Iniziare a mezza età un'attività fisica regolare può prevenire l'insufficienza cardiaca dovuta a sedentarietà

Secondo i risultati di uno studio randomizzato pubblicato online su "Circulation", due anni di esercizio fisico iniziati nella mezza età possono ripristinare l'elasticità del cuore in adulti precedentemente sedentari e prevenire così lo sviluppo di insufficienza cardiaca (HF) con frazione di eiezione conservata (HFpEF).

Secondo i risultati di uno studio randomizzato pubblicato online su “Circulation”, due anni di esercizio fisico iniziati nella mezza età possono ripristinare l'elasticità del cuore in adulti precedentemente sedentari e prevenire così lo sviluppo di insufficienza cardiaca (HF) con frazione di eiezione conservata (HFpEF).

«Quando si leggono gli studi condotti su pazienti con HFpEF, si rileva che tutti i pazienti hanno cuori piccoli e rigidi con aumenti molto rapidi della pressione di riempimento durante l'esercizio e vasi sanguigni rigidi con un alterato accoppiamento ventricolo arterioso» premettono gli autori del lavoro, guidati da Benjamin Levine, dell’University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas. «Questo tipo di esercizio fisico ha invertito il processo che porta verso l’HFpEF» sostengono.

Levine e i suoi colleghi avevano precedentemente dimostrato che gli anziani sedentari hanno ventricoli sinistri (LV) piccoli e rigidi, simili a quelli dei pazienti con HFpEF, mentre gli atleti più anziani e competitivi che si erano allenati almeno 6 giorni alla settimana nel corso della loro vita avevano LV ampi e adeguati che assomigliavano a quelli di un trentenne sano.

Tuttavia, quando i ricercatori hanno inserito anziani sedentari (età media, 70 anni) in un training di esercizio fisico di moderata intensità svolto da cinque a sei volte alla settimana della durata complessiva di 1 anno, hanno riscontrato uno scarso effetto sulla rigidità di LV. Altri lavori suggerivano che il cuore compie il passaggio al fenotipo invecchiato di plasticità cardiaca ridotta nella mezza età.

Gli autori si sono quindi resi conto che iniziare a 70 anni era troppo tardi e forse un anno di attività era troppo breve. Pertanto, riferiscono, hanno cercato di definire il periodo di inizio di tale irrigidimento per riuscire a trovare il “punto debole” e verificare se fosse possibile invertire il processo. «Questa, in sintesi, è stata l'essenza del presente studio» spiegano Levine e colleghi (1).

Il programma di allenamento
A tal fine, 61 adulti sani e sedentari di mezza età (da 45 a 64 anni) sono stati assegnati in modo randomizzato a 2 anni di yoga e allenamento di equilibrio o a esercizio fisico supervisionato 4-5 volte alla settimana, per un totale di circa 150-180 minuti. Il regime includeva da 3 a 4 sessioni di allenamento moderato da 30 a 45 minuti per i primi 3 mesi, con frequenza o durata aumentate ogni mese.

Sono poi stati aggiunti intervalli aerobici, consistenti nelle cosiddette sessioni 4 × 4 (4 minuti di esercizio al 95% della frequenza cardiaca [HR] di picco seguiti da 3 minuti di recupero attivo al 60-75% di HR di picco, ripetuto quattro volte). Ogni giorno intervallato è stato seguito da una giornata di recupero che comprendeva da 20 a 30 minuti di camminata o leggera attività aerobica.

Entro il sesto mese, il gruppo esercizio si stava allenando da 5 a 6 ore settimanali, incluse due sessioni di intervallo, e una sessione lunga (> 1 ora) e una di 30 minuti eseguite a intensità moderata, il che significava che il partecipante avrebbe sudato ma era ancora in grado di portare avanti una conversazione. Sono state inoltre prescritte una o due sedute settimanali di allenamento per la forza.

I partecipanti hanno iniziato una fase di mantenimento a 10 mesi, con un allenamento regolato per riflettere i risultati dei test. Per mantenersi fresco ed evitare infortuni, i partecipanti sono stati incoraggiati a utilizzare una varietà di attrezzature per esercizio fisico e ad allenarsi all'aperto.

La maggior parte delle sessioni di allenamento non sono state supervisionate ma tutte sono state seguite utilizzando monitor di HR. L'aderenza al programma di esercizi è stata dell'88% a 2 anni, con un totale di 53 partecipanti che hanno completato lo studio di 2 anni, supervisionato da Eric Howden, del Baker Heart and Diabetes Institute di Melbourne (Australia).

I risultati ottenuti in termini di parametri cardiorespiratori
A 2 anni, il massimo consumo di ossigeno (VO2max), una misura della capacità di esercizio, è aumentato del 18% nel gruppo esercizio e diminuito dell'1,0% tra i controlli (5,3 vs -0,3 ml/kg/min; P <0,0001).

La rigidità di LV, calcolata mediante interpolazione della curva diastolica volume-pressione, si è ridotta nel gruppo esercizio (costante di rigidità da 0,072 a 0,051, P = 0,0018) mentre non è variata tra i controlli (da 0,063 a 0,062; P = 0,83).

«Se si osserva la curva, è appiattita e spostata a destra, ed è esattamente quello che si vede in un cuore di un atleta» rilevano gli autori. «Quindi questa è una differenza non solo statisticamente ma anche fisiologicamente significativa e costituisce uno straordinario capovolgimento dell'irrigidimento che si verifica nel cuore seguendo una vita sedentaria».

L'allenamento fisico ha aumentato il volume telediastolico di LV rispetto all'intervento di controllo (7,1 vs -1,0 ml/m2; P <0,001), mentre la pressione capillare polmonare (PCWP) è rimasta invariata, consentendo una maggiore gittata sistolica per ogni pressione di riempimento data nel gruppo esercizio (pre-/post-esercizio P = 0,001, condizione di carico P = 0,0075).

L’allenamento fisico ha ridotto la frequenza cardiaca dei partecipanti diminuita da 63 a 58 battiti/min (P = 0,0003), mentre la frequenza cardiaca è rimasta costante a 64 battiti/min nel gruppo controllo. La pressione sanguigna è rimasta invariata in entrambi i gruppi.

L’esercizio fisico regolare come priorità per la salute pubblica
«I limiti dello studio sono la valutazione delle curve di pressione di LV mediante l'uso della PCWP media come surrogato per la pressione telediastolica di LV, l’arruolamento di volontari disposti e in grado di partecipare a un regime di esercizio intensivo e la coorte analizzata prevalentemente caucasica (circa 80%), che potrebbe limitare la generalizzabilità dei risultati ad altri gruppi etnici» scrivono gli stessi autori.

Per quanto riguarda gli adulti sedentari di mezza età che aderiscono al regime di esercizio intensivo, Levine e colleghi affermano che possono farlo se l'esercizio è visto come parte della loro routine quotidiana, come fare il bagno o lavarsi i denti, e se la decisione è supportata dal sistema sanitario.

«Va ricordato che l'invecchiamento sedentario pone le basi per l’HFpEF tramite lo sviluppo di un cuore piccolo e rigido» proseguono. «Poiché il nostro intervento di esercizio fisico ha invertito questa patofisiologia e l'HFpEF è una malattia così comune e problematica, gli sforzi per ridurlo in una popolazione che invecchia dovrebbero essere una priorità».

Grandi gruppi medici, come il Kaiser Permanente California, stanno già utilizzando il “Physical Activity Vital Sign” (tool per la valutazione dello stato fisico, NdR) nelle loro cartelle cliniche elettroniche per segnalare i pazienti a una consulenza sull'attività fisica.

Non a caso anche una recente dichiarazione scientifica dell'American Heart Association (2) di Levine è coautore, sottolinea l'importanza di valutare l'idoneità cardiorespiratoria come parte della valutazione globale della salute di un individuo.

A.Z.

Riferimenti bibliografici:
1) Howden EJ, Sarma S, Lawley JS, et al. Reversing the Cardiac Effects of Sedentary Aging in Middle Age-A Randomized Controlled Trial: Implications For Heart Failure Prevention. Circulation, 2018 Jan 8. [Epub ahead of print]
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2) Ross R, Blair SN, Arena R, et al. Importance of Assessing Cardiorespiratory Fitness in Clinical Practice: A Case for Fitness as a Clinical Vital Sign: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation, 2016;134(24):e653-e699.
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