Cardio

Il nuovo anticoagulante iniettivo otamixaban fallisce nella sindrome coronarica acuta

Il nuovo anticoagulante per via iniettiva sviluppato da Sanofi, otamixaban, non ha raggiunto l’endpoint principale dello studio di fase III TAO (Treatment of Acute Coronary Syndromes with Otamixaban) presentato al congresso ESC di Amsterdam.  

Otamixaban, anticoagulante disponibile per via endovenosa, è un nuovo inibitore diretto del fattore Xa, un enzima chiave nella cascata della coagulazione.

Nello studio appena presentato, il farmaco ha aumentato significativamente i sanguinamenti senza ridurre la mortalità o nuovi attacchi cardiaci rispetto alle attuali terapie raccomandate in pazienti con sindrome coronarica acuta senza sovraslivellamento del tratto ST (NSTE-ACS). Per questa ragione, qualche mese fa, quando già erano noti i dati preliminari del trial, l’azienda aveva deciso di interromperne lo sviluppo.

Il trial ha fallito nel dimostrare la superiorità del farmaco rispetto a un combinazione di eparina non frazionata e eptifibatide (inibitore del GP IIb/IIIa) in pazienti con NSTE-ACS, assegnati a ricevere angiografia e PCI con tre giorni di randomizzazione.
Lo studio ha randomizzato 13.229 pazienti a ricevere eparina non frazionato più eptifibate (solo nei pazienti sottoposti a PCI, fino a 18-24 ore dopo l’intervento) o otaxiban (0,80 mg/kg endovena alla randomizzazione seguiti da 0,100 o 0,140 mg/kg in un’infusione da un ora).

Tutti i partecipanti sono stati trattati con aspirina e un antagonista orale del recettore dell’adenosina difosfato (ADP).

L’incidenza dell’endpoint principale quale mortalità per tutte le cause e nuovo infarto del miocardio dalla randomizzazione al giorno 7 non era significativamente differente tra i due gruppi (5,5% con otamixaban vs 5,7% nei controlli, rischio relativo 0,99, P=0,93). L’incidenza a 7 giorni di sanguinamenti minori o maggiori secondo i criteri Thrombolysis in Myocardial Infarction (TIMI) era superiore con il nuovo farmaco rispetto ai controlli (3,1% vs 1,5%, rischio relativo 2,13, P<0,001).

Teoricamente, otamixaban avrebbe potuto essere un anticoagulante di elevato interesse per la popolazione di pazienti analizzata in questo studio. Il farmaco, infatti, ha una modesta eliminazione renale e non necessita di monitoraggio continuo. I dati di questo studio non dimostrano, però, benefici significativi dovuti al farmaco e ne hanno invece evidenziato i limiti di sicurezza, tanto che come già detto l’azienda produttrice ha deciso di interrompere il suo sviluppo clinico.

Il chairman della conferenza stampa di presentazione dello studio, il dottor Keith Fox (Università di Edimburgo, Scozia), ha detto che lo studio TAO ha messo in evidenza alcuni messaggi importanti che sovraintendo i meccanismi farmacologici. Il Dottor Steg, primo autore del trial, ha affermato: "in questa era moderna di intervento rapido, sembra che la terapia anticoagulante non è così importante, e abbiamo numerose evidenze che i nuovi anticoagulanti non sono riusciti a mostrare una migliore efficacia, ma è invece aumentato il sanguinamento. Sono i farmaci antiaggreganti piastrinici che sembrano essere la chiave. In questo settore, gli studi con i nuovo antiaggreganti dotati di maggiore potenza farmacologica, hanno dato risultati più positivi. "

Comunicato dell’ESC