Fibrillazione atriale: nuovi anticoagulanti battono il warfarin in termini di riduzione mortalità. Studio GARFIELD-AF

Cardio

Una nuova analisi dei dati provenienti dal registro GARFIELD-AF (the Global Anticoagulant Registry in the FIELD-Atrial Fibrillation) (box 1), il più grande registro prospettico internazionale di pazienti con fibrillazione atriale (AF), presentata in occasione del congresso annuale ESC a Monaco di Baviera, ha confermato la superiorità dei NOAC (nuovi anticoagulanti orali) rispetto agli anticoagulanti orali antagonisti della vitamina K (VKA) nel ridurre la mortalitù a 2 anni in pazienti a rischio più elevato (CHA2DS2-VASc ≥2).

Una nuova analisi dei dati provenienti dal registro GARFIELD-AF (the Global Anticoagulant Registry in the FIELD-Atrial Fibrillation) (box 1), il più grande registro prospettico internazionale di pazienti con fibrillazione atriale (AF), presentata in occasione del congresso annuale ESC a Monaco di Baviera, ha confermato la superiorità dei NOAC (nuovi anticoagulanti orali) rispetto agli anticoagulanti orali antagonisti della vitamina K (VKA) nel ridurre la mortalitù a 2 anni in pazienti a rischio più elevato (CHA2DS2-VASc ≥2) (1).

Sintesi dei risultati
Nello specifico, in questo studio condotto su 19.134 pazienti, il numero di decessi osservato nei pazienti che hanno iniziato il trattamento con NOAC è stato inferiore del 19% a quello osservato nei pazienti trattati con VKA al tempo della diagnosi di AF (aHR= 0,81; IC95%=0,71-0,92]; p<0,001).

Non sono state evidenziate differenze statisticamente significative tra I due gruppi di trattamento, invece, per quanto riguarda il numero di eventi di ictus ed embolia sistemica e quello degli eventi di emorragia maggiore.

L'analisi in questione, oltre ad avere dimostrato la superiorità dei NOAC vs VKA nel ridurre la mortalità, ha documentato la capacità degli anticoagulanti in toto di ridurre, in pazienti con rischio più elevato (CHA2DS2-VASc ≥2), di ridurre la mortalità del 17% rispetto ai pazienti non sottoposti a terapia anticoagulante (aHR=0,83; IC95%=0,75-0,93; p<0.001) e del 27% gli eventi di stroke/emboli sistemici (aHR=0,73; IC95%= 0,59-0,90]; p=0,003).

“Questi dati, ottenuti nella pratica clinica reale quotidiana (real world) potrebbero riflettere l'impatto di un cattivo controllo con I VKA che, stando ad un altro studio (2), è risultato essere associato ad un rischio elevato di eventi – ha affermato il prof. Camm (St George's, University of London), autore principale dello studio”

Non solo: “Lo studio – aggiunge il prof. Camm - suggerisce che la terapia anticoagulante presenta un effetto benefico che va oltre la prevenzione dell'ictus”.

In pratica, questo studio ci dice che i risultati positivi ottenuti nei trial clinici condotti con NOAC possono essere riproducibili anche in un setting real world.

Bibliografia
1)    Camm AJ, et al. Comparative effectiveness of oral anticoagulants in everyday practice. Late Breaking Registry Results 2 ESC Congress 2018. Nr 5876
2)    Fox KAA, et al. Adverse one-year outcome for patients newly treated with oral anticoagulants plus antiplatelet therapy after a diagnosis of atrial fibrillation. Results from the GARFIELD-AF prospective registry. Late Breaking Registry Results 2 ESC Congress 2018. Nr 5878.