Una meta-analisi cinese pubblicata sull’American Journal of Cardiovascular Drugs rivela che la somministrazione di eritropoietina (EPO) ad alte dosi svolge un lieve ma significativo effetto cardioprotettivo in pazienti con infarto miocardico acuto con sovraslivellamento del tratto ST (STEMI).

«I pazienti con STEMI sono sempre più avviati a intervento coronarico percutaneo (PCI) primario, tecnica ampiamente validata per la capacità di ridurre gli eventi cardiovascolari» ricordano gli autori, guidati da Yanting Wen, del Centro di Medicina traslazionale della Scuola medica universitaria di Nanjing. «Più recentemente» proseguono «studi preclinici e clinici sembrano indicare che l’EPO, in modo indipendente dai suoi effetti ematologici, svolga effetti benefici durante l’ischemia e la riperfusione. Allo scopo di verificare se l’EPO sia in grado di fornire un vantaggio prognostico rispetto a una terapia medica ottimale nella gestione dei pazienti con STEMI, sono stati condotti molti trial randomizzati controllati (RCT)».

«Attraverso una metanalisi su una prima serie di dati» scrivono gli autori «abbiamo già evidenziato che il miglioramento della frazione d’eiezione ventricolare sinistra (LVEF) è maggiormente significativa con una prima dose più alta di EPO (>20.000 UI) o con una superiore dose totale (=/>30.000 UI). Ora, avendo a disposizione RCT più aggiornati basati sull’impiego di EPO ad alte dosi, abbiamo condotto questa meta-analisi per valutare l’effetto dell’EPO ad alte dosi sui parametri di funzione cardiaca in pazienti con STEMI acuto».

Attraverso una ricerca su PubMed, EMBASE e la Cochrane Library (fino al dicembre 2012), il team dei ricercatori ha identificato 7 RCT, per un totale di 1.250 pazienti con STEMI acuto, corredati dei parametri funzionali cardiaci. Nei 7 RCT selezionati, i follow-up erano variabili, da un minimo di 30 giorni a un massimo di 6 mesi. Il dosaggio dell’EPO andava dalle 30.000 UI alle 100.000 UI. In tutti gli RCT l’EPO è stata somministrata entro 4 ore dopo il PCI.

«Quando somministrata a pazienti con STEMI acuto, l’EPO ad alte dosi si è dimostrata relativamente sicura e non si sono registrati incrementi di mortalità generale né di gravi eventi avversi» affermano Wen e colleghi. «Rispetto ai controlli, l’EPO ad alte dosi ha determinato un leggero ma significativo miglioramento della frazione d’eiezione ventricolare sinistra pari all’1,02% (95%CI:0,17-1,88; P=0,019) e del volume telesistolico ventricolare sinistro, pari a 4,61 ml (95%CI: da -7,64 a -1,58; P=0,003)».

Al di là della nota attività sul sistema ematopoietico - sottolineano i ricercatori - l’EPO, grazie ai suoi effetti sul mantenimento e sulla sopravvivenza cellulare, così come sulla modulazione delle vie biosintetiche infiammatorie, attualmente è considerata una risorsa applicabile in un’ampia varietà di condizioni cliniche, come l’anemia, il cancro, la malattia di Alzheimer, lo scompenso cardiaco, il diabete, i traumi e l’ictus.

«Crescenti evidenze da studi su animali hanno dimostrato che l’EPO detiene forti poteri cardioprotettivi contro le lesioni miocardiche indotte dall’ischemia e dalla riperfusione» riportano gli estensori della meta-analisi. «Agisce legandosi a un dimero dei suoi recettori, EPOR, che è espresso non solo nella linea ematopoietica ma anche nei tessuti cardiovascolari, ovvero nei miocardiociti, nei fibroblasti, nella muscolatura liscia dei vasi e nelle cellule endoteliali». Il meccanismo sottostante ai complicati effetti dell’EPO - spiegano gli autori - possono includere l’inibizione dell’apoptosi e dell’infiammazione, la mobilizzazione delle cellule progenitrici endoteliali, la stimolazione della neovascolarizzazione, così come la promozione dell’angiogenesi.

L’EPO ad alte dosi è risultata generalmente ben tollerata e gli eventi avversi rilevati erano sostanzialmente sovrapponibili a quelli dei pazienti nei gruppi placebo – specifica il gruppo di Wen. – In ogni caso, l’EPO ad alte dosi non ha ridotto le dimensioni dell’infarto, gli eventi avversi cardiovascolari maggiori o la mortalità generale nel corso della procedura e durante il follow-up. «Considerando però la durata dei follow-up relativamente brevi e le piccole popolazioni di pazienti negli RCT analizzati» concludono gli autori «gli effetti dell’EPO ad alte dosi sugli outcomes clinici nei pazienti con STEMI necessiterebbe di essere valutata di RCT prospettici più ampi e di maggiore durata».

Arturo Zenorini

Wen Y, Xu J, Ma X, Gao Q. High-dose erythropoietin in acute ST-segment elevation myocardial infarction: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am J Cardiovasc Drugs, 2013;13(6):435-42.
leggi