Nei pazienti con ipertensione di nuova diagnosi un inibitore del recettore dell’angiotensina II (ARB o sartani) quale azilsartan medoxomil (AZL-M) - rispetto a un inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-inibitore) - offre un superiore controllo della pressione arteriosa (BP) con un simile profilo di sicurezza. È quanto emerge dall’analisi dei dati del registro EARLY, i cui risultati sono stati presentati online sul Journal of Clinical Hypertension.

«Per i pazienti con ipertensione di prima diagnosi, l’inizio della terapia antipertensiva con un inibitore del sistema renina angiotensina (RAS) è emerso come un interessante primo step per controllare la BP. Peraltro, dati “real-life” circa l’efficienza clinica relativa e la tollerabilità degli ARB rispetto agli ACE-inibitori sono scarsi. È pertanto apparso necessario valutare le differenze cliniche tra le due classi di farmaci» affermano gli autori, costituito da un board di specialisti tedeschi coordinati da Roland Schmieder, dell’Ospedale Universitario di Erlangen (Germania).
Un pregresso studio di confronto tra AZL-M e un ACE-inibitore di largo impiego, quale ramipril, aveva evidenziato una consistente riduzione della BP sistolica (SBP) con l’ARB rispetto all’ACE-inibitore e una minore frequenza di eventi avversi (AE) causa di sospensione del trattamento con il primo farmaco rispetto al secondo, riferiscono Schmieder e colleghi. 
«Questa evidenza» proseguono «ci ha portato a ipotizzare che la decisione iniziale circa l’uso di un ARB o un ACE-inibitore come trattamento di prima linea potesse avere implicazioni significative per il paziente. Per tale motivo, allo scopo di analizzare l’efficacia relativa e la tollerabilità di entrambe le classi di farmaci nel “mondo reale”, abbiamo analizzato il set di dati del registro EARLY (Treatment With Azilsartan Compared to ACE Inhibitors in Antihypertensive Therapy) nel quale circa un terzo dei pazienti al basale aveva ricevuto una prima diagnosi di ipertensione».
L’EARLY – spiegano gli autori - è un registro prospettico, osservazionale, nazionale, multicentrico con un follow-up di 12 mesi appositamente realizzato per valutare l’efficacia di AZL-M rispetto agli ACE-inibitori nel mondo reale. Dei 1.153 pazienti con ipertensione di nuova diagnosi inclusi nel registro, a 789 è stato prescritto AZL-M e a 364 un ACE-inibitore. Dopo aggiustamento multivariato, si è riscontrata nei pazienti trattati con l’ARB una maggiore riduzione della BP e il raggiungimento di un migliore target pressorio (<140/90 mmHg). La quota di pazienti con AE non è stata differente in modo significativo tra i due gruppi.
«Il gruppo di pazienti con ipertensione di nuova diagnosi» rispetto alla popolazione generale del registro «era più giovane e presentava valori più elevati di BP. A seguito di 12 mesi di trattamento antipertensivo questi soggetti hanno mostrato riduzioni maggiori di SBP, BP media e pressione di polso rispetto ai pazienti con ipertensione già diagnosticata» commentano Schmieder e colleghi.
Come è noto, nonostante la disponibilità di antipertensivi efficaci e sicuri, almeno il 40% degli ipertesi continua a mostrare valori inaccettabilmente elevati di BP, ricordano gli autori, aggiungendo come una scarsa aderenza alle strategie di trattamento sia considerata una delle maggiori cause che contribuiscono al mancato controllo pressorio.
«Peraltro» evidenziano «la scelta di un regime antipertensivo di prima linea ottimale in termini di efficacia e tollerabilità è nota per influenzare positivamente sia l’aderenza sia la persistenza al trattamento e vari studi indicano che una terapia mirata al sistema RAS tramite ARB o ACE-inibitori sia associata alla massima persistenza alla terapia antipertensiva».
«I dati ottenuti dal registro per i pazienti di nuova diagnosi assegnati ad AZL-M o a un ACE-inibitore al basale dimostrano che la persistenza al trattamento fino ai 12 mesi del follow-up è risultata simile nei due gruppi. La quota di questi soggetti che ha ottenuto il controllo pressorio prefissato, però, è stata superiore del 9% nel gruppo AZM-L rispetto a quello ACE-inibitori».
«In molti casi non c’è differenza tra l’uso di un ACE-inibitore o un ARB» ammettono gli autori. «I nostri risultati suggeriscono che l’uso di un farmaco altamente efficace ma tollerabile nell’ambito delle differenti classi di agenti bloccanti il sistema RAS può comunque determinare un beneficio clinico». 

Arturo Zenorini
Schmieder RE, Potthoff SA, Bramlage P, et al. Patients With Newly Diagnosed Hypertension Treated With the Renin Angiotensin Receptor Blocker Azilsartan Medoxomil vs Angiotensin-Converting Enzyme Inhibitors: The Prospective EARLY Registry. J Clin Hypertens, 2015 Jun 24. [Epub ahead of print]
leggi