Fecondazione in vitro associata a problemi cardiaci anche letali in gravidanza

Le donne che si sottopongono a un trattamento contro la infertilitą hanno un rischio cinque volte maggiore di sviluppare una complicanza nota come cardiomiopatia peripartum. Se avvertono i sintomi di insufficienza cardiaca dovrebbero consultare con urgenza il proprio medico. Lo suggeriscono i risultati di uno studio condotto in Germania e presentato al congresso Heart Failure 2019, della European Society of Cardiology (ESC) che si tiene dal 25 al 28 maggio ad Atene, in Grecia.

Le donne che si sottopongono a un trattamento contro la infertilità hanno un rischio cinque volte maggiore di sviluppare una complicanza nota come cardiomiopatia peripartum. Se avvertono i sintomi di insufficienza cardiaca dovrebbero consultare con urgenza il proprio medico. Lo suggeriscono i risultati di uno studio condotto in Germania e presentato al congresso Heart Failure 2019, della European Society of Cardiology (ESC) che si tiene dal 25 al 28 maggio ad Atene, in Grecia.

Negli ultimi decenni l'uso della tecnologia di riproduzione assistita (ART) è gradualmente aumentato in tutto il mondo, grazie al costante aumento delle percentuali di successo e una maggiore accessibilità economica. In Germania, per esempio, la percentuale di bambini nati grazie al concepimento artificiale è passata dall'1,6% nel 2006 al 2,6% nel 2016 mentre in Danimarca dal 6,1% nel 2012 al 10% nel 2018.

Le gravidanze concepite mediante fecondazione in vitro (IVF) o iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) presentano però un rischio più elevato di complicanze ipertensive, che a loro volta rappresentano un fattore di rischio per la cardiomiopatia peripartum (PPCM).

Alla fine della gravidanza o dopo il parto il cuore si ingrossa e si indebolisce, portando a insufficienza cardiaca acuta o subacuta e ridotta frazione di eiezione in donne in precedenza sane. Colpisce circa una donna su mille in tutto il mondo ed è potenzialmente letale per la madre e il bambino. Mancanza di respiro, gonfiore delle gambe e risveglio notturno per urinare potrebbero essere segnali di allarme per questo disturbo.

Maggior rischio di PPCM con i trattamenti per la fertilità
«È molto difficile distinguere il normale disagio della gravidanza dai sintomi dell'insufficienza cardiaca», ha affermato Tobias Pfeffer, coautore dello studio e cardiologo presso la Hannover Medical School. «Il nostro studio mostra che il rischio di cardiomiopatia peripartum è cinque volte più alto nelle donne che si sottopongono alla terapia dell’infertilità, quindi dovrebbero essere consapevoli che questo disagio potrebbe non essere benigno. La PPCM viene spesso diagnosticata troppo tardi, con conseguenze dirette sulla prognosi».

«In tutte le donne che hanno concepito artificialmente, per escludere la PPCM i ginecologi e i medici della fertilità dovrebbero consigliare di effettuare controlli cardiaci, compresa l'ecocardiografia poco prima o dopo il parto», ha commentato l’autore senior dello studio Denise Hilfiker-Kleiner.

Ha fatto presente che il tasso di gravidanza della fecondazione artificiale varia tra il 10% e il 50% per ciclo in base all'età e al metodo utilizzato, quindi se la gravidanza non si instaura o si interrompe in una fase precoce, le donne si sottopongono a cicli multipli di trattamento. «Anche le gravidanze perse possono indurre la cardiomiopatia peripartum. Le donne che hanno sviluppato segni di stress cardiaco o di una compromissione della funzionalità del cuore dovrebbero sapere che sottoporsi a un altro ciclo può aumentare il rischio di ammalarsi in modo grave» ha aggiunto.

I dati delle 108 pazienti con PPCM coinvolte nello studio hanno evidenziato 32 casi di ridotta fertilità (30%). Di queste, il 56% aveva ricevuto trattamenti IVS o ICSI mentre il 34% aveva concepito in modo naturale. Un terzo delle donne ha avuto difficoltà a rimanere incinta nonostante rapporti sessuali regolari per almeno sei mesi, rispetto a circa il 20% della popolazione generale in Germania.

Nelle donne con PPCM che utilizzavano la riproduzione assistita le nascite erano cinque volte più frequenti, infatti il 13% dei bambini era concepito artificialmente rispetto al 2,6% della popolazione generale.

Da comprendere meglio i fattori alla base della PPCM
Secondo i ricercatori l'elevata prevalenza di ridotta fertilità e di nascite legate all’uso della riproduzione assistita in pazienti con PPCM potrebbe essere parzialmente correlata ad alcuni fattori di rischio condivisi. «Le donne che fanno ricorso alla fecondazione artificiale sono di solito più anziane e molto spesso hanno un parto cesareo, quindi hanno già due fattori di rischio per questa condizione», ha detto Hilfiker-Kleiner. «I trattamenti per la fertilità inducono gravidanze multiple, fatto che aumenta anche la possibilità che si sviluppi una PPCM».

«Pensiamo anche che ci possano essere alterazioni genetiche che predispongono le donne a una ridotta fertilità e alla cardiomiopatia peripartum, ma sono questioni ancora in corso di valutazione», ha detto il coautore Manuel List. «Al momento non ci sono evidenze chiare che il trattamento ormonale, che di solito fa parte del trattamento della fertilità, aumenti il rischio di PPCM».

Hilfiker-Kleiner ha fatto presente che nello studio gli esiti clinici delle pazienti con PPCM non sono comunque risultati peggiori nelle donne con problemi di fertilità, comprese quelle sottoposte a un trattamento per la fertilità, rispetto a quelle con fertilità normale. «La fertilizzazione in vitro o l’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi non sono associate a una prognosi peggiore per via della PPCM. Tuttavia, dato che ulteriori gravidanze dopo la cardiomiopatia peripartum comportano un alto rischio di recidiva, il trattamento della fertilità in queste pazienti è un intervento ad alto rischio sia per la madre che per il feto», ha concluso.

Bibliografia

List M et al. Patients with peripartum cardiomyopathy display a high incidence of subfertility and fertility treatments’ will be presented during Poster Session 1: Acute Heart Failure – Abstract P489 Heart Failure 2019.