Gilead Sciences ha annunciato i risultati derivati da HARMONY, uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo di fase 2 inteso a valutare l’effetto della ranolazina e del dronedarone a basso dosaggio, ciascuno somministrato da solo o in combinazione, sul carico della fibrillazione atriale (Atrial Fibrillation Burden, AFB) in pazienti affetti da fibrillazione atriale (FA) parossistica.

Nello studio HARMONY, la terapia combinata a base di ranolazina e dronedarone a basso dosaggio ha determinato delle riduzioni superiori dell’AFB rispetto alla baseline a confronto con le monoterapie. I risultati particolareggiati emersi dallo studio (Compendio n. LB03-05) verranno presentati oggi durante una sessione per sperimentazioni cliniche late-breaking in occasione della riunione annuale della Società per il ritmo cardiaco (Heart Rhythm Society, HRS) a San Francisco.

La ranolazina è approvata per il trattamento dell’angina cronica alle dosi commercializzate di 500 e 1.000 mg da somministrarsi due volte al giorno. Ranexa con o senza dronedarone non è stato approvato per il trattamento della FA.

Nello studio in oggetto, i pazienti rientranti nel braccio trattato con ranolazina 750 mg/dronedarone 150 mg (RD150) e nel braccio ranolazina 750 mg/dronedarone 225 mg (RD225), hanno esibito rispettivamente una riduzione del 45 e del 59 per cento dell’AFB rispetto alla baseline nell’arco di 12 settimane (rispettivamente p=0,072 e p=0,008, rispetto al placebo). Il 45 per centro dei pazienti assumenti RD225 ha raggiunto una riduzione dell’AFB rispetto alla baseline pari o superiore al 70 per cento nel corso di 12 settimane. Né la ranolazina 750 mg (p=0,49) né il dronedarone 225 mg (p=0,78) da soli hanno determinato una riduzione statisticamente significativa dell’AFB rispetto alla baseline a confronto con il placebo. I suddetti risultati sono coerenti con i dati pre-clinici relativi all’effetto sinergico derivato dall’uso combinato di tali terapie.

“Al momento è disponibile un numero limitato di terapie antiaritmie sicure ed efficaci per i pazienti affetti da FA, il che sottolinea la necessità di valutazione di nuove strategie terapeutiche”, hanno affermato il dottor Peter R. Kowey e William Wikoff Smith, professore in Ricerca cardiovascolare presso il Lankenau Medical Center e professore in Medicina e Farmacologia clinica presso il Jefferson Medical College e la Thomas Jefferson University. “HARMONY indica che un nuovo approccio terapeutico, consistente nella somministrazione concomitante di ranolazina e dronedarone a basso dosaggio, è più efficace di ogni terapia somministrata da sola per quanto concerne la riduzione del carico della FA. In attesa di una valutazione più ampia di fase 3, una terapia combinata a base di ranolazina e dronedarone a basso dosaggio potrebbe contribuire a far fronte al bisogno importante e crescente, ma insoddisfatto, di ulteriori opzioni terapeutiche per le persone affette da questa grave malattia”.

Nello studio HARMONY 134 pazienti sono stati randomizzati a uno di cinque bracci di trattamento: placebo (n=26); ranolazina 750 mg sotto forma di compressa somministrata due volte al giorno (n=26); dronedarone 225 mg sotto forma di pillola somministrata due volte al giorno (n=26); RD150 due volte al giorno (n=26); o RD225 due volte al giorno (n=27).

Non si è osservata alcuna differenza significativa sotto il profilo clinico tra i gruppi di trattamento attivo per quanto concerne l’incidenza complessiva di eventi avversi o ritiri dovuti ai medesimi. Alcuni degli eventi avversi causanti il ritiro in ciascun gruppo di trattamento erano: fibrillazione atriale (placebo, due pazienti), capogiri e vertigini (ranolazina 750 mg, due pazienti ciascuno), dispnea e prurito (dronedarone 225 mg, due pazienti ciascuno), ipotensione (RD225, due pazienti) e nessun evento avverso causante il ritiro è stato segnalato per più di un paziente nel gruppo RD150 (ovvero vertigini e stipsi).

L’endpoint primario era costituito da un cambiamento dell’AFB nel corso di 12 settimane. L’AFB era definito come il tempo complessivo di tachicardia atriale/fibrillazione atriale accusata da un paziente, espresso come percentuale del tempo di registrazione totale in maniera continuativa da 0 a 12 settimane.