Fibrillazione atriale, sempre più diffuso l'uso dei NOAC nella cardioversione elettrica

L'uso dei nuovi anticoagulanti orali (NOAC) nella cardioversione elettrica è aumentato significativamente nel corso del periodo di uno studio condotto in un ospedale australiano e nell'esperienza clinica stessa degli operatori dell'istituto. Questi farmaci sembrano essere sicuri come il warfarin con bassi tassi di ictus ischemico e sanguinamento maggiore. Inoltre, una strategia con NOAC di breve durata è risultata paragonabile a una terapia a più lungo termine. È quanto riportato online su "Heart, Lung and Circulation".

L'uso dei nuovi anticoagulanti orali (NOAC) nella cardioversione elettrica è aumentato significativamente nel corso del periodo di uno studio condotto in un ospedale australiano e nell’esperienza clinica stessa degli operatori dell’istituto. Questi farmaci sembrano essere sicuri come il warfarin con bassi tassi di ictus ischemico e sanguinamento maggiore. Inoltre, una strategia con NOAC di breve durata è risultata paragonabile a una terapia a più lungo termine. È quanto riportato online su “Heart, Lung and Circulation”.

«Per alcuni pazienti con fibrillazione atriale (AF), la cardioversione a corrente continua (DCCV) è una strategia che può essere utilizzata per ripristinare il ritmo sinusale ma un'adeguata anticoagulazione è obbligatoria per prevenire eventi tromboembolici» ricordano gli autori, coordinati da Giuseppe Femia, del Dipartimento di Cardiologia del Wollongong Hospital, della città omonima nel Nuovo Galles del Sud, in Australia.

«Storicamente» proseguono «i pazienti sono stati anticoagulati con warfarin e terapia ponte con eparina non frazionata o a basso peso molecolare. Tuttavia, di recente l’impiego dei NOAC quali apixaban, dabigatran e rivaroxaban è diventato sempre più diffuso. Nonostante l'aumento dell'uso, i dati reali sulla sicurezza e sull'efficacia di questi farmaci in questa applicazione sono limitati». Lo scopo di questo studio è stato proprio quello di colmare questo ‘gap’ conoscitivo.

Analisi retrospettiva di due anni in un ospedale dell’Australia sud-orientale
Per fare ciò, gli studiosi hanno analizzato retrospettivamente i pazienti sottoposti a DCCV all'ospedale Wollongong dal 1 ° gennaio 2014 al 30 giugno 2016 e confrontato l'anticoagulazione periprocedurale con warfarin e i tre NOAC.

«I pazienti sono stati trattati per almeno 24 ore con anticoagulazione prima e per almeno quattro settimane dopo la procedura a meno che non venissero sviluppate controindicazioni» spiegano Femia e colleghi. «Tutti i pazienti sono stati sottoposti a ecocardiografia transesofagea prima della cardioversione, indipendentemente dal tipo o dalla durata dell'anticoagulazione.

I pazienti con trombo atriale sinistro o dell’appendice atriale sinistra non sono stati sottoposti cardioversione. «Abbiamo analizzato i tassi di utilizzazione dei NOAC e confrontato l'incidenza di ictus ischemici post-procedurali e di eventi di sanguinamento maggiore a otto settimane di follow-up» specificano i ricercatori.

Risultati che rispecchiano il “mondo reale” dell’attività clinica
Durante il periodo di studio, 284 pazienti sono stati sottoposti a DCCV; 109 (38,4%) sono stati anticoagulati con warfarin e 175 (61,6%) con uno dei tre NOAC: 77 (27,1%) con apixaban, 60 (21,1%) con rivaroxaban e 38 (13,4%) con dabigatran.

I pazienti trattati con warfarin erano mediamente più anziani (71,3 +/- 9,7 vs 65,2 +/- 12,9 anni; valore di p: 0,0005), con più fattori di rischio cardiaco, incluso scompenso cardiaco con ridotta frazione di eiezione (39,4% vs 22,9%; p: 0,0032), ipertensione trattata medicalmente (76,1% vs 48,6%, p: 0,0001) e malattia vascolare periferica (31,2% vs 12,1%, p: 0,0004).

I NOACs sono stati utilizzati più frequentemente in pazienti con bassi punteggi CHA2DS2-VASc; 179 pazienti avevano un punteggio inferiore o pari a 3, con 52 (29,1%) pazienti trattati con warfarin e 127 (70,9%) trattati con un NOAC (p: 0,0001).

«Nell'ambito della nostra coorte» dichiarano gli autori «l'uso di NOAC è aumentato nel corso del periodo di studio dal 45,6% nel 2014 all'82,8% nel 2016. In entrambi i gruppi vi era una bassa incidenza di ictus ischemico e di eventi di sanguinamento, rispettivamente 1,8% vs 0,6% (p: 0,5607) e 3,6% vs 1,7% (p: 0,4343).

«Nel gruppo NOAC, 95 dei 174 pazienti erano naïve ad anticoagulanti e anticoagulati da meno di cinque giorni» rilevano «e rispetto alla terapia a lunga durata, non vi era differenza in termini di ictus ischemici ed eventi di sanguinamento».

«Questo studio trasmette un'esperienza di “mondo reale” con NOAC in pazienti con AF non valvolare sottoposti a DCCV» evidenziano gli autori. «Nel nostro istituto, i NOAC sono stati utilizzati in oltre il 60% dei pazienti sottoposti a DCCV e abbiamo verificato che sono sicuri ed efficaci quanto il warfarin in relazione all'ictus ischemico e agli eventi di sanguinamento maggiori. Abbiamo inoltre messo a punto una strategia di cardioversione precoce con terapia NOAC di breve durata comparabile per efficacia a una terapia di lunga durata».

Arturo Zenorini

Bibliografia:
Femia G, Fetahovic T, Shetty P, et al. Novel Oral Anticoagulants in Direct Current Cardioversion for Atrial Fibrillation. Heart Lung Circ, 2017 Jul 17. [Epub ahead of print]
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