Ipertensione polmonare, l'effetto di selexipag è superiore quanto più è precoce l'inizio del trattamento

In un'analisi esplorativa post hoc dello studio GRIPHON, il trattamento con selexipag, rispetto al placebo, ha migliorato gli esiti clinici in pazienti con ipertensione arteriosa polmonare (PAH) indipendentemente dal tempo dalla diagnosi all'inizio del trattamento, con un effetto di trattamento più pronunciato nei pazienti trattati con selexipag subito dopo diagnosi. I risultati sono stati presentati a Dallas, nel corso della Conferenza Internazionale dell'American Thoracic Society (ATS).

In un'analisi esplorativa post hoc dello studio GRIPHON, il trattamento con selexipag, rispetto al placebo, ha migliorato gli esiti clinici in pazienti con ipertensione arteriosa polmonare (PAH) indipendentemente dal tempo dalla diagnosi all'inizio del trattamento, con un effetto di trattamento più pronunciato nei pazienti trattati con selexipag subito dopo diagnosi. I risultati sono stati presentati a Dallas, nel corso della Conferenza Internazionale dell’American Thoracic Society (ATS).

Selexipag è un agonista orale del recettore della prostaciclina approvato da FDA, EMA e AIFA per ritardare la progressione di malattia e ridurre il rischio di ospedalizzazione.

I risultati dello studio GRIPHON
Lo studio GRIPHON ha valutato l'efficacia a lungo termine e la sicurezza di selexipag per os in 1.156 pazienti con PAH in 39 Paesi. Nello studio complessivo, l'endpoint composito primario di morbilità e mortalità è stato ridotto del 40% con selexipag rispetto al placebo.

L'endpoint composito comprendeva progressione o peggioramento della PAH che portava a ospedalizzazione, ossigenoterapia a lungo termine, inizio della terapia prostanoide IV, necessità di trapianto polmonare o settostomia atriale con palloncino o morte per qualsiasi causa.

La nuova analisi post hoc, presentata all'ATS International Conference, ha valutato l'effetto del tempo dalla diagnosi all'inizio della somministrazione di selexipag sulla base della risposta al trattamento rispetto all'endpoint primario. Al basale, i pazienti arruolati nel GRIPHON sono stati categorizzati in base al tempo dalla diagnosi al trattamento: entro 6 mesi dalla diagnosi di PAH (n = 404) o dopo 6 mesi di diagnosi (n = 752).

Rispetto al placebo, selexipag ha ridotto il rischio di morbilità e mortalità in entrambi i gruppi. La riduzione del rischio è stata del 55% tra i pazienti che hanno ricevuto il trattamento entro 6 mesi dalla diagnosi (HR = 0,45, IC al 95%: 0,33-0,63) e il 30% tra quelli che hanno ricevuto il trattamento in seguito (HR = 0,7; IC al 95%: 0,54- 0,91).

La risposta al trattamento è stata più pronunciata nei pazienti che hanno ricevuto un trattamento precedente. Questo pattern è stato osservato in tutti i sottogruppi di terapia per la PAH di fondo, secondo i ricercatori.

Ribadita l’importanza della pathway della prostaciclina
«Lo studio GRIPHON ha stabilito con fermezza l'importanza della pathway della prostaciclina nel trattamento della PAH, che, si spera, andrà a beneficio dei pazienti di tutto il mondo» ha dichiarato il coautore Richard Channick, professore di medicina e direttore del programma ‘malattia tromboembolica acuta e cronica’ presso l'UCLA Medical Center.

«Questa nuova analisi dimostra chiaramente che il trattamento precoce è cruciale se vogliamo migliorare significativamente i risultati a lungo termine in questa grave e progressiva malattia» ha specificato.

I pazienti trattati con selexipag entro 6 mesi dalla diagnosi erano più giovani e avevano più probabilità di essere nella classe funzionale II OMS, naive al trattamento e di vivere in Asia o nell'Europa orientale rispetto ai pazienti trattati successivamente, secondo lo studio.

«Questa nuova analisi rafforza i dati complessivi sull'efficacia di selexipag e fornisce prove convincenti dei benefici derivanti dall’inizio precoce del trattamento con selexipag» ha aggiunto il primo autore dello studio, Sean P. Gaine, consulente medico respiratorio e direttore dell'unità nazionale di ipertensione polmonare presso l'ospedale universitario Mater Misericordiae di Dublino.

«Questi dati» ha proseguito «si aggiungono alla crescente evidenza a sostegno dell'intensificazione precoce del trattamento, che è importante se si considera che circa un terzo dei pazienti con PAH muoiono attualmente entro 5 anni dalla diagnosi».

«Il riconoscimento precoce e il trattamento tempestivo della malattia sono fondamentali per ottenere risultati a lungo termine sostenuti».

A.Z.

Gaine SP, et al. A2502/101. Glory Days: The Latest Clinical Research in PAH. Presented at: American Thoracic Society International Conference; May 17-22, 2019; Dallas.