Fibrillazione atriale, in 4 casi su 10 danno cerebrale non diagnosticato #ESC2018

Quattro pazienti su 10, affetti da fibrillazione atriale (AF) ma con anamnesi negativa di ictus o TIA mostrano segno pregressi di danno cerebrale non diagnosticato. Queste le conclusioni preliminari dello studio Swiss-AF (the Swiss Atrial Fibrillation Cohort Study), presentato nel corso dell'edizione 2018 del congresso ESC, che sta tenendo I suoi lavoro a Monaco di Baviera.

Quattro pazienti su 10, affetti da fibrillazione atriale (AF) ma con anamnesi negativa di ictus o TIA mostrano segno pregressi di danno cerebrale non diagnosticato. Queste le conclusioni preliminari dello studio Swiss-AF (the Swiss Atrial Fibrillation Cohort Study), presentato nel corso dell'edizione 2018 del congresso ESC, che sta tenendo I suoi lavoro a Monaco di Baviera.

Alcuni highlights sulla fibrillazione atriale e obiettivi dello studio
I pazienti con AF si caratterizzano un incremento statisticamente significativo del rischio di ictus, ragion per cui la maggior parte di essi è in trattamento con farmaci anticoagulanti orali. Questo incremento del rischio di ictus rappresenta probabilmente la ragione principale del fatto che I pazienti con AF si caratterizzano anche per un innalzamento del rischio di disfunzioni cognitive e demenza. Tuttavia va anche ricordato che la relazione tra AF e demenza è stata documentata anche in pazienti con assenza di ictus pregressi, a suggerire il coinvolgimento di meccanismi fisiopatogenici ulteriori.

Da ciò consengue che l'approfondimento dei meccanismi attraverso I quali la AF aumenta il rischio di disfunzione cognitiva e demenza rappresenta il primo passo necessario allo sviluppo di misure preventive efficaci.

Lo studio Swiss-AF è uno studio prospettico, di disegno osservazionale, disegnato allo scopo di individuare I meccanismi di declino cognitivo presenti nei pazienti con AF (2). L'analisi presentata al congresso si è focalizzata sulla prevalenza di danno cerebrale silente (non diagnosticato clinicamente) in pazienti con AF.

A tal scopo, sono stati reclutati 2.415 pazienti ultra65enni con AF, provenienti da 14 centri clinici dislocati in Svizzera, inclusi nello studio tra il 2014 e il 2017. Tutti I pazienti senza controindicazioni sono stati sottoposti ad imaging a risonanza magnetica dell'area cerebrale e I referti sono stati analizzati in un laboratorio centralizzato. Alla fine, erano disponibile scansioni a risonanza magnetica per 1.736 pazienti (dei 2.415 inizialmente reclutati). Di questi, 347 (pari al 20%) avevano una storia di ictus e/o TIA e, per tale ragioni, questi ultimi sono stati esclusi dall'analisi.

Risultati principali
L'analisi dello studio ha incluso 1.389 pazienti con AF e anamnesi negativa di ictus o TIA. Questi avevano un'età media di 72 anni e il 26% era di sesso femminile. Le scansioni effettuate in risonanza magnetica hanno mostrato che 569 pazienti (41%) mostravano almeno un tipo di lesione cerebrale precedentemente non diagnosticata: 207 (15%) avevano un infarto cerebrale, 269 (19%) mostravano piccole emorragie cerebrali e 222 (16%) piccole lesioni cerebrali profonde, dette lacune.

La maggior parte dei partecipanti allo studio (n=1.234, 89%) era trattata con anticoagulanti orali. Uno dei due ricercatori principali dello studio (prof. Stefan Osswald, del Policlinico Universitario di Basilea) ha sottolineato che l'analisi effettuata ha preso in considerazioni I dati riferiti ad un singolo punto temporale e non può rispondere alla domanda se gli infarti cerebrali e le altre lesioni cerebrali si sono manifestate prima o dopo l'inizio della terapia anticoagulante orale. Ciò detto, “...i risultati di questo studio – ha aggiunto – suffragano, in qualche modo, l'ipotesi che la terapia anticoagulante orale non sia in grado di prevenire tutti I danni cerebrali nei pazienti con AF”.

Riassumendo
“I risultati dello studio suggeriscono che le lesioni cerebrali non clinicamente documentate potrebbero rendere conto dell'associazione esistente tra demenza e AF in pazienti senza stroke pregresso – ha affermato l'altro ricercatore principale dello studio (prof. Conen)”.

“Tutti I partecipanti allo studio Swiss-AF – ha aggiunto – sono andati incontro a test cognitivi. Questi dati saranno analizzati per vedere se I pazienti con lesioni cerebrali silenti mostrano anche alterazioni della funzione cognitiva”.

La messa a punto di future collaborazioni con altre equipe di ricercatori aiuterà a discernere se I risultati ottenuti in questi studi siano specifici per I pazienti con AF.

Nicola Casella

Bibliografia
Blum S et al. Prevalence of silent vascular brain lesions among patients with atrial fibrillation and no known history of stroke. ESC 2018; Abs. n. 1358