L'uso di oppiacei può aumentare il rischio fibrillazione atriale #AHA2018

Nei pazienti intorno ai 40 anni di età l'uso di oppioidi anche a breve termine può aumentare il rischio di sviluppare fibrillazione atriale, secondo uno studio epidemiologico su un'ampia coorte di giovani veterani americani presentato al congresso dell'American Heart Association (AHA) di Chicago.

Nei pazienti intorno ai 40 anni di età l’uso di oppioidi anche a breve termine può aumentare il rischio di sviluppare fibrillazione atriale, secondo uno studio epidemiologico su un’ampia coorte di giovani veterani americani presentato al congresso dell’American Heart Association (AHA) di Chicago.

I rischi dell'ampio uso di oppiacei si sono tradizionalmente concentrati sulla overdose, ma studi recenti hanno dimostrato che il loro utilizzo costituisce un fattore di rischio indipendente di mortalità cardiovascolare. Si ritiene che uno dei fattori che contribuiscono a questa associazione sia l’aumento del rischio di aritmie cardiache, come la fibrillazione atriale. Scopo di questa ricerca era proprio valutare questa possibilità in un'ampia coorte di giovani veterani con un basso numero di comorbidità al basale.

Uno studio su un’ampia coorte di veterani
Sulla base dei risultati di un trial clinico recente che suggeriva un collegamento tra l'uso di oppiacei e la mortalità per cause cardiovascolari, gli autori hanno approfondire la questione.

«Uno dei fattori che contribuiscono a questa associazione si pensa che sia un aumento del rischio di aritmie cardiache, come la fibrillazione atriale, a causa dei disordini respiratori che possono accompagnarsi all'abuso di oppiacei», hanno scritto l'autore principale Jonathan Stock, del Yale New Haven Hospital, Connecticut e colleghi.

Hanno valutato i dati clinici di oltre 857mila veterani con un’età media di 38 anni (87,3% uomini, 59,0% bianchi, 14,1% neri e 11,0% ispanici) e hanno esaminato i dati sulle prescrizioni di oppioidi negli anni 2014 e 2015.

«È stato dimostrato che i veterani usano gli oppioidi in quantità maggiori rispetto alla popolazione generale, probabilmente per via di un maggiore quantità di dolore muscolo-scheletrico, forse esacerbato dai traumi psicologici riportati in guerra», ha detto Stock.

«Abbiamo scelto questa particolare coorte di veterani proprio perché l'età media di 38 anni era bassa. Con l'avanzare dell'età si accumulano sempre più problemi di natura medica, che tendono a confondere le acque in questo tipo di studi epidemiologici: se avessimo analizzato questa connessione nelle persone anziane, avremmo potuto imbatterci in più variabili confondenti», ha spiegato Stock. «In questo modo, se avessimo trovato un'associazione, come poi è stato, sarebbe stata più solida di quella legata alla popolazione generale e più anziana».

Aumento del rischio di fibrillazione atriale
Lo studio ha evidenziato che 3033 dei partecipanti (0,35%) avevano ricevuto una diagnosi di fibrillazione atriale e che gli oppioidi erano stati prescritti più spesso ai veterani con fibrillazione atriale piuttosto che senza (29,2% vs 15,4%).

Inoltre, dopo l'aggiustamento per le variabili demografiche e le comorbilità legate alla salute mentale, l'uso di oppioidi di per sé rappresentava un significativo fattore di rischio per il disturbo cardiaco. Infatti, i partecipanti con una prescrizione di oppioidi avevano il 34% di probabilità in più di sviluppare la malattia rispetto a quelli senza prescrizione (p<0,001). La durata della prescrizione di oppiacei non è risultata associata in modo significativo alla prevalenza di fibrillazione atriale.

Prescrivere oppiacei solo quando necessario
In un comunicato stampa, Stock ha fatto presente che i risultati sottolineano l'importanza di prescrivere gli oppioidi solo quando veramente necessario. «L'uso di oppiacei, di per sé, deve essere preso sul serio e si dovrebbero fare sforzi non solo per ridurne l'abuso e le overdose, ma anche per garantire che vengano prescritti solo quando necessario», ha affermato.

Commentando i risultati, Mark Estes dello University of Pittsburgh Medical Center, che non è stato coinvolto nella ricerca, ha sottolineato che «un dato importante che emerge dallo studio è che l'età media dei partecipanti era di soli 38 anni e che l'associazione con la fibrillazione atriale si è verificata con l'uso di oppiacei alle normali dosi terapeutiche».

Inoltre, dato non sono state trovate associazioni tra la durata dell'utilizzo dei farmaci e lo sviluppo della patologia, ha definito questo studio “preoccupante”, dal momento che è possibile che «anche l'uso a breve termine di oppioidi aumenti il ​​rischio di malattia».

«Da un punto di vista scientifico, non si può dire che gli oppioidi siano una causa di fibrillazione atriale, tuttavia il messaggio importante per i medici è di prescrivere le minori dosi efficaci per il più breve periodo di tempo possibile, perché questi farmaci potrebbe causare un aumento del rischio di effetti collaterali cardiovascolari, compresa la fibrillazione atriale», ha concluso Estes.

Bibliografia

Stock J et al. Association of Opioid Use With Atrial Fibrillation in a Post-9/11 Veteran Population. American Heart Association (AHA) 2018: Abstract 12773.

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