Stop per ‘inutilità’ allo studio Look AHEAD, che ha valutato l’effetto sugli outcome cardiovascolari di un programma intensivo di cambiamenti dello stile di vita, volto a raggiungere e mantenere la perdita di peso e la forma fisica in un gruppo di pazienti con diabete di tipo 2.

Lo studio, finanziato dai National Institutes of Health, è un ampio trial randomizzato al quale hanno preso parte 5.145 adulti arruolati in 16 centri Usa con diabete di tipo 2 e un indice di massa corporea ≥ 25 kg/m2, sottoposti a un programma intensivo di cambiamenti dello stile di vita oppure all’intervento standard, basato solo sul counseling.

Il programma intensivo consisteva in un cambiamento della dieta, attività fisica, training comportamentale e supporto di gruppo, mentre quello standard in tre sedute all’anno sulla gestione del diabete e di supporto sociale.

Il follow-up a lungo termine non ha mostrato differenze nelle percentuali di infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, morte o ricovero dovuto a un’angina tra i due gruppi di trattamento.
 Nonostante la significativa riduzione del peso e il miglioramento della forma fisica, i ricercatori hanno concluso che il programma intensivo, che comprendeva anche sedute individuali con un nutrizionista e/o un personal trainer, oltre a sedute di gruppo e corsi di aggiornamento, non ha dato alcun beneficio in termini di outcome cardiovascolari.

Uno degli autori dello studio, Anne Peters, della University of Southern California di Los Angeles), ha detto in un’intervista che il trial ha avuto successo, sostanzialmente, su un unico fronte, quello del dimagrimento e della forma fisica. Infatti, i risultati a quattro anni, pubblicati nel 2010 su Archives of Internal Medicine, hanno evidenziato che l'intervento intensivo ha portato alla perdita di peso fino al 10% nel primo anno e che i pazienti hanno mantenuto una riduzione del 6,5% del peso corporeo nei successivi tre anni. Nell’arco di 11 anni di follow-up, i pazienti hanno ottenuto un calo ponderale del 5% rispetto al peso iniziale, ha detto la Peters.

Inoltre, i primi dati avevano mostrato un miglioramento significativo rispetto ai controlli di vari parametri, tra cui il risultato della prova da sforzo, i livelli di emoglobina glicata, la pressione arteriosa sistolica e diastolica, i livelli di colesterolo HDL e quelli dei trigliceridi. L'unico fattore di rischio cardiovascolare che si è ridotto maggiormente nel gruppo di controllo è stato il livello di colesterolo LDL., probabilmente per via del fatto che i pazienti di questo gruppo prendevano più statine.

Dopo la prima pubblicazione, lo studio è poi proseguito per vedere se le differenze tra i due gruppi nei fattori di rischio cardiovascolari si mantenevano nel tempo e se l’intervento intensivo aveva effetti positivi sulla morbilità e la mortalità cardiovascolari. Ma quest’aspettativa è andata delusa.

La Peters ha comunque sottolineato che l’assenza di benefici cardiovascolari evidenziata dallo studio non è certo un via libera per sospendere l’attività fisica e iniziare a mangiare tutto ciò che si vuole, anche perché si sa che la perdita di peso ed esercizio fisico possono essere utili quanto meno sul fronte della prevenzione del diabete.

Alla base della terapia del diabete tipo 2, tutte le linee guida internazionali consigliano la perdita di peso nei pazienti obesi o in sovrappeso. Ma ora dopo i dati del trial Look Ahead questa raccomandazione riceve un duro colpo e questo studio pone importanti interrogativi di cui le linea guida in futuro dovranno tenerne conto.

Nei soggetti a rischio di sviluppare il diabete la perdita di peso e uno stile di vita salutare possono prevenire o ritardare tale evenienza. Ma cosa fare una volta che il diabete si è sviluppato? Serve insistere con interventi intensivi per ottenere una perdita di peso, considerato che ciò non comporta benefici sulle complicanze cardiovascolari?

Analizzando a fondo lo studio si vede come l'intervento intensivo ha portato ad alcuni benefici non trascurabili come il miglioramento della fitness fisica e della qualità di vita. Bisogna anche tener presente che nel trial erano arruolati pazienti in cui il diabete era insorto da tempo, quindi con ripercussioni sull'albero arterioso probabilmente già in atto. Nei pazienti con diabete di insorgenza recente si può ipotizzare che dieta e attività fisica siano in grado di ottenere risultati migliori sugli hard endpoint.

Inoltre non  si può escludere che,  nonostante il follow up sia stato prolungato, i benefici sugli eventi cardiovascolari possano comparire solo negli anni a seguire. Per questo è importante che si continui a monitorare con attenzione pazienti arruolati nello studio Look AHEAD.

Protocollo dello studio

Comunicato del National Institutes of Health