Presentati a Barcellona, nel corso della sessione Clinical Trial Update Hot Line del Congresso ESC (European Society of Cardiology) 2014, i risultati di una nuova sottoanalisi dello studio RE-LY®, dai quali emerge un più lento declino della funzionalità renale nei pazienti con battito cardiaco irregolare (fibrillazione atriale non-valvolare, FANV) in terapia con dabigatran etexilato rispetto al warfarin.

 Il declino della funzionalità renale è una condizione naturale, parte del processo di invecchiamento o conseguente ad ulteriori patologie concomitanti.2 I dati presentati mostrano che il trattamento a lungo termine con dabigatran rispetto al warfarin influisce in modo positivo nel tempo sulla funzionalità renale1 , rallentandone il fisiologico deterioramento.

“Questi dati sostengono l’utilizzo di dabigatran nel lungo termine, come opzione terapeutica per i pazienti con fibrillazione atriale non valvolare” ha affermato il professor Michael Böhm, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna e Cardiologia dell’Ospedale universitario di Saarland, Homburg/Saa in Germania. “I risultati dello studio sono di grande valore soprattutto per i pazienti con FANV con concomitanti condizioni mediche che incidono negativamente sulla funzione renale, come il diabete, e per pazienti con scarso controllo della terapia con antagonisti della vitamina K. Dabigatran può assicurare nel lungo termine un ulteriore beneficio per questi pazienti.”

I dati presentati nella sessione Hot Line del congresso ESC derivano da un’analisi esplorativa post hoc dello studio RE-LY®, condotto su oltre 18.000 pazienti, in cui sono state confrontate le variazioni della funzionalità renale nei pazienti trattati con warfarin o dabigatran etexilato (110 mg o 150 mg due volte giorno).

I risultati indicano che la funzionalità renale è peggiorata maggiormente nei pazienti in terapia con warfarin rispetto a quelli trattati con  entrambi i dosaggi di dabigatran.

I pazienti scarsamente controllati con warfarin e che hanno trascorso un intervallo di tempo maggiore al di sopra del range terapeutico raccomandato (INR 2-3) hanno registrato una flessione della funzione renale molto più marcata rispetto ai pazienti che assumevano dabigatran. I pazienti con diabete, di solito a maggior rischio di problemi renali, hanno presentato una particolare sensibilità agli effetti del warfarin e livelli di declino della funzionalità renale più alti rispetto ai pazienti non-diabetici1con FANV. Lo stesso si è verificato nei pazienti precedentemente trattati con warfarin1: anche in costoro, il trattamento con dabigatran è risultato favorevole rispetto  al warfarin.

Sebbene l'esatto meccanismo alla base di questa differenza debba ancora essere identificato, sussiste un ben definito background fisiopatologico. E’ noto che la vitamina K protegga dalla cosiddetta calcificazione vascolare, ovvero l’accumulo di depositi di calcio nei vasi sanguigni. L’anticoagulazione orale  con antagonisti della vitamina K, come il warfarin, che ne blocca le funzioni, è associata ad un aumento del livello di calcificazione e danno vascolare.

Dabigatran è un inibitore orale diretto della trombina che non interferisce con la vitamina K, agendo in modo diverso per ridurre la coagulazione del sangue al fine di proteggere il paziente con fibrillazione atriale non valvolare dal rischio d’ictus.

Inoltre, Boehringer Ingelheim annuncia l’avvio della fase III del GLORIA™-AF in Nord America e in Europa. GLORIA-AF è uno studio osservazionale, internazionale, multicentrico volto a valutare le caratteristiche dei pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale a rischio di ictus, e a fornire un’immagine del mondo reale sull’uso nel lungo periodo delle terapie antitrombotiche orali per la prevenzione dell’ictus.
Questo studio utilizzerà i dati di outcome emersi dalla pratica clinica per fornire informazioni preziose sulla sicurezza e l’efficacia dei trattamenti antitrombotici. In Italia GLORIA-AF ha interessato 80 centri, arruolando ad oggi più di 450 pazienti.

Gli ultimi dati della Fase II di GLORIA™-AF sono stati presentati in una sessione di Hot Line nel corso del Congresso ESC 2014. I risultati dei primi 10.000 pazienti della fase II hanno mostrato che, nonostante la disponibilità dei nuovi anticoagulanti orali come alternativa al warfarin, ci sono ancora troppi pazienti con diagnosi di fibrillazione atriale non-valvolare (FANV) a rischio di ictus non trattati o che non ricevono un trattamento appropriato per proteggerli dal rischio di ictus. Sebbene i dati siano incoraggianti e mostrino che in alcune regioni (Europa e Nord America) la diffusione dei nuovi anticoagulanti orali e la preferenza rispetto agli antagonisti della vitamina K, come il warfarin, siano in crescita, permangono elevate percentuali di pazienti trattate in modo non appropriato, solo con acido acetilsalicilico (ASA), o addirittura che non ricevono alcun trattamento.

 Böhm M. et al. Favourable Effects of Dabigatran Etexilate versus Warfarin on renal function change over time in patients with atrial fibrillation: results from the RE-LY trial. Clinical Trial Update Hotline Session. ESC Congress 2014.Presented on 2 September 2014.