Maggiore è la durata della terapia con statine, maggiore è la regressione della placca. Prova RM

Cardio

Uno studio - effettuato mediante risonanza magnetica (RM) e i cui risultati sono stati pubblicati online su Atherosclerosis - suggeriscono per la prima volta in vivo una relazione tra la durata della terapia con statine e la regressione della neovascolarizzazione della placca carotidea.

Uno studio - effettuato mediante risonanza magnetica (RM) e i cui risultati sono stati pubblicati online su Atherosclerosis - suggeriscono per la prima volta in vivo una relazione tra la durata della terapia con statine e la regressione della neovascolarizzazione della placca carotidea.

Per i ricercatori sono giustificati futuri studi longitudinali sia per confermare questi dati sia per accertare se i cambiamenti nella neovascolarizzazione della placca ateromasica possono tradursi in modificazioni del rischio di rottura della placca aterosclerotica.

Abbiamo rilevato una forte associazioni sia di una più breve durata della terapia con statine sia di livelli più elevati di lipoproteina(a) [Lp (a)] con un valore maggiore carotideo di Vp, un indicatore di derivazione RM di neovascolarizzazione della placca, spiegano gli autori, coordinati da Kevin O’Brien, dell’Università di Washington, a Seattle.

I nostri risultati – sottolineano - suggeriscono che questa tecnica di imaging è promettente per valutare il valore potenziale della neovascolarizzazione come marcatore di vulnerabilità della placca, così come i potenziali effetti delle terapie su questo fattore-chiave, sia nell’aterogenesi della placca quanto nella sua regressione.

«Nel corso degli ultimi due decenni si è registrato un interesse crescente per il modo specifico con cui le caratteristiche della placca aterosclerotica aumentano il rischio di rottura della placca stessa poi si traducono in eventi clinici cardiovascolari» ricordano i ricercatori. «Tra le caratteristiche della placca vi sono i macrofagi e la neovascolarizzazione. Studi istologici nelle arterie coronarie umane hanno documentato associazioni tra le molecole di adesione dei leucociti sull'endotelio neovascolare e il contenuto di cellule infiammatorie della placca, suggerendo che la neovascolarizzazione possa essere una delle vie principali attraverso cui i macrofagi entrano nelle placche aterosclerotiche».

«Inoltre la neovascolarizzazione è stata collegato alla vulnerabilità della placca negli esseri umani» proseguono. «Nell’insieme, questi risultati suggeriscono un ruolo importante sia per la neovascolarizzazione sia per i macrofagi nello sviluppo e nella rottura della placca».

Allo stesso tempo sono stati fatti sforzi per sviluppare metodi non invasivi, come l'imaging Rm, di visualizzare i componenti della placca associati alla vulnerabilità, aggiungono O’Brien e colleghi. A questo scopo, diversi gruppi hanno dedicato uno sforzo consistente per sviluppare tecniche in grado di quantificare la neovascolarizzazione della placca e i macrofagi. «In particolare» specificano «la Rm preoperatoria, dinamica, con mezzo di contrasto (DCE-MRI) delle arterie carotidi è stata validata mediante immunoistochimica post-operatoria eseguita su campioni umani di endoarteriectomia carotidea».

«Questi studi hanno riscontrato forti correlazioni tra i marker derivati dalla DCE-MRI di neovascolarizzazione delle placche carotidee (volume frazionale di sangue frazionale, Vp) e macrofagi (costante di trasferimento, Ktrans)» chiariscono i ricercatori.

La terapia con statine è associata a un ridotto rischio di eventi cardiovascolari e, in modelli animali, riduce i macrofagi la neovascolarizzazione della placca. «Così» riprendono gli autori «abbiamo ipotizzato che la durata pregressa della terapia con statine, così come altre variabili di base, potrebbero essere associati con i valori di Vp e/o Ktrans misurati al basale (cioè prima della randomizzazione) in un sottostudio del trial AIM-HIGH (Atherothrombosis Intervention in Metabolic Syndrome with Low HDL/High Triglycerides and Impact on Global Health Outcomes). Le analisi sono state limitate a quei partecipanti che erano in trattamento con statine al basale.

Dal sottostudio dell’AIM-HIGJ sono stati studiati 98 soggetti sottoposti DCE-MRI delle carotidi. Refertatori esperti, non a conoscenza di tutte le variabili cliniche, hanno analizzato le immagini RM per misurare il Vp carotideo in tutti i partecipanti. Sono state quindi analizzate le associazioni tra Vp e la durata della terapia con statine e altri fattori clinici di rischio clinici.

Il pregresso trattamento con statine, al momento dell'arruolamento, variava da <1 anno (21%), tra 1 e 5 anni (40%) e > 5 anni (39%). All'analisi univariata, una più breve durata della terapia con statine (P = 0,01), la presenza di sindrome metabolica (P = 0,02), un più elevato indice di massa corporea (P = 0,01) e maggiori livelli di Lp(a) (P = 0,01) sono stati tutti significativamente associati a valori basali elevati di Vp. All' analisi multivariata, sono rimaste significative le associazioni tra più breve durata della terapia con statine (P = 0,004) e lipoproteina(a) (P = 0,04).

«Questo studio dimostra che i marcatori DCE-MRI neovascolarizzazione e infiammazione delle placche carotidee possono essere rilevati in modo affidabile e quantificati in uno studio clinico multicentrico» commentano gli autori. «Fatto ancora più importante, identifica i potenziali legami tra specifici fattori clinici e l'estensione della neovascolarizzazione della placca carotidea rappresentata dal Vp».

In particolare – aggiungono - lo studio rileva che, nei pazienti con malattia cardiovascolare accertata, da un lato i livelli più elevati di Lp(a) sono positivamente associati a una più ampia neovascolarizzazione, dall’altro la durata della terapia con statine è associata a minore neovascolarizzazione.

«Tuttavia, se si modificano le condizioni (per esempio, con una marcata riduzione dei lipidi plasmatici) per facilitare la regressione della placca aterosclerotica, la neovascolarizzazione probabilmente serve anche come un percorso attraverso il quale i macrofagi possono rimuovere il colesterolo e altri detriti dalle placche» chiariscono i ricercatori. «Pertanto, la capacità di monitorare i cambiamenti indotti dalla terapia nella neovascolarizzazione della placca può rappresentare un nuovo punto di vista per monitorare i cambiamenti di terapia indotti nella biologia della placca».

«È importante sottolineare che anche se questi studi sono stati condotti nel contesto del più ampio processo AIM-HIGH, sono stati ottenuti molto precocemente nel trial, entro tre mesi dalla randomizzazione, sia per statina sia per statine più niacina a rilascio prolungato Pertanto, è improbabile che la terapia specifica del trial abbia modificato gli outcome principali» affermano O’Brien e colleghi. Inoltre «poiché il trial AIM-HIGH è stato effettuato in pazienti con malattie cardiovascolari documentate, i tassi di base del trattamento con statine nei partecipanti allo studio è stato molto alto. Inoltre, il livello medio di colesterolo-LDL in questa popolazione era solo di 72 mg/dL e la pressione arteriosa era ben controllata».

«Per questo» affermano «il processo ha fornito un'eccellente occasione per esaminare i potenziali rapporti tra un certo numero di variabili cliniche, demografiche e di laboratorio con parametri DCE-MRI nelle placche carotidee di pazienti con malattia cardiovascolare accertata e trattati secondo gli attuali standard di riduzione dei rischi».

In sintesi, i punti-chiave di questo studio sono stati i seguenti:
- la Vp della placca carotidea è un maker basato sull’imaging RM di densità di neovascolarizzazione, precedentemente validato istologicamente;
- la Vp è stata misurata in 98 soggetti con malattia cardiovascolare verificata;
- la maggiore Intera durata della terapia con statine è risultata associata a un più basso valore di Vp;
- livelli di lipoproteine di Lp(a) sono risultati associati in modo indipendente con un più elevato valore di Vp.

O’Brien K, Hippe DS, Chen H, et al. Longer duration of statin therapy is associated with decreased carotid plaque vascularity by magnetic resonance imaging. Atherosclerosis, 2015 Nov 30. [Epub ahead of print]
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