L'uso delle statine è risultato associato a una riduzione del rischio di sviluppare un tumore nei pazienti sottoposti a un trapianto cardiaco in uno studio osservazionale dell’Università di Zurigo, appena pubblicato su Circulation.

Secondo quanto dichiarato dall’autore senior, Frank Ruschitzka, lo studio del suo gruppo è il primo ad aver esplorato questo tema, che è importante, perché si sa che i pazienti trapiantati hanno un rischio aumentato di sviluppare una neoplasia. "I nostri risultati suggeriscono un altro valido motivo per assicurarsi che i pazienti sottoposti a trapianto di cuore prendano una statina” ha detto il ricercatore. Infatti, questi farmaci hanno anche dimostrato di ridurre l'aterosclerosi dell’organo trapiantato e di ridurre i tassi di rigetto

Nell’introduzione del lavoro, gli autori svizzeri scrivono che il cancro è tuttora la causa principale di morte tardiva dopo un trapianto cardiaco. Anche se i regimi immunosoppressivi più recenti, come gli inibitori di mTOR e il tacrolimus, hanno migliorato la situazione, l'incidenza di neoplasie tra i trapiantati è ancora stimata intorno al 20% circa dopo 10 anni di terapia immunosoppressiva, con un rischio relativo che per alcuni tumori può essere fino a 100 volte superiore rispetto a quello della popolazione generale.

I trapiantati di cuore, poi, sono particolarmente a rischio di tumori maligni - con un rischio fino a quattro volte superiore rispetto ai trapiantati di rene - probabilmente a causa delle alte dosi di immunosoppressori utilizzate.

Allo stesso tempo, sebbene l'uso delle statine sia stato associato a una riduzione del rischio di molti tipi diversi di tumori maligni, ci sono ancora pochi dati sugli effetti di questi farmaci sul rischio di cancro nei pazienti immunodepressi. Per colmare, almeno in parte, questo gap, i ricercatori elvetici hanno cercato quindi di indagare su questo problema nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco presso l'Ospedale universitario di Zurigo.

A tale scopo, hanno esaminato i dati relativi a 255 pazienti che avevano subito un trapianto di cuore tra il 1985 e il 2007 ed erano sopravvissuti al primo anno post-trapianto. I pazienti sono stati seguiti fino al 2010 e in questo lasso di tempo a 108 di essi (il 42%) è stato diagnosticato un tumore maligno.

Le statine (principalmente simvastatina e pravastatina) erano state prese da 151 pazienti e i risultati hanno evidenziato un’associazione tra uso di questi farmaci e una riduzione dell'incidenza del cancro, che è risultata del 13% tra coloro che avevano assunto le statine contro il 34% tra chi non le aveva utilizzate dopo 8 anni, del 18% contro il 39% dopo 10 anni e del 22% contro 42% dopo 12 anni.

L'uso di statine è risultato anche associato a un miglioramento della sopravvivenza globale e di quella senza tumori nel gruppo di pazienti che aveva assunto questi ipolipemizzanti.

In precedenza, era emersa qualche preoccupazione sul fatto che le statine potessero essere in realtà essere associate a un aumento del rischio di cancro, preoccupazione alimentata dallo studio PROSPER, un trial sull’uso di pravastatina negli anziani. Dallo studio sembrava emergere un segnale di questo tipo, che tuttavia non è stato poi confermato in altri studi e metanalisi. Al contrario, ha sottolineato Ruschitzka, nella maggior parte dei lavori le statine sembrano essere associate a una riduzione del rischio di cancro.

L’autore ha detto che non ci sono certezze su quale possa essere il meccanismo alla base di quest’effetto, ma che non sembra essere correlato alla riduzione del colesterolo. Piuttosto, potrebbero essere in gioco effetti immunomodulanti. A questo proposito, Ruschitzka ha sottolineato che, oltre ai diversi studi caso-controllo che suggeriscono una riduzione del rischio di cancro con le statine, questi farmaci hanno mostrato di offrire dei benefici anche nell’artrite reumatoide.

Poiché lo studio è un'analisi retrospettiva con un lungo follow-up, potrebbero esserci stati diversi fattori confondenti e l’autore ha detto che non sarebbe stato possibile aggiustare i dati tenendo conto di tutti quanti. Ma Ruschitzka ha anche detto che, nonostante questo, l’ampiezza dell’effetto osservato gli fa credere che la riduzione del rischio associata alle statine sia reale.

In un editoriale di commento, Noel Clarke e Michael Brown, del Christie Hospital di Manchester, definiscono "impressionante" la riduzione dell’incidenza dei tumori osservata in questo studio tra chi prendeva le statine e sottolineano come la riduzione dei decessi dovuti ai tumori sembri essere maggiore nei pazienti sottoposti a un trattamento prolungato. "In assenza di un'altra spiegazione, l'evidenza che questi risultati siano attribuibili alle statine è allettante" scrivono i due editorialisti.

Clarke e Brown rilevano anche, che essendoci valide evidenze sui benefici non oncologici delle statine nei trapiantati di cuore, appare improbabile che si possa fare uno studio randomizzato per confermare i risultati di questo studio osservazionale e perciò i due esperti raccomandano di fare ulteriori analisi dei dati.

G.M. Frölich, et al. Statins and the risk of cancer after heart transplantation. Circulation 2012; DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.111.081059.
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