HOPE-3, negli uomini di mezza etą la terapia con farmaci cardiovascolari non incide sulla funzione erettile

La terapia di prevenzione primaria a lungo termine con una statina e/o la combinazione di candesartan e un diuretico tiazidico a basso dosaggio non aumenta il rischio di disfunzione erettile (ED) negli uomini di mezza etą a rischio cardiovascolare (CV) intermedio. La 'rassicurazione' deriva dai risultati - pubblicati sul "Canadian Journal of Cardiology" - di un'analisi prespecificata dello studio HOPE-3 (Heart Outcomes Prevention Evaluation-3).

La terapia di prevenzione primaria a lungo termine con una statina e/o la combinazione di candesartan e un diuretico tiazidico a basso dosaggio non aumenta il rischio di disfunzione erettile (ED) negli uomini di mezza età a rischio cardiovascolare (CV) intermedio. La ‘rassicurazione’ deriva dai risultati - pubblicati sul “Canadian Journal of Cardiology” - di un'analisi prespecificata dello studio HOPE-3 (Heart Outcomes Prevention Evaluation-3).

D'altra parte, mentre il trattamento ha ridotto la colesterolemia e i valori di pressione arteriosa, non ha ridotto la probabilità di un nuovo ED o di un suo peggioramento, come era stato accennato in studi di minori dimensioni e durata.

Nello studio HOPE-3, più di 2.000 uomini sono stati randomizzati a ricevere rosuvastatina (10 mg al giorno) o una combinazione di candesartan (bloccante del recettore dell'angiotensina 2) più idroclorotiazide (16 mg/12,5 mg al giorno) o un placebo, in un disegno fattoriale 2 × 2. I partecipanti avevano anche risposto a un questionario validato sull'ED al basale e dopo circa 6 anni.

«Era importante verificare se l'ottimizzazione dei fattori di rischio - in questo caso la pressione arteriosa e la colesterolemia - potesse influenzare la progressione dell’ED, e se i risultati fossero neutri» scrivono gli autori, coordinati da Philip Joseph, del Population Health Research Institute presso la McMaster University di Hamilton, Ontario (Canada).

Inoltre, «molti uomini attribuiscono l’ED ai farmaci, ma hanno anche fattori di rischio che causano ED» aggiungono. Questa ricerca in effetti suggerisce che i farmaci testati in queste dosi «non sembrano influenzare negativamente l’ED».

Gli uomini spesso sviluppano l’ED e iniziano a ricevere trattamenti per i fattori di rischio CV, come l'ipertensione o l’ipercolesterolemia, all’incirca nello stesso periodo, e possono attribuire l'ED a un effetto collaterale del farmaco, scrivono Joseph e colleghi.

Valutati eventuali disturbi in 4.314 over55 con rischio cardiovascolare intermedio per 6 anni
I ricercatori (1) hanno studiato i cambiamenti nella funzione erettile tra gli uomini arruolati nell’HOPE-3 sulla base dei risultati del questionario dell'International Index of Erectile Function (IIEF-EF).

I risultati primari di HOPE-3 sono stati pubblicati nel 2016 sul “New England Journal of Medicine”. Dei 6.831 uomini arruolati, che avevano tutti almeno 55 anni e un punteggio di rischio INTERHEART indicativo di un rischio intermedio per un primo evento cardiovascolare, 4.314 soggetti avevano i questionari IIEF-EF compilati del basale e di fine studio.

Di questi, 2.261 uomini (51%) hanno riferito "nessuna attività sessuale" o "nessun rapporto sessuale" nelle 4 settimane precedenti al basale e sono stati esclusi dall'analisi.

I restanti 2.153 uomini sono stati inclusi nella presente analisi. Avevano un'età media di 61 anni e il 57% presentava ED, definita come un punteggio IIEF-EF inferiore a 26. Avevano anche una pressione arteriosa sistolica media di 138 mmHg, un livello medio di colesterolemia-LDL di 127 mg/dL, e un rapporto medio vita-fianchi di 0,96. Un terzo erano fumatori attivi, ma solo il 6% era diabetico.

Dopo un follow-up medio di 5,8 anni, il punteggio medio IIEF-EF nel gruppo complessivo è diminuito da 23 a 22 (P < 0,001). Tuttavia, il cambiamento medio nel punteggio IIEF-EF - dopo aggiustamento per le covariate - non differiva significativamente nei gruppi che avevano ricevuto una terapia ipocolesterolemizzante, antipertensiva o entrambe rispetto ai gruppi che avevano ricevuto il placebo.

Inoltre, negli uomini senza ED al basale, queste terapie non hanno influenzato lo sviluppo di problemi relativi alla funzione erettile. «Abbiamo raggiunto riduzioni significative della colesterolemia-LDL e della pressione arteriosa» con l'uso, rispettivamente, di rosuvastatina e della combinazione candesartan/idroclorotiazide, riportano i ricercatori, ma nessuna delle due ha influito sulla funzione erettile.

«Questi risultati suggeriscono che la modificazione di questi fattori di rischio ha un impatto limitato sulla funzione erettile in questa popolazione». I ricercatori riconoscono che i limiti dello studio includono l'incapacità di separare l'effetto di candesartan da quello dell'idroclorotiazide (studi precedenti hanno suggerito che i tiazidici ad alte dosi sono associati a un aumentato rischio di ED).

Inoltre, pochi uomini avevano il diabete, un forte fattore di rischio per l’ED, «quindi pensiamo sia difficile generalizzare i dati alla popolazione diabetica» sostengono Joseph e colleghi. Del resto «non stavamo modificando quel fattore di rischio, ci siamo concentrati sulla colesterolemia e la pressione arteriosa».

Il bicchiere mezzo pieno e/o mezzo vuoto
La cattiva notizia sta nella «elevata prevalenza dell’ED (57%) in questo gruppo di uomini di mezza età» mentre «la buona notizia è che i farmaci di cui hanno bisogno per la riduzione del rischio CV non peggiorano tale condizione in alcun modo» scrive G.B. John Mancini, della University of British Columbia di Vancouver (Canada), in un editoriale di accompagnamento (2).

Per cui «se la prevenzione primaria è giustificata, si dovrebbe procedere con la prescrizione di una statina e, se del caso, di un antipertensivo, senza timore di peggioramento dell’ED e, sfortunatamente, senza per questo poter attribuire un beneficio a nessuna di queste classi di farmaci riguardo al disturbo».

«I pazienti che dovessero esprimere preoccupazione per l’ED andrebbero rassicurati sulla mancanza di effetti derivanti dall'uso di statine o dalla combinazione sartano/tiazidico, come mostrato in questo studio» prosegue Mancini.

«Tuttavia – aspetto forse ancora più importante – questi soggetti dovrebbero essere valutati in modo più completo, guidati e/o istruiti sull'uso sicuro degli inibitori della fosfodiesterasi-5 quando appropriato, e quando i nitrati non vengono utilizzati» sottolinea.

«L’analisi attuale fornisce una forte motivazione per i cardiologi nell’infondere fiducia e competenza nella sovrapposizione tra la qualità della vita come riflesso dalla salute sessuale maschile e la riduzione del rischio cardiovascolare» conclude.

A.Z.

Riferimenti bibliografici:
1) Joseph P, Lonn E, Bosch J, et al. Long-term Effects of Statins, Blood Pressure-Lowering, and Both on Erectile Function in Persons at Intermediate Risk for Cardiovascular Disease: A Substudy of the Heart Outcomes Prevention Evaluation-3 (HOPE-3) Randomized Controlled Trial. Can J Cardiol, 2018 Jan;34(1):38-44. doi: 10.1016/j.cjca.2017.09.026.
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2) Mancini GBJ. Cardiovascular Risk Reduction and Male Sexual Health: No Free Ride. Can J Cardiol, 2018 Jan;34(1):4-5. doi: 10.1016/j.cjca.2017.10.022.
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