Polimorfismi del gene ACE (enzima convertitore dell’angiotensina), costituiti da delezioni (D) o inserzioni (I), sono correlati al rischio di fibrillazione atriale (AF). È quanto emerge da una meta-analisi effettuata da studiosi cinesi e pubblicata online sul Journal of the Renin Angiotensin Aldosterone System. In particolare, gli individui con genotipo ACE omozigote D/D risultano avere il più elevato rischio di AF mentre i polimorfismi ACE eterozigoti I/D, in termini di rischio di AF, appaiono significativamente correlati all’etnia.

«Recenti ricerche hanno dimostrato che il sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS) è importante nello sviluppo e nel mantenimento dell’AF» spiegano gli autori, guidati da Shaohong Ma, del Dipartimento di Chirurgia Cardiovascolare dell’Ospedale Universitario di Zhongshan (Cina). «L’espressione di ACE è importante in svariati effetti fisiopatologici del RAAS». È stata infatti segnalata un’aumentata espressione di ACE nel tessuto miocardico di pazienti con AF. Inoltre l’ACE può stimolare l’espressione di angiotensina II che promuove la proliferazione di fibroblasti cardiaci potenziando la fibrosi atriale.

«Il gene ACE» proseguono Ma e colleghi «è localizzato sul cromosoma 17q23.3 e polimorfismi I/D risultano in genotipi omozigoti D/D e I/I ed eterozigoti I/D. I più elevati livelli plasmatici di ACE sono associati con il genotipo D/D, i più bassi con quello I/I e livelli intermedi con il genotipo I/D».
Vari studi si sono succeduti negli scorsi anni su questo tema, con risultati non coerenti. Pertanto i ricercatori cinesi hanno condotto una meta-analisi di tutti i 23 studi esistenti sull’argomento dal 1990 al 2013, valutando la correlazione tra i polimorfismi del gene ACE I/D e l’AF in popolazioni di differenti aree e misurando ulteriormente l’incidenza di AF utilizzando il modello recessivo D/D vs I/D+I/I e il modello dominante D/D+I/D vs I/I.

I dati sono stati ricavati da articoli sui polimorfismi ACE I/D e AF pubblicati prima del settembre 2013 sugli archivi elettronici Embase, PubMed, WanFangData e China national Knowledge Infrastructure.
Utilizzando il modello recessivo è emerso che il polimorfismo genetico I/D era correlato all’AF (odds ratio [OR]: 1,61; 95%CI:1,16-1,72). Un’analisi per sottogruppi ha dimostrato una significativa associazione nel modello recessivo per le popolazioni asiatiche (OR: 1,40; 95%CI: 1,19-1,80) e caucasiche (OR: 1,42; 95%CI: 1,01-1,99).

«La nostra meta-analisi ha aiutato ad accertare se i polimorfismi del gene ACE I/D avessero un’apparente correlazione con l’AF. I nostri risultati forniscono inoltre sufficienti evidenze di una forte relazione tra la variante genetica D/D e AF. Una simile associazione si è osservata in analisi per sottogruppi stratificate in base all’etnia» commentano gli autori.

«Il sistema RAAS è il meccanismo-chiave del rimodellamento atriale che si ritiene sia la causa principale di AF» spiegano. «I polimorfismi del gene ACE I/D sono correlati all’attività dell’angiotensina che è il principale componente efficace del RAAS. L’ACE converte l’angiotensina I in angiotensina II che può promuovere ipertrofia dei cardiomiociti, apoptosi e fibrosi e portare a simulare l’AF».

«In linea teorica» proseguono «il genotipo ACE D/D può promuovere la produzione di angiotensina II e la fibrosi atriale attraverso l’aumento dell’attività dell’ACE, portando a un rimodellamento strutturale dell’atrio e al favorimento dell’AF. Coerentemente con questo assunto, i nostri risultati dimostrano che il genotipo ACE D/D è correlato in modo significativo all’AF».
Da notare, infine, che vi soni molti geni nel RAAS e alcuni studi hanno evidenziato che altri polimorfismi genetici nel RAAS sono correlati ad AF.

Arturo Zenorini

Ma R, Li X, Su G, et al. Angiotensin-converting enzyme insertion/deletion gene polymorphisms associated with risk of atrial fibrillation: A meta-analysis of 23 case-control studies. J Renin Angiotensin Aldosteron Syst, 2015 Jun 3. [Epub ahead of print]
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