È noto che i benefici della terapia antipertensiva sono rilevanti nella pratica clinica quotidiana e i danni provocati da una mancata aderenza; ma ancora più importante è la persistenza in trattamento antipertensivo nei pazienti che hanno subito un ictus ischemico (IS) - e di cui è noto lo stato antipertensivo – entro il primo anno dall’evento. Lo afferma un gruppo di neurologi cinesi in uno studio apparso su PLoS One.

Ricorrendo al Registro nazionale cinese degli ictus, il team guidato da Jie Xu, del Dipartimento di Neurologia dell’Università di Pechino, ha analizzato i dati di 8.409 pazienti (età media all’inizio dello studio: 66,7 anni; 40,05 donne) colpiti da IS e affetti da ipertensione arteriosa.  

Il grado di persistenza nella terapia antipertensiva (alta =/>75%, bassa <75%) è stato misurato tramite un rapporto compilato dal paziente stesso a 3, 6 e 12 mesi di distanza dall’evento acuto. Attraverso un modello di regressione logistica multivariata si è valutato il rapporto tra persistenza e outcomes dell’IS (recidiva ictale, eventi vascolari combinati, morte) a 12 mesi.  

Sul totale dei pazienti, entro il primo anno dall’evento il 31,6% ha mostrato un’alta persistenza con i farmaci antipertensivi, mentre il 64,85 ha evidenziato un basso grado di persistenza. L’elevata persistenza con gli antipertensivi ha ridotto in modo significativo il rischio di recidiva ictale (odds ratio [OR]: 0,78; 95% intervallo di confidenza [CI]: 0,68-0,89), eventi vascolari combinati (OR: 0,71; 95% CI: 0,63-0,1), e morte (OR: 0,44; 0,36-0,53).  

“A nostra conoscenza” scrivono gli autori “questo è il primo studio che ha analizzato l’associazione tra persistenza ai farmaci antipertensivi e outcomes clinici in pazienti con ictus ischemico ai fini di prevenzione secondaria”.

“Al di là del migliore controllo pressorio conseguito” proseguono “molte altre ragioni potrebbero essere avanzate per spiegare la correlazione tra alta aderenza alla terapia antipertensiva ed esiti favorevoli in fase post-ictale. Per esempio, i pazienti che sono a minore rischio di decesso a 12 mesi potrebbero aver avuto un ictus iniziale di grado lieve. Inoltre, è possibile che i pazienti i quali affermano di aderire alla terapia probabilmente aderiscano anche ad altre terapie raccomandate”.

“In questo studio” si sottolinea “è probabile che i partecipanti con alta aderenza alla terapia antipertensiva siano aderenti ad altre terapie prescritte, come antipiastrinici, anticoagulanti, ipolipemizzanti e antidiabetici. In ogni caso, anche dopo aggiustamento per tutte le covariate (come gravità dell’ictus e impiego dei farmaci secondari sopra menzionati), la positiva associazione tra persistenza con farmaci antipertensivi e outcomes dell’IS si mantengono”.


Xu J, Zhao X, Wang Y, et al. Impact of a better persistence with antihypertensive agents on ischemic stroke outcomes for secondary prevention. PLoS One, 2013;8(6):e65233.
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Arturo Zenorini