Insufficienza cardiaca gestita a distanza con la telemedicina, meno giorni in ospedale e mortalitā ridotta

Pazienti con insufficienza cardiaca cronica (HF) gestiti a distanza con sistemi di telemedicina hanno perso meno giorni a causa di ricoveri ospedalieri cardiovascolari imprevisti e hanno avuto una inferiore mortalitā per tutte le cause rispetto a quanti hanno ricevuto solo le cure abituali. Sono i risultati di uno studio tedesco presentati al congresso della European Society of Cardiology (ESC) che si č tenuto a Monaco, e pubblicati simultaneamente sulla rivista The Lancet.

Pazienti con insufficienza cardiaca cronica (HF) gestiti a distanza con sistemi di telemedicina hanno perso meno giorni a causa di ricoveri ospedalieri cardiovascolari imprevisti e hanno avuto una inferiore mortalità per tutte le cause rispetto a quanti hanno ricevuto solo le cure abituali. Sono i risultati di uno studio tedesco presentati al congresso della European Society of Cardiology (ESC) che si è tenuto a Monaco, e pubblicati simultaneamente sulla rivista The Lancet.

Questo studio mostra che «la gestione a distanza del paziente, quindi non solo un semplice monitoraggio, in futuro farà parte del lavoro dei medici, che presto cureranno pazienti ricoverati, pazienti ambulatoriali e pazienti da remoto», ha detto l’autore dello studio Friedrich Köhler, della Charité-Universitätsmedizin di Berlino, in Germania, che ha presentato la relazione.

Per sottolineare la semplicità di gestione del sistema da parte dei pazienti, ha fatto presente che anche il partecipante più anziano dello studio, all'età di 92 anni, ha scoperto che raccogliere e inviare dati giornalieri, comprese le letture dell'elettrocardiogramma, non era per niente difficile.

«Oltre a un'attenta selezione dei pazienti», ha precisato Köhler «un centro telematico ben strutturato e in grado di fornire un servizio 24 ore su 24 è un elemento chiave per poter gestire a distanza un paziente. Le infermiere e i medici del call center hanno lavorato a stretto contatto con i medici di famiglia dei pazienti e i cardiologi locali».

Gestione a distanza, non semplice telemonitoraggio
La mancanza di monitoraggio della malattia può comportare un aumento della mortalità e una più frequente riammissione ospedaliera per HF scompensata, scrivono Köhler e colleghi.

Le recenti linee guida ESC sulla gestione dalla HF forniscono solo scarse raccomandazioni sul telemonitoraggio di questi pazienti, ma la gestione a distanza va oltre la sola diagnosi precoce del deterioramento clinico.  Può aiutare a rilevare i primi segni di insufficienza cardiaca, e consentire così una pronta attivazione del trattamento più appropriati prima di un piena manifestazione dello scompenso, sottolineano gli autori.

Lo studio TIM-HF2
Lo studio prospettico Telemedical Interventional Management in Heart Failure II (TIM-HF2), randomizzato, controllato, a gruppi paralleli, ha arruolato tra il 2013 e il 2017 oltre 1500 pazienti da 16 centri in Germania, dei quali 796 hanno ricevuto la gestione remota del paziente e 775 solo le cure abituali.

L'outcome primario era la percentuale di giorni persi a causa di ospedalizzazioni cardiovascolari non pianificate o morte per tutte le cause, e i principali outcome secondari erano la mortalità cardiovascolare e per tutte le cause.

I pazienti dovevano essere stati ospedalizzati per insufficienza cardiaca negli ultimi 12 mesi, avere una HF di classe II o III della New York Heart Association (NYHA) e non soffrire di depressione maggiore (punteggio del Patient Health Questionnaire <10).

Erano esclusi dal trial pazienti depressi. A una domanda sul motivo dell’esclusione dallo studio dei pazienti con un alto punteggio relativo alla depressione, Köhler ha risposto che «abbiamo bisogno di un paziente attivo in grado di effettuare misurazioni giornaliere e di comunicare con il centro di telemonitoraggio e gli assistenti locali, ma un paziente molto depresso potrebbe preferire restare a letto».

Il gruppo di gestione remota ha ricevuto dispositivi per misurare la pressione sanguigna, l'elettrocardiografia, il peso e la saturazione di ossigeno, un telefono cellulare per poter contattare il centro di telemonitoraggio in caso di emergenza, oltre a una formazione iniziale di mezz'ora da parte di un infermiere, seguita da telefonate mensili. Tutti i pazienti sono stati visitati dal cardiologo o dal medico di base al basale e a 3, 6 e 9 mesi.

Meno giorni persi e riduzione della mortalità per tutte le cause
Al termine del follow-up della durata di un anno, la percentuale di giorni persi a causa di ricoveri ospedalieri cardiovascolari imprevisti o mortalità per tutte le cause era inferiore nel gruppo con gestione a distanza, 4,88% vs 6,64% (HR 0,80, p=0,0460), pari a un numero medio di giorni persi di 17,8 rispetto a 24,2.

La mortalità è risultata di 7,9 per i pazienti con monitoraggio remoto rispetto a 11,3 per quelli con sola terapia abituale per 100 anni di follow-up (HR 0,70, p=0,028), mentre il dato di morte cardiovascolare non era significativo tra i gruppi (HR, 0,671, p=0,0560).


Bibliografia

Koehler F et al. Efficacy of telemedical interventional management in patients with heart failure (TIM-HF2): a randomised, controlled, parallel-group, unmasked trial. The Lancet. Published:August 25, 2018
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