoltre, un modello di regressione multivariabile ha rivelato che l'età (odds ratio [OR]: 1,04; p=0,03), il diametro atriale sinistro (OR: 1,88; p= 0,03) e la carenza di vitamina D (OR:1,68; p=0,03) aumentano la probabilità di AF di nuova insorgenza in modo indipendente da fattori confondenti. Infine, con l'analisi della curva ROC (receiver operating characteristics) del livelli sierici di 25(OH) vitamina D si è determinato il migliore valore di cut-off per AF di nuova insorgenza in 22,5 ng/mL per pazienti ipertesi, con una sensibilità del 79% e una specificità del 45% (area sotto la curva: 0,57; p=0,04).

«Questo è il primo studio che ha esaminato il rapporto tra carenza di vitamina D e AF di nuova insorgenza negli ipertesi» sottolineano gli autori. «La vitamina D esercita i suoi effetti biologici dopo essersi legata al recettore nucleare della vitamina D nei miocardiociti, nell'endotelio e nelle cellule muscolari lisce vascolari Gli effetti cardiovascolari sono correlati alla regolazione dei canali del calcio voltaggio-dipendenti e dall'inibizione RAS. Pertanto l'attivazione RAS è uno dei meccanismi essenziali per la genesi delle complicanze cardiovascolari associate alla carenza di vitamina D».

In altre parole, «i fattori predittivi di AF nell'ipertensione erano finora due tradizionali fattori di rischio: l'età e la dilatazione atriale sinistra. A questi, sulla base dei risultati di questo studio, se ne aggiunge uno nuovo: la carenza di vitamina D» affermano Ozen e collaboratori. «Inoltre» ribadiscono «questo trial dimostra che un livello sierico di 25 (OH) vitamina D inferiore a 22,5 ng/ml può essere un valore limite per l'innesco di AF».

Arturo Zenorini
Ozcan OU, Gurlek A, Gursoy E, et al. Relation of vitamin D deficiency and new-onset atrial fibrillation among hypertensive patients. J Am Soc Hypertens, 2015 Jan 22. [Epub ahead of print]
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