Idarucizumab (antidoto a dabigatran), presentati a Berlino i risultati finali dello studio di Fase III RE-VERSE AD

Presentati oggi a Berlino nel corso del 26° Congresso ISTH 2017 i risultati finali dello studio RE-VERSE AD condotto per valutare l'effetto di inattivazione di idarucizumab nei confronti di dabigatran etexilato. Lo studio è stato contemporaneamente pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Presentati oggi a Berlino nel corso del 26° Congresso ISTH 2017 i risultati finali dello studio RE-VERSE AD condotto per valutare l’effetto di inattivazione di idarucizumab nei confronti di dabigatran etexilato. Lo studio è stato contemporaneamente pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Il farmaco ha confermato la sua azione immediata, completa e sostenuta nel tempo, in situazioni d’emergenza/urgenza e i risultati sono stati sovrapponibili sia nei pazienti che necessitavano di intervento chirurgico urgente, sia nei casi di sanguinamento non controllato o con un potenziale rischio per la vita degli stessi.

Grazie alla neutralizzazione dell’effetto anticoagulante di dabigatran etexilato gli operatori sanitari hanno avviato rapidamente le procedure d’emergenza/urgenza.

Idarucizumab è un frammento di anticorpo umanizzato, o Fab, sviluppato come farmaco specifico per inattivare l’effetto di dabigatran. Idarucizumab si lega in maniera specifica esclusivamente alle molecole di dabigatran, neutralizzandone l’effetto anticoagulante senza interferire con la cascata della coagulazione.

L’endpoint primario dello studio RE-VERSE AD era il grado di inattivazione dell’effetto anticoagulante di dabigatran etexilato entro quattro ore dalla somministrazione, misurato attraverso il tempo di trombina diluito (dTT) e il tempo di ecarina (ECT), che è stato raggiunto nel 100% dei pazienti (IC al 95%, 100-100).

L’inattivazione è risultata evidente immediatamente dopo la somministrazione di idarucizumab e mantenuta per 24 ore nella maggior parte dei pazienti. È stata, inoltre, indipendente da età, sesso, funzionalità renale e concentrazione di dabigatran al basale.1,2 Nel 98% dei pazienti è stato utilizzato il dosaggio standard di 5g già approvato dagli Enti Regolatori. Gli esiti clinici rilevati dagli endpoint secondari hanno messo in luce l’importanza di avere a disposizione un antidoto per i pazienti in terapia anticoagulante: nei pazienti del Gruppo A (sanguinamento acuto) l’emorragia è cessata in un tempo mediano di due ore e mezza; in quelli che hanno avuto bisogno di una procedura/intervento di emergenza (Gruppo B), si è potuto procedere dopo un tempo mediano di poco più di un’ora e mezza (1,6 ore). Nel 93,4% dei pazienti che hanno avuto necessità di un intervento, l’emostasi nel corso dell’intervento stesso è stata descritta come normale.

Nello studio non sono stati osservati eventi avversi gravi correlabili a idarucizumab. I pazienti arruolati erano anziani e con numerose co-morbilità, le condizioni cliniche dei pazienti al momento dell’arruolamento nello studio erano gravi, ad esempio, emorragia intracranica, trauma multiplo e sepsi. La mortalità a 90 giorni è stata del 18,8% nel Gruppo A e del 18,9% nel Gruppo B. A 90 giorni, si erano verificati eventi trombotici nel 6,3% dei pazienti del Gruppo A e nel 7,4% dei pazienti del Gruppo B, percentuali in linea con quelle registrate dopo interventi chirurgici maggiori o ospedalizzazioni per sanguinamento non controllato in pazienti che assumono antagonisti della Vit. k.

Idarucizumab è il primo e unico farmaco approvato e disponibile che inattiva in maniera specifica l’effetto di un anticoagulante orale non-antagonista della vitamina K.
Boehringer Ingelheim continua a studiare idarucizumab nel programma RE-VECTO, che valuta l’utilizzo nella pratica clinica quotidiana. Il completamento del programma RE-VECTO è previsto per la fine del 2018.5

Lo Studio RE-VERSE AD
RE-VERSE AD è uno Studio internazionale di Fase III in pazienti in terapia con dabigatran che necessitano di un intervento d’emergenza/urgenza o in caso di sanguinamento non controllato.1,2,6 L’analisi finale dello studio RE-VERSE AD ha compreso i risultati di pazienti che hanno avuto necessità di procedure/intervento urgente come, ad esempio, intervento chirurgico per frattura esposta a seguito di una caduta, o con complicanze emorragiche incontrollate, che ne abbiano messo a rischio la vita, oppure emorragia intracranica o trauma grave a seguito di un incidente automobilistico.1,2 L’endpoint primario, ovvero il grado di neutralizzazione dell’effetto anticoagulante di dabigatran ottenuto da idarucizumab entro quattro ore dalla somministrazione, è stato misurato attraverso il tempo di trombina diluito (dTT) e il tempo di ecarina (ECT).

Lo studio è iniziato a maggio 2014 ed è il più ampio studio di valutazione di un farmaco che inattiva in maniera specifica l’effetto di un anticoagulante orale non-antagonista della vitamina K (NOAC) in situazioni reali di gestione clinica d’emergenza/urgenza. I pazienti arruolati sono stati 503, presso 173 centri in 39 Paesi e suddivisi in due gruppi:
 •  gruppo A: 301 pazienti (60%) che presentavano sanguinamento incontrollato o che ne metteva a rischio la vita (ad esempio emorragia gastrointestinale, emorragia intracranica);
•   gruppo B: 202 pazienti (40%) che necessitavano di essere sottoposti a procedura invasiva o intervento d’urgenza (ad esempio per frattura dell’anca).


Maria Stella Di Raimondo