I pazienti in trattamento con statine prima di ricevere la diagnosi di cancro della prostata (PCa) hanno minore probabilità di decesso dovuto alla patologia neoplastica rispetto ai non utilizzatori di tali farmaci. Lo rivelano i risultati di uno studio prospettico di popolazione pubblicati su The Prostate.

In particolare l’uso di statine non appare correlato al tasso di recidiva/progressione, ma si associa a una riduzione del rischio di mortalità PCa-specifica. È questa la conclusione di un team del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle guidato da Janet L. Stanford, che ha analizzato l’associazione tra impiego di statine e cancro prostatico facendo uso del registro oncologico SEER (Seattle-Puget Sound Surveillance, Epidemiology, and End Results).

I ricercatori hanno identificato 1.001 soggetti con diagnosi di PCa posta tra il 2002 e il 2005, i quali hanno fornito informazioni sul proprio uso di statine attraverso interviste personali. I soggetti sono stati poi seguiti per più di 5 anni. Sulla popolazione esaminata, circa il 28% faceva uso di statine. Gli utilizzatori erano generalmente più anziani, con indice di massa corporea più elevato, maggiori probabilità di assumere acido acetilsalicilico e farmaci antinfiammatori non steroidei, avere una storia di diabete, minori probabilità di presentare un valore elevato di antigene prostatico-specifico (Psa).

Su 661 soggetti che hanno completato l’intervista al follow-up e 24 altri con eventi accertati mediante il registro SEER e cartelle cliniche, il 22% ha avuto una recidiva o una progressione di cancro prostatico.  A 9 anni, il rischio globale di recidiva o progressione si è attestato al 22% nel gruppo statine rispetto l 21% del gruppo non statine. Il 12% dei 1.001 pazienti è morto (a un follow-up medio di 7,6 anni), il 4% a causa del cancro della prostata. Il rischio di mortalità specifica per tale tumore si è attestata all’1% nel gruppo statine vs. il 5% del gruppo non statine ( hazard ratio corretto: 0,19). Non si sono riscontrate associazioni con altre cause di mortalità.

L’uso delle statine – ipotizzano i ricercatori - può svolgere un effetto anticarcinogenetico sulle cellule del cancro prostatico attraverso l’inibizione della sopravvivenza o della proliferazione cellulare, o altri meccanismi. “Se i risultati del nostro studio saranno confermati in altre coorti di pazienti con follow-up estesi per morti causa-specifiche” afferma Stanford “potrebbe essere giustificato un trial di intervento con statine su pazienti con cancro prostatico”.

Già nel 2012 uno studio danese condotto da Sune F. Nielsen e colleghi dell’Università di Copenhagen aveva evidenziato come l’utilizzo di statine da parte di pazienti affetti da cancro fosse associato a una riduzione della mortalità cancro-correlata. Lo studio includeva tutti i pazienti danesi con diagnosi posta tra il 1995 e il 2007, dei quali circa l’8% impiegava gli inibitori dell’HmgCoA reduttasi, e ha effettuato un confronto tra la mortalità degli utilizzatori rispetto ai non utilizzatori. In quel caso era stata osservata una riduzione di mortalità in 13 tipi di cancro, incluso quello prostatico.

Stanford ha evidenziato come nello studio attuale, rispetto alla precedente analisi danese, l’associazione tra uso di statine e riduzione di mortalità fosse più pronunciata. Forse – è l’ipotesi - la più elevata frequenza di impiego delle statine negli USA suggerisce che i pazienti coinvolti nello studio danese fossero più gravemente malati o avessero altri fattori correlati allo stato di salute. “Sfortunatamente” afferma Nielsen “i dati su potenziali elementi confondenti, quali fumo di sigaretta, indice di massa corporea e storia di screening prostatico, non sono stati riportati nello studio di Copenhagen”.


Geybels MS, Wright JL, Holt SK, Kolb S, Feng Z, Staford JL. Statin Use in Relation to Prostate Cancer Outcomes in a Population-based Patient Cohort Study. Prostate, 2013 Apr 30. [Epub ahead of print
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Nielsen SF, Nordestgaard BG, Bojesen SE. Statin use and reduced cancer-related mrtality. N Engl J Med, 2012;367(19):1792-1802
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Arturo Zenorini