Ipertensione arteriosa, la pressione diastolica incide quanto la sistolica sul rischio di infarto e ictus

Entrambe le cifre di una lettura della pressione arteriosa - quella "superiore", sistolica, e quella "inferiore", diastolica - sono predittive in modo indipendente del rischio di infarto o ictus. ╚ quanto rivela sul "New England Journal of Medicine" uno studio molto ampio del Kaiser Permanente, in California, che ha incluso pi¨ di 36 milioni di rilevazioni della pressione arteriosa su pi¨ di 1 milione di persone.

Entrambe le cifre di una lettura della pressione arteriosa - quella “superiore”, sistolica, e quella “inferiore”, diastolica – sono predittive in modo indipendente del rischio di infarto o ictus. È quanto rivela sul “New England Journal of Medicine” uno studio molto ampio del Kaiser Permanente, in California, che ha incluso più di 36 milioni di rilevazioni della pressione arteriosa su più di 1 milione di persone.

I risultati di questo studio appaiono in contrasto con decenni di ricerche precedenti secondo cui un'alta pressione arteriosa sistolica aveva più probabilità rispetto a quella diastolica di causare esiti avversi.

Vasto studio retrospettivo su 36 milioni di rilevazioni
L'attuale studio retrospettivo è «di gran lunga il più vasto del suo genere» affermano gli autori, guidati da Alexander C. Flint, specialista di ictus del Kaiser Permanente di Redwood City e ricercatore aggiunto presso la Divisione di Ricerca del Kaiser Permanente Northern California di Oakland.

In particolare, i ricercatori hanno rivisto 36 milioni di misure della pressione arteriosa effettuate durante le visite ambulatoriali tra il 2007 e il 2016 su 1,3 milioni di pazienti adulti del Kaiser Permanente Northern California.

La pressione sistolica, ovvero il numero più alto in una lettura della pressione arteriosa - misura con quanta forza il cuore pompa sangue nelle arterie. La pressione diastolica - il numero inferiore - indica la pressione esercitata dal sangue sulle arterie tra un battito cardiaco e l’altro. Come detto, decenni di ricerche hanno dimostrato che un'elevata pressione arteriosa sistolica ha maggiori probabilità di provocare esiti avversi.

Una scoperta che pone fine a una controversia che si trascina da decenni
Di conseguenza, proseguono Flint e colleghi, le linee guida cardiologiche e gli strumenti di calcolo del rischio si concentrano sul numero superiore e alcuni esperti sostengono che valore diastolico potrebbe essere ragionevolmente ignorato.

Dopo aver aggiustato i dati per possibili fattori confondenti, i ricercatori hanno scoperto che se è vero che la pressione sistolica ha un impatto maggiore, in ogni caso tanto la pressione sistolica quanto quella diastolica avevano fortemente influenzato il rischio di infarto o ictus, indipendentemente dalla definizione utilizzata per l'ipertensione (140/90 mm Hg rispetto a 130/80 mm Hg).

La scoperta che l'ipertensione sistolica e diastolica ha un impatto simile sul rischio a una soglia inferiore di 130/80 per il team di Flint fornisce un supporto indipendente alle recenti modifiche apportate alle linee guida dell'American College of Cardiology e American Heart Association, che raccomandavano un più stretto controllo della pressione arteriosa nei pazienti ipertesi ad alto rischio. I risultati sono anche in linea con i risultati del trial di intervento sulla pressione sistolica dei National Institutes of Health, noto come SPRINT.

«Questa ricerca porta una grande quantità di dati a rispondere a una domanda di fondo, e dà una risposta molto chiara» scrivono gli autori. «In qualsiasi modo in cui si suddividano i dati, le pressioni sistolica e diastolica sono entrambe importanti».

«Da tempo vi è una controversia persistente sul fatto che la pressione arteriosa sistolica, quella diastolica o entrambe contribuiscano al rischio cardiovascolare» ha commenta l'autore senior Deepak L. Bhatt, degli Interventional Cardiovascular Services al Brigham and Women's Hospital e docente di Medicina alla Harvard Medical School di Boston.

«Questa analisi che utilizza una grande quantità di dati longitudinali dimostra in modo convincente che entrambe sono importanti» ribadisce Bhatt «e mostra che nelle persone che sono altrimenti in buona salute numeri più bassi di pressione arteriosa sono migliori».

Flint AC, Conell C, Ren X, et al. Effect of Systolic and Diastolic Blood Pressure on Cardiovascular Outcomes. N Engl J Med, 2019;381(3):243-251. doi: 10.1056/NEJMoa1803180.
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