E se invece ACE-inibitori e sartani fossero protettivi rispetto al COVID-19? Nuovi dati da Wuhan

Cardio

L'ipertensione e l'interruzione del trattamento con farmaci per la riduzione della pressione arteriosa (BP) sono stati associati a un aumento della mortalità nei pazienti con COVID-19, secondo dati provenienti da Wuhan (Cina), pubblicati online sull' "European Heart Journal".

L'ipertensione e l'interruzione del trattamento con farmaci per la riduzione della pressione arteriosa (BP) sono stati associati a un aumento della mortalità nei pazienti con COVID-19, secondo dati provenienti da Wuhan (Cina), pubblicati online sull’ “European Heart Journal”.

Le persone con elevata BP avevano maggiori probabilità di morire durante l’ospedalizzazione per COVID-19 (4,0% contro 1,1% senza ipertensione, HR aggiustato 2,12, IC al 95% 1,17-3,82), così come i soggetti con una storia di ipertensione che non erano in terapia con farmaci antipertensivi (7.9% vs 3.2% in farmacoterapia, HR aggiustato 2,17, IC al 95% 1,03-4,57).

Tra i pazienti trattati con inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) e soggetti comparabili in trattamento con altri antipertensivi, la mortalità era simile (2,2% vs 3,6%, HR aggiustato 0,85, IC al 95% 0,28-2,58), riferiscono gli autori, guidati da Fei Li, dell'Ospedale Xijing di Xi'an (Cina).

Ma quando i dati provenienti da altri tre gruppi in Cina sono stati raggruppati in una meta-analisi, gli inibitori RAAS – ACE-inibitori e sartani (ARB) - sono stati associati a un rischio di mortalità significativamente inferiore rispetto ad altri farmaci per abbassare la BP (RR 0,65, IC al 95% 0,45-0,94).

Studio osservazionale condotto in un ospedale da campo di emergenza
Il team di Li ha eseguito uno studio osservazionale retrospettivo su tutti i 2.877 pazienti ricoverati in modo consecutivo all'ospedale Huoshenshan dal 5 al 15 marzo di quest'anno. Questo ospedale da campo di emergenza era stato costruito a Wuhan specificamente per il trattamento della COVID-19.

L'età media dei pazienti era di circa 60 anni e più della metà della coorte era costituita da uomini. Circa il 30% del gruppo aveva storia di ipertensione, e di questi l’83.5% di assumeva farmaci (inibitori RAAS in più di un quarto dei casi). I pazienti in terapia con inibitori RAAS avevano storia medica e BP di base simili a quelle dei soggetti in trattamento con agli altri farmaci.

I pazienti con ipertensione tendevano a sviluppare COVID-19 in forma più grave o critica e richiedevano la ventilazione meccanica invasiva, hanno specificano Li e colleghi. Lo studio osservazionale era intrinsecamente limitato dalla possibilità di fattori confondenti non misurati, secondo gli sperimentatori, e la stratificazione dei pazienti per classe di farmaci ha portato a gruppi che non erano abbastanza grandi per confronti definitivi.

Nel frattempo, lo studio CORONACION in corso dovrebbe fornire informazioni cruciali su come le persone non note per essere infette con SARS-CoV-2 si comportino con vari farmaci antiipertensivi.

Sempre più prove contrarie all’ipotesi iniziale di un possibile danno
Questo è «un altro articolo con indica in modo interessante che l'inibizione RAAS potrebbe essere efficace nel diminuire la gravità dell'infezione da COVID-19» osserva Harlan Krumholz, della Yale School of Medicine. «Ora c’è davvero bisogno di alcune prove per testare questa ipotesi. Fortunatamente, non c'è alcuna indicazione che questi farmaci causino danni associati all'infezione virale».

Era stato sospettato, infatti, che gli ARB e gli ACE-inibitori potessero peggiorare la gravità e la mortalità del COVID-19 aumentando l'espressione dell'enzima ACE2 necessario per l'ingresso virale di SARS-CoV-2. Le società cardiovascolari sostengono che i pazienti con ipertensione devono continuare il loro solito trattamento antipertensivo con inibitori RAAS.

Benefici a livello renale, miocardico ed emocoagulativo
L'inibizione RAAS continua nel COVID-19 è importante a causa della malattia renale cronica (CKD) che comunemente accompagna l'ipertensione, e i pazienti affetti da CKD possono richiedere un adeguato controllo della BP come parte della loro protezione renale, scrivono in un editoriale di accompagnamento Luis Ruilope, dell'Ospedale Universitario “12 di Ottobre” di Madrid, e colleghi.

«Inoltre, la sospensione degli inibitori RAAS in questi pazienti con COVID-19 aumenterebbe il rischio di morbilità e mortalità dato il danno miocardico che può verificarsi nella COVID-19» hanno aggiunto gli editorialisti.

L’inibizione RAAS può essere anche utile per la sua attività antitrombotica, fa notare il gruppo di Ruilope. «In effetti, l'iperinfiammazione e lo squilibrio della RAAS nella COVID-19 potrebbero contribuire alla ipercoagulopatia e immunotrombosi microvascolare sospette clinicamente».

Riferimenti bibliografici:
Gao C, Cai Y, Zhang K, et al. Association of hypertension and antihypertensive treatment with COVID-19 mortality: a retrospective observational study. Eur Heart J 2020 Jun 4. doi:10.1093/eurheartj/ehaa433 [Epub ahead of print]
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Ruilope LM, Tamargo J, Ruiz-Hurtado G. Renin-angiotensin system inhibitors in the COVID-19 pandemic: consequences of antihypertensive drugs. Eur Heart J 2020 Jun 4. doi:10.1093/eurheartj/ehaa487 [Epub online ahead of print]
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